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Recensioni di "On the Brinks" e "I Dolori del Giovane Paz"

by Pablito el Drito | lunedì 18 luglio 2016

Sam Millar, “On the brinks. Memorie di un irriducibile irlandese”, Milieu edizioni

Sam Millar, grazie al successo della saga del detective Karl Kane, è uno dei più famosi scrittori di crime a livello internazionale.
Ma il libro tradotto da Milieu non è fiction e non appartiene a questa serie: è un autobiografia della movimentatissima vita dello stesso Millar.
Giovane militante dell’Ira, viene incarcerato per la prima volta da minorenne, ben presto viene riacciuffato dalla polizia e seppellito per otto anni nel carcere di Long Kash, una delle prigioni più dure al mondo.
Una buona metà del libro racconta la vita da prigioniero politico: le botte, le torture, le rivolte, le proteste, gli scioperi della fame, durante uno dei quali ben dieci prigionieri, tra cui Bobby Sands, si lasciarono morire.
L’altra metà del libro racconta le vicende successive alla sua scarcerazione: la vita da immigrato illegale negli USA, la sua nuova identità di croupier prima e di manager di casinò poi, nella New York degli anni ottanta.
Ma la cosa non finisce qui: Millar è una testa calda,uno che non si accontenta, perciò tenta il colpaccio della vita, quello che possa sistemare lui e la sua famiglia una volta per tutte, realizzando una delle rapine meglio studiate del decennio.
“On the brinks” è un libro che non da tregua, che ti aggancia e ti obbliga ad arrivare fino all’ultima pagina d’un fiato. Puzza di strada, di sangue, di vita vissuta.

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Roberto Farina, “I dolori del giovane Paz”, Milieu edizioni

Di Roberto Farina ho già avuto modo di gustare le due brillanti biografie di Giandante X e di Flavio Costantini, artisti militanti che hanno segnato il novecento.
“I dolori del giovane Paz”- uscito qualche anno fa per Coniglio editore viene ripubblicato – riscritto e aggiornato – da Milieu.
Si tratta di un tentativo di Farina di ricostruire la figura di Andrea Pazienza tramite le memorie di amici, colleghi, conoscenti.
Il metodo è semplice: l’autore incontra personaggi più o meno conosciuti (tra gli altri Bifo, Claudio Lolli, Staino, Vecchioni, Scozzari, Sparagna, Freak Antoni, Vincino) e raccoglie le loro testimonianze.
I discorsi partono dalla figura di Andrea, amico, collega, artista, per toccare tutto ciò che gli stava intorno: Bologna, Roma, il movimento, la scena del fumetto, la sperimentazione nelle arti e nella vita di tutti i giorni, e, last but not least, la droga, che fotterà molte dei giovani di belle speranze della generazione di Paz.
La tecnica che Farina usa è simile a quella del gonzo journalism.
L’autore ci immerge, in soggettiva, nell’incontro con l’intervistato: due righe per inquadrare l’interlocutore, le circostanze dell’incontro, dando ampio spazio alle proprie impressioni, senza filtro.
Poi viene il racconto, la testimonianza dell’intervistato, uno dei tasselli che dovrebbe aiutarci ad entrare nel mondo di Andrea Pazienza: un universo lontano (sono passati trent’anni dalla sua morte) eppure vicino (il suo fumetto, soprattutto gli ultimi lavori, ha anticipato molti elementi del mondo che ci circonda).
“I dolori del giovane Paz” è un libro fondamentale per chi ama Pazienza, ma anche importate per chi vuole cercare di capire quello che è stato il “passaggio” della fine degli anni settanta: dall’esplosione dell’immaginazione e del desiderio, fino alla normalizzazione e/o all’autodistruzione di una generazione.

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Pablito c/o Agenzia X
via Ripamonti 13