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Quinto Stato: Precariato Inculato da Gestione Separata INPS

| mercoledì 13 novembre 2013

inpswarped

Dal blog QUINTO STATO, ora anche un libro!

Anche i lavoratori indipendenti sono finiti nella trappola della crisi. Solo nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 63 mila tra partite Iva (-21.446) e lavoratori a progetto (-45.137), due tipologie di prestazione lavorativa in realtà molto diverse ma che hanno lo stesso destino. Quello di versare i contributi previdenziali più alti rispetto ad un reddito che è passato dai 18mila euro del 2011 ai 15.500 del 2012, con un calo del -17,7%. l’aumento dell’aliquota dal 27% al 28%, a partire dal 1 gennaio 2014, e in prospettiva fino al 33% come stabilito dalla riforma Fornero sarà il colpo di grazia per queste persone che, in media, guadagnano 672,14 euro mensili (8.065 euro annui). Questi i dati inquietanti resi noti ieri dal terzo rapporto intitolato «Lavoro a perdere: meno occupati, meno reddito» dell’Osservatorio dei lavori dell’associazione 20 maggio che ha elaborato i dati Inps.

Che cosa ci fanno insieme figure così diverse tra loro, i freelance – che lavorano esclusivamente con la partita Iva – e i cosiddetti «parasubordinati» – che un contratto di lavoro ce l’hanno, ma a termine – nella stessa cassa previdenziale? Per chi non lo sapesse, la gestione separata è la gallina dalle uova d’oro dell’Inps. Secondo un precedente rapporto dell’Osservatorio, curato sempre da Patrizio Di Nicola, gli indipendenti versano all’Inps circa 7 miliardi di euro all’anno, senza ricevere alcun tipo di tutela sociale. In compenso, questi soldi (da moltiplicare per 17, tanti sono gli anni di esistenza della gestione separata) finanziano altre casse previdenziali in deficit.

Ciò è potuto accadere perché il lavoro indipendente è sempre stato ritenuto come un fenomeno transitorio, fatto di «precari» giovani che avrebbero trovato un lavoro «stabile». I dati dell’Osservatorio oggi lo smentiscono questa credenza. Parliamo di persone (sono donne il 42% dei parasubordinati, il 50% tra chi lavora solo con la partita Iva) che hanno scelto di essere “indipendenti” oppure, anche a causa della crisi, hanno dovuto accettare una nuova condizione.

Tra loro ci sono anche molti giovani. quelli per cui ci si straccia le vesti quando si parla di disoccupazione o di “valore” del diploma o della laurea sul “mercato del lavoro”. Lavorano di solito con contratti a progetto e negli ultimi 6 anni hanno perso in massa lavoro o incarichi. Per gli autori della ricerca ciò conferma come le Leggi sul lavoro possano incidere fortemente sulla vita delle persone. Dei 250 mila posti di lavoro “atipici” persi in 6 anni circa 150 mila sono ragazzi sotto i 29 anni (60%) a cui si aggiungono altri 99 mila lavoratori tra i 30/39 anni (39%). I redditi dei quasi 650 mila Contratti a Progetto iscritti alla gestione separata si attestano sui 9.953 € lordi annui a fronte della media di 18.073 €. Una delle ingiustizie più evidenti nel lavoro parasubordinato è la differenza del reddito delle donne che, a parità di lavoro, guadagnano 11.365 € lordi annui in meno rispetto ai maschi. Nel caso delle partite Iva, come in quello dei “parasubordinati”, stiamo parlando di una nuova specie di proletariato, di lavoratori poveri.

Questi indipendenti iscritti alla gestione separata Inps – scrive Andrea Dili, dell’associazione XX maggio – si accollano l’intero costo dei propri contributi previdenziali e assistenziali a fronte del quale godono di diritti e prestazioni fortemente limitati, soprattutto se confrontati con quelli dei dipendenti. Il continuo incremento dell’aliquota della gestione separata – passata dal 10% del 1997 al 27,72% di oggi – si è tradotto in un forte decremento del reddito disponibile delle partite iva: se nel 1996 un compenso lordo di 1.000 euro al mese equivaleva a un redito disponibile di circa 750 euro, oggi ne rimangono in tasca meno di 550. Situazione che evidentemente rischia di mettere le persone di fronte alla drammatica scelta tra mancata sopravvivenza e uscita dalla legalità.

Sono quasi 1,8 milioni: senza tutele, con un reddito di povertà che non gli permetterà di percepire una pensione dignitosa al termine della loro «carriera». Questo è lo stesso destino riservato a chi, pur non essendo «indipendente», è un precario legato alla pubblica amministrazione oppure ad ordini professionale. Parliamo di milioni di persone. Questa è la condizione del lavoro (e del non lavoro) del futuro.

Considerata la «proletarizzazione» crescente tra gli indipendenti, e sensibilizzato dall’appello delle maggiori organizzazioni del lavoro professionale e autonomo contro l’aumento dell’aliquota della gestione separata (Colap, Agenquadri, Consulta del lavoro professionale Cgil, Alta partecipazione e Confprofessioni e di Acta con la campagna “Dica No 33” che ha raccolto 15 mila firme), anche per il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), è giunto il momento di fare qualcosa. Chiede di sospendere con la legge di Stabilità l’aumento per il 2014 delle contribuzioni pensionistiche dal 27 al 33% «per le partite Iva non fittizie», e «un anno di tempo per aprire un tavolo di confronto e affrontare in modo organico e strutturale il problema».

Questo pronunciamento contro l’aumento dell’aliquota Inps, e per la riforma della riforma Fornero, segue all’impegno del vice-ministro all’Economia Stefano Fassina che in un’intervista si è impegnato a trovare i 30 milioni di euro necessari per bloccare l’aumento nel 2014 e avviare la revisione della norma contestata. Sono segnali positivi, in attesa di un risultato, In ogni caso, la battaglia contro la riforma Fornero potrebbe essere un primo passo per iniziare a parlare di tutele sociali per tutto il lavoro indipendente, riconoscendone la nuova condizione.