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Ri-Maflow: la fabbrica riconvertita e autogestita compie un anno – FESTA il 1° marzo

| martedì 18 febbraio 2014

rimaflowgraff

di Gigi Malabarba

Dopo mesi di presidio ai cancelli della Maflow di Trezzano sul Naviglio, dove tra il 2010 e il 2012 sono stati licenziati 330 lavoratori e lavoratrici fino alla definitiva chiusura, abbiamo occupato la fabbrica e iniziato una nuova attività produttiva in autogestione.
Il 1° marzo 2013 ci siamo formalmente costituiti nella cooperativa Rimaflow, la Rinascita della Maflow, con un primo gruppo di una ventina di operai e operaie.

Noi combattiamo l’idea delle cooperative utilizzate dalle aziende per dividere i lavoratori, ottenere appalti al ribasso e supersfruttare i dipendenti. Ci ispiriamo, al contrario, ai principi delle storiche società operaie di mutuo soccorso dell’800, nate agli albori del movimento operaio: solidarietà, uguaglianza, autogestione.

Vogliamo dimostrare che è possibile riappropriarci di ciò che è nostro, i capannoni e gli strumenti di lavoro, per ridare vita a un’attività produttiva senza padroni, affrontando in modo nuovo il dramma della disoccupazione e della mancanza di reddito. E di dignità: tenetevi la carità!

Chi ha portato al dissesto finanziario nel 2009 la Maflow SpA con un ricco pacchetto di ordinativi Bmw; chi ha poi chiuso nel 2012 la Maflow Brs portando quelle produzioni in Polonia; chi – come Unicredit – pensa tradizionalmente di speculare su un’area di 30mila metri quadri (di cui 14mila coperti), lasciando per anni capannoni abbandonati non può accampare diritti: la fabbrica è di chi ci ha lavorato e la vuole rimettere in funzione. Si chiama risarcimento sociale, entrerà nel diritto.

Sono le fabricas recuperadas argentine, figlie dell’attuale crisi, ad averci dimostrato da ormai oltre dieci anni, e anche altre esperienze di autogestione in Grecia e Spagna, che è possibile costruire un modello economico-sociale alternativo a quello che sta crollando sotto i nostri occhi.

In fondo, negli anni della ricostruzione post-bellica in Italia esempi simili sono stati l’occupazione delle terre dei latifondisti e i cosiddetti ‘scioperi alla rovescia’, ossia la realizzazione di attività legate ai bisogni sociali insoddisfatti, rivendicandone il pagamento dalle istituzioni col sostegno dei cittadini interessati.

Oggi la sfida dell’alternativa si gioca sulla riconversione verso produzioni ecologicamente sostenibili ed eticamente responsabili: il riutilizzo-riciclo a km zero di materiali di scarto – elettrici ed elettronici in particolare – è una necessità della società, è una fonte di reddito e vogliamo essere messi nelle condizioni di avviare un’attività stabile per noi ora e per tutti coloro che ne hanno bisogno in prospettiva. Oggi ci siamo fatti il nostro ‘business plan’ ecosostenibile in collaborazione con l’Afol della Provincia di Milano e alcuni giovani studenti e docenti universitari.

Per questo nello spazio gestito dall’Associazione ‘Occupy Maflow’, stiamo sviluppando anche iniziative di promozione di consumo critico sul territorio, attraverso il Gruppo di acquisto solidale ‘Fuorimercato’ con produttori di prossimità e con l’Associazione dei produttori calabresi SoS Rosarno, che combatte caporali e ‘ndrangheta, difendendo l’ambiente e i diritti dei lavoratori italiani e migranti. E anche momenti di riflessione come quello con il ‘Forum per una nuova finanza pubblica e sociale’ per orientare il credito verso produzioni autogestite. Vogliamo essere anche uno spazio di ‘accoglienza’ per gli svantaggiati e anche per chi è più sfruttato di noi, come gli immigrati. I penultimi che aiutano gli ultimi, contro l’egoismo dei ‘primi’: sono sei attualmente i migranti che vivono e lavorano con noi, in accordo con la Caritas di Trezzano.

Funziona poi un Mercatino dell’usato coperto con circa 70 espositori permanenti, nella quasi totalità disoccupati/e o pensionati al minimo, aperto tutti i sabati e le domeniche dalle 9 alle 17 e sono organizzati ogni settimana eventi culturali (musica, teatro, corsi,…) che stanno coinvolgendo il territorio intorno a Rimaflow, nell’ottica della fabbrica aperta e accogliente: l’esatto contrario della fabbrica tradizionale inquinante e respingente, anche quando viene dismessa. A nostre spese stiamo curando la bonifica della falda acquifera e abbiamo elaborato un progetto per la rimozione dell’amianto e l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni.

Ci sono le condizioni anche in Italia per dar vita a un Movimento dal basso per il Lavoro, il Reddito e la Dignità che unisca lavoratrici e lavoratori espulsi dalla produzione, precari, disoccupati e studenti senza futuro, moltiplicando esperienze come la nostra. La leva da cui partire è il periodo di vigenza degli ammortizzatori sociali, da utilizzare non per aspettare che un padrone ti chiami (e, quelle rare volte che succede, sempre con meno diritti e con salari da miseria), ma per passare al contrattacco: occorre spezzare in un punto la dinamica di sconfitta in atto e ridare una prospettiva. Oltre la sacrosanta difesa sindacale del posto di lavoro che si occupa e oltre la rivendicazione politica, altrettanto giusta, del diritto al lavoro e al reddito. Mettiamo in pratica questi obiettivi. Il tempo è ora.

Le ‘parole’ del nostro progetto le abbiamo affisse da mesi sulla facciata della fabbrica:
Lavoro, Diritti, Autogestione.. per sperimentare una fabbrica senza padroni, dove tutti percepiscono lo stesso salario e dove si attua una rotazione degli incarichi; ‘Le nostre vite valgono più dei loro profitti’: lo ereditiamo dalle nostre vertenze ed è un concetto oggi ancor più valido di ieri.

E poi ‘R’ come:
Rimaflow, Rinascita della Maflow, la nostra cooperativa
Recupero, Riutilizzo, Riciclo a km zero: per dire no alla società degli sprechi
Riappropriazione: per riprenderci ciò che è nostro
Reddito: perché la società deve garantire a tutti e tutte il diritto a un’esistenza dignitosa
Rivolta il debito: perché il debito non l’abbiamo prodotto noi, noi siamo in credito, sono altri che devono pagare, basta con l’austerità
Rivoluzione: perché il nostro progetto è già una rivoluzione!

Occupy Maflow, come ad Atene, a Madrid, a Londra, a New York e in tutto il mondo, per dire basta allo strapotere della finanza, per dire sì al Lavoro, al Reddito e alla Dignità.

Sabato 1° marzo grande festa del primo anniversario dell’occupazione:
-dalle ore 10 concorso fotografico con giuria professionale
-alle ore 16 “La Mafia a Milano: ri-legalizziamoci!” con Ester Castano, giornalista vincitrice dei premi antimafia “Giuseppe Fava” e “Giuseppe Francese” e con Andrea Papoff di SoS Fornace, che presenterà una ricerca sugli appalti di Expo 2015
-in contemporanea festa-laboratorio per bambini
-apericena e concerto con vari gruppi fino a mezzanotte

Per l’occasione tutte le attività della Cittadella dell’Altraeconomia saranno visitabili.


www.rimaflow.it

www.fuorimercato.com