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Renueva tu Imaginario Pornográfico

by Rosario Gallardo | martedì 13 settembre 2016

Tra il 28 Novembre e il 3 Dicembre si svolgerà l’ottava edizione della Muestra Marrana, festival di cinema post-porno. La open call scade il 25 settembre. Avete il vostro film porno da mandare? Potreste scoprire che il vostro film è post-porno!
Chiedendo a Diana J. Torres: “A film, to be considered postporn must represent our sexuality in a way that is not similar to the way mainstream porn do. This is really a wide definition of postporn. The films we, as Muestra Marrana, considerate as postporn have also to have some relation with sexual dissidence and feminism in some way. These are the main characteristics we use to select the films, their relation with politics.
This year we move the festival to Ecuador because our plan is to make the festival travel in Latin America. Last year was in Mexico and probably next will be in Colombia. We are very interested on the proposals that come from here.”
Il resto sulla Muestra Marrana è al http://muestramarrana.org/

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Narrare se stessi, piacere, timori, inclinazioni e sessualità in maniera esplicita, e quindi pornografica, significa colmare un vuoto scavato profondamente nell’identità umana.
Raccontarsi pornograficamente è uno strumento di auto analisi, di auto determinazione e di ricerca sul campo. Un campo che va dall’identità sessuale del singolo alla struttura sociale dei gruppi e agli schemi di potere. Mostrare se stessi senza amputazioni, cercarsi attraverso il formalismo del linguaggio visivo, intellettualizzare e diffondere la propria qualità libidica, sono pratiche in grado di alterare i confini delle nostre gabbie concettuali. Non si tratta solo di dare voce alla molteplicità delle identità sessuali e delle pratiche meno convenzionali, ma è la de-latentizzazione del senso politico del sesso. Volenti o nolenti, la correlazione tra ciò che è nelle nostre teste e ciò che avviene tra le nostre cosce è un fatto: Adamo, dopo aver mangiato il frutto della conoscenza, si sente nudo agli occhi del suo signore. Non serve mettere la testa sotto la sabbia e fare finta che il mondo era meglio quando tutto restava nelle camere da letto, senza fotocamere digitali. Anche perché, da che si ha memoria, il sesso è stato un argomento raccontato coi mezzi più all’avanguardia e Pompei ancora fa la sua bella porca figura.
Innanzi tutto farai di te la tua ispirazione erotica, ti farai simulacro e specchio attraverso cui incontrare demoni e meraviglie. Uscire dal ruolo di spettatori in cui veniamo relegati è il primo passo. Puntarsi la telecamera addosso e guardare la propria immagine nello schermo. Nessuno può pensare che costruirsi una percezione di sé, e perfino un’autostima, in un settore dell’identità consacrato alla vergogna e alla colpa travestite da oscurante quotidiana astinente trascuratezza, non comporti delle fatiche. La rivoluzione comporta qualche scomodità, come cambiare il proprio sistema di valori e tirarsi fuori dall’oblio. Sesso e coscienza politica: è una sensibilità che le “donne”, intese come ruolo sociale del femminile, conoscono molto bene. Noi sappiamo bene quanto è importante gestire la fica, siamo come vigili urbani sul territorio amministrato da leggi imposte dall’esterno. Leggi che abbiamo fatto nostre, per amministrare un patrimonio in cui la nostra carne è lottizzata. Siamo come agenti in divisa a controllo di noi stesse, del centimetro di carne che mostriamo, come fosse venduta al chilo. Eppure siamo sempre noi a percepire a pieno il peso politico di una minigonna e la sua stretta correlazione alle leggi sul divorzio o tra la libertà sessuale e il rispetto dell’infanzia. Così come facciamo fatica a disporre della nostra volontà, tempo e creatività in virtù del nostro piacere, tanto ci viene spontaneo prodigarci in imprese educative sul nostro prossimo. In fondo siamo così spesso perse sui confini tra l’essere oggetto o soggetto, tra l’essere o l’impiegarsi per altri o altro, che riflettere in termini pornografici può davvero essere la nostra ultima possibilità di ricerca e d’espressione extraretorica. Incentivare l’arrapamento propone già di per se una visioni sui rapporti tra le persone così come tra noi e i nostri bisogni. La narrazione della sessualità è la riappropriazione di un ambito di se stessi profondo e cruciale. Soprattutto nell’educazione femminile viene insegnato che far arrapare è peccato, è disdicevole e sconveniente! Si tratta di precludere un libero confronto su alcuni ambiti esistenziali e della consequente imposizione di un regime di coscienza. Ora immaginate se fare arrapare fosse come cantare, immaginate se fosse disdicevole quel tipo di arrapamento che viene a chi apprezza la musica e il canto. Immaginate un mondo dove solo la banda comunale e alcuni enti di produzione, grossi e conformi a forti regole di mercato, si accollino il diritto di fare la musica per il consumatore. Nessun musicista indipendente, salvo quelli che proprio non ne possono fare a meno… ecco… In realtà il mio esempio non è strampalato. Qualche tempo fa nell’opera lirica i ruoli femminili erano degli eunuchi! E comunque gli attori venivano seppelliti in terra sconsacrata! Sconsacratevi da voi stessi il culo e mostratecelo!