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Relazioni Erotiche

by Rosario Gallardo | martedì 3 febbraio 2015

Bruno Marrapodi – Mater Familias. 2015, acrilico su tela.

Sprezzanti di qualunque dicotomia tra arte e pornografia, delle questioni morali travestite da connaturate verità e questioni filosofico-concettuali la cui sola linea editoriale è la pippa mentale, noi vorremmo aprirci uno spazio, a colpi di natiche, dove poter conversare su cosa sia la pornografia. Conversare potrebbe aiutarci a vedere alcune tra le evidenze occulte, gli spunti ludici e i piaceri che un argomento carnale come la pornografia può offrirci. L’idea è quella di un salotto nel quale voi potrete portare i vostri dubbi e paure oltre che le (sacrosante) morbosità del caso; dal canto nostro offriamo tutto ciò che la nostra esperienza nella pornoestetica ci ha donato, le nostre convinzioni esistenziali e il nostro senso del sacro. Chi ci conosce sa che abbiamo una nostra idea sulla pornografia intesa come strumento estetico, e quindi esistenziale, nonché politico. Ci siamo dati la possibilità di argomentare un nuovo punto di vista sul macro tema della pornografia e insieme, di seguito guarderemo una selezione di scorci nel porno così come lo vediamo noi.
Tutto ciò venerdì 13 febbraio alle 20.00 nel cinemacello di Macao, viale Molise 68 Milano.
Il giorno dopo proponiamo un’esperienza “Lomantica”, meglio del massaggio cinese: il Laboratorio sulle relazioni erotiche. Può la pornografia essere uno strumento dell’amore? Non gireremo un porno, ma di sicuro ne useremo le virtù simboliche. So che proporre un laboratorio per coppie è una limitazione forte. Già, in generale a tutti piace di più stare a guardare piuttosto che fare qualcosa. Figuriamoci poi se nell’invito c’è la  necessità di presentarsi con un compagno con cui poter condividere qualcosa di tanto “imbarazzante” quanto l’erotismo, il desiderio o il desiderio di piacere. Poter dire a un amico o alla moglie che si vorrebbe fare assieme un laboratorio erotico è già il primo grande gesto che nel laboratorio si propone. Il secondo è sentire quanto fa bene un po’ di panico. Qualcuno mi ha chiesto se faremo un’orgia: no, non sarà un’orgia, nessuno di voi ha gli strumenti per fare davvero un’orgia, verrebbe fuori uno scannatoio, e non è una cosa che ci interessa al momento. Piuttosto di un’occasione per trombare in collettiva, che per quello ci sono già i club privé e non serve mica che venite da noi, è un’occasione di conoscenza di se stessi e dell’altro.
Ecco come nasce questo progetto. Come al solito tutto nasce da dove sono nata io, la mia mamma e il mio papà si amavano tantissimo, quello credo anche adesso, ma da quando nacqui io si sono sentiti meno liberi di arraparsi come gli pareva. Sia lui che lei erano così presi dal fare i genitori che avrebbero voluto avere che hanno iniziato ad aspettarsi l’uno dall’altro d’essere salvati. E questo è un bene. Ma in tutta quell’iconografia genitoriale il pene e la vagina furono crocifissi in nome di tante giuste richieste d’affetto senza cazzo.  Ricordo con precisione quando, verso i quattro anni, anche le sobrie effusioni sul divano lasciarono il posto alle sempre più numerose incomprensioni. Lì dove la carne gli avrebbe dato terreno per trovarsi, loro si sono persi in fiumi di parole. La mia infanzia fatta di accoglienza man mano è stata inaridita dalla loro reciproca astinenza. Ho letto nei loro litigi la sublimazione di ogni richiesta erotica che la loro cultura li costringeva a non avanzare. Oggi sono ancora lì, come adolescenti che non sanno quando è il momento di scopare, che ancora non si concedono di affrontare le loro istanze interiori sull’unico vero campo d’azione che può cambiare il loro stato d’animo e psichico: nella dinamica erotica. Ho sfidato la buon costume, il buon gusto, le buone maniere e perfino il buon senso per salvare i miei genitori. Sono una bambina che ha visto una cosa e non può certo tenerla per se. E io ci provo, cazzo. Sono certa che certe modalità di azione sono trasmissibili, o almeno si può provare a lasciarle intravedere. Chi sa che qualche bambina di quattro anni, a casa, non si giovi del veder tornare i genitori che si guardano come stelle di fuoco, in un’unione solida così come solo la carne può esserlo.
Io lo avrei gradito.

 

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