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RICETTAMILANO? INDIGESTA: FINTO-NAVIGLI IN BVEVA-DEVASTO IN PERIFERIA.

Stefano Mansi | lunedì 25 giugno 2018

Oltre ai fotomontaggi, al di là dei paroloni dell’architetto Boatti (a capo del progetto vie d’acqua 2.0) e degli altri archistar con attico in centro, più in là dei tanti professorini che filosofeggiano sui benefici della costruzione dei canali nel centro cittadino (Brera, Vetra, Darsena e Policlinico) resteranno per sempre sul groppo dei cittadini (e delle spese fisse a bilancio) i costi di manutenzione, cioè un botto di nuove tasse, aumenti di rette, di aliquote: di un aumento secco del costo della vita a Milano grazie all’aumento di tutte le leve fiscali in mano al Comune. Sull’analisi dei costi firmata dall’architetto Giuseppina Sordi (ex direttore Urbanistica) su tariffe del 2017 (quindi già aumentate oggi e chissà nel 2022 quando il primo tratto sarà aperto) la gestione-pulizia dell’alveo costerà € 413.380,00 l’anno (il resto moneta), la manutenzione del sistema monitoraggio e telecontrollo € 84.400,00 l’anno, i costi di smaltimento dei rifiuti/alghe/ materiali vari € 245.000,00 per un totale annuo € 742.780. Una cifra monstre, con mascroscopiche sottostime ed errori (84.000 euro per il monitoraggio e videocontrollo sono un miraggio, li spendono 20 condomini con videosorveglianza) che aggiunge difficoltà a carenze, costi fissi a un bilancio già claudicante. Chi farà i controlli per conto del Comune? Quanti altri appalti/personale/uffici saranno necessari a gestire i canali e le opere accessorie? Già oggi il Comune ha un patrimonio immobiliare a scatafascio, decine di edifici degradati, esegue manutenzioni di asili e scuole col contagocce, diversi parchi risentono di scarsa cura, decine di aree ed edifici di proprietà comunale (Cabella e Ex Scuola di via Adriano, per esempio) sono abbandonati e generano insicurezza, sporcizia, rabbia. Mostri che tutti dicono di combattere a parole, salvo amplificarne gli effetti con investimenti faraonici ad uso e interesse esclusivo delle elites economiche e culturali che questa volta (guarda caso) si dicono favorevoli ad un enorme investimento pubblico. Situazioni difficili, purtroppo comuni nelle sterminate periferie milanesi, che provocando rabbia tra il popolino ne amplificano la rabbia con gli esiti che tutti abbiamo sotto gli occhi. Generando quel risentimento di cui tutti parlano e scrivono, scambiandolo per populismo, razzismo, invidia sociale, fascismo, senza riuscire a capire da cosa sia generato. Bambini costretti a giocare a pochi metri da dove razzolano topi (come all’asilo di via Bigatti, quartiere Adriano) o a fianco di strutture usate come dormitori da disperati (come in via Cabella 42, Baggio), bisogni e richieste di servizi sociali, di pulizia, di attenzione eluse perchè…mancano le risorse mentre  cittadini qualunque vedranno sprecati 150 milioni (esclusi extracosti, interessi per mutui, imprevisti, aumenti dei costi dalla data di analisi e quella effettiva) dichiarati per i 5 tratti di canale, compreso l’unico semiperiferico tra Cassina de Pomm e via Cagliero. Con 150 milioni di euro si rimette a nuovo tutto il sistema educativo del Comune, scuole, impianti sportivi, asili, spesso ubicati in periferia: il futuro di Milano. Cittadino avvisato, mezzo salvato.