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Generazione (A)

Rifugiati Patentati

| mercoledì 20 febbraio 2013

PonteGaleria

Immagina di chiamarti Aziz o Amina e essere nato in Pakistan o in Somalia.
Immagina di dover scappare dal tuo paese in guerra, magari dopo esserti fatto carcere, torture o
aver visto uccidere o sparire parte della tua famiglia.
Dopo un viaggio a dir poco pittoresco, sbarchi in Italia. Se riesci a non essere respinto alle
frontiere dalle flotte europee, ovviamente.
Arrivato in Italia, come benvenuto, vieni rinchiuso in un CIE o, se sei poco più fortunato e sai
come muoverti, in un CARA (centro accoglienza richiedenti asilo), dal quale, se sei sempre più
fortunato, puoi fare richiesta per avere lo status di rifugiato politico e l’asilo.
A questo punto inizia una lunga, lunghissima trafila burocratica fatta di: moduli, dichiarazioni,
testimonianze scritte e orali, raccomandate, procedure, che, se non hai qualcuno di italiano che ti
aiuta, saranno molto difficilmente praticabili per te.
Bene! Ora non ti resta che aspettare un numero imprecisato e variabile di giorni o settimane, per
avere la tua risposta. Se ti è andata bene, benvenuto in Italia!!!!!!

Per prima cosa ti cerchi un lavoro: come fare? Come presentarti ai colloqui, se non parli bene
italiano? Come destreggiarti tra gli annunci, le ricerche e l’invio dei CV? E se per fare alcuni lavori
dovesse essere necessaria la patente?

Chi di noi sarebbe in grado di rispondere ai test di guida in un’altra lingua? Sapremmo
interpretare facilmente termini come sdrucciolevole, carreggiata, anabbaglianti in una lingua
che non padroneggiamo? La difficoltà a superare i test, unita ai costi – per molti proibitivi –
per frequentare la scuola guida e sostenere gli esami, costituisce un ostacolo per i rifugiati e
richiedenti asilo che cercano di crearsi una vita stabile nel nostro paese.

Il possesso della patente di guida, infatti, è una notevole opportunità, essendo richiesta dalla
maggior parte delle offerte di lavoro, ma di difficile realizzazione. È per questo che PRIME Italia, un’organizzazione nata a Roma nel 2009, fornisce supporto ai
rifugiati politici alla ricerca di un lavoro, anche attraverso un aiuto per il conseguimento della
patente.
I volontari accompagnano gli studenti nella comprensione della teoria e nella preparazione al
test e l’associazione li aiuta a sostenere i costi della scuola guida e degli esami. Un’iniziativa che a
Roma ha coinvolto circa 250 partecipanti e permesso il conseguimento di 35 patenti in tre anni.

Il successo di questa attività nella Capitale ha spinto i volontari di PRIME Italia a promuoverla
anche a Milano, dove è stata di recente attivata una sede dell’associazione e dove è stato avviato a
gennaio un primo corso pilota.
Al momento il corso è frequentato da quattro rifugiati provenienti da Eritrea, Somalia e Senegal,
mentre si stanno già raccogliendo adesioni di volontari e “studenti” per i prossimi cicli formativi.

Se qualcuno fosse interessato a dare una mano a questo progetto, può scrivere una mail a
milano@prime-italia.org.

Intanto si avvicina il 28 febbraio, quando scadrà la proroga della cosiddetta “emergenza nordafrica”, il governo smetterà di pagare le strutture che oggi ospitano i profughi arrivati due anni fa principalmente da Libia e Tunisia. Dopo essere rimasti parcheggiati due anni in alberghi o strutture del terzo settore, senza possibilità di fare nulla (corsi di lingue, lavoro…), dal primo marzo non avranno più neanche un tetto sotto cui dormire.
Il ministero dell’Interno ha emesso una circolare intrinsa di cattiveria. Dice che la Questura può rilasciare un “titolo di viaggio” a chi ha ottenuto un permesso per motivi umanitari e non può avere un passaporto dalle autorità del suo Paese, dopo aver verificato che non rappresenta un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Questo documento gli permetterà di spostarsi anche in altri Paesi europei dell’area Schengen, ma solo per tre mesi e senza la possibilità di lavorare legalmente.
A loro il Governo darà 500 euro e una pacca sulle spalle: “scusate, vi abbiamo tenuto in gabbia due anni, ora però avete un titolo di viaggio che non serve a un cazzo e 500 euro in tasca”.

by Giulia Rivoli