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R.I.P. Amica Paola

| lunedì 21 luglio 2014

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Il ricordo di Paola Negri (née Meo) di Cristina Morini, dal manifesto

Ricordi. Per tutti, a Milano, era la Paola. Docente, militante di base con una vita intensa e difficile alle spalle. Ma sempre pronta a discutere, con la passione che la faceva amare dai molti giovani attivisti che la conoscevano
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Por­tava sem­pre il dolce, Paola. Arri­vava prima delle altre e si sedeva in cucina, a fumare l’ennesima, imman­ca­bile, siga­retta. Tutta la Milano anta­go­ni­sta la cono­sceva, lei era «la» Paola, come si dice al nord ma que­sto signi­fi­cava anche che era incon­fon­di­bile. Paola Meo se ne è andata ieri e adesso nella testa si affol­lano i ricordi di lei e non è facile.

Tanti foto­grammi di una donna bella fino all’ultimo, forte e appas­sio­nata che non man­cava mai a un pre­si­dio, a una mani­fe­sta­zione, a un’assemblea, a un’occupazione. Vicina al cen­tro sociale Con­chetta di Primo Moroni, al Leon­ca­vallo dei primi tempi e a Casa Loca poi, in realtà li ha attra­ver­sati tutti gli spazi sociali di que­sta città che era diven­tata la sua più di quarant’anni fa.

Por­tava con sé in que­sti luo­ghi uno sguardo acuto e iro­nico, segnato da una vita intesa, densa di vicende e di per­so­naggi a par­tire da un marito ingom­brante, Toni Negri, tene­ra­mente amato per tanti anni pur den­tro le com­pli­canze della vita, con il quale ha con­di­viso un pezzo della sto­ria ita­liana. Più che verso il mileu intel­let­tuale che pure ha lun­ga­mente fre­quen­tato, lo stile di Paola, nono­stante le ori­gini da bor­ghese vene­ziana, sem­pre char­mant, pun­tava alla prassi, al fare, all’agire. Così cor­reva sem­pre da una parte all’altra e soste­neva «solo tra i com­pa­gni e le com­pa­gne mi sento bene».

La mili­tanza come cura, anche, come anti­doto alla tri­stezza e alle malin­co­nia che ogni tanto ti pren­dono den­tro l’esistenza che ti trita, la città che cam­bia, i punti di rife­ri­mento che crol­lano e i rischi della soli­tu­dine. E un pen­siero sem­pre cri­stal­lino, gene­roso e radi­cale anche negli ambiti del movi­mento delle donne, nelle nostre cene tra ami­che che sono state occa­sioni non comuni di rifles­sione, discus­sione poli­tica e scrit­tura collettiva.

Ci con­se­gnò un libro di Fanon, una sera, invi­tan­doci a leg­gere le parti dedi­cate al ruolo delle donne alge­rine nella rivo­lu­zione. Sapeva, Paola, che non è sem­plice essere una donna impe­gnata in poli­tica, come lei è stata per una vita intera, per­ché la quo­ti­dia­nità ti inse­gue e spesso ti schiac­cia. Ma ci ha inse­gnato, attra­verso la sua diretta espe­rienza, che, altret­tanto spesso, le donne hanno la capa­cità di con­durre una lotta che oggi si direbbe «bio­po­li­tica»: com­bat­tere con tutto il cuore e l’intelligenza, fino a che il fiato non ti manca, per un mondo migliore, cre­scere e amare due figli, Anna e Fran­ce­sco, stu­diare, lavo­rare come inse­gnante alle 150 Ore. Essere nor­male eppure, pro­prio per que­sto, straor­di­na­ria­mente spe­ciale. Ciao, Paola.

il commiato di Mao Sartori
“Paola, ne abbiamo passate di cotte e di crude insieme, in quei 10 anni e più in cui abbiamo lottato fianco a fianco (al Leo e in Casaloca) e anche se negli ultimi anni ci siamo allontanati e persi di vista, per colpa della paranoia di alcuni/e poveretti/e (il movimento è pieno di questi problemi), nonstante tutto eri una delle poche persone a cui ho voluto bene.
Ci mancheraii ‘nonna’ Paola”.