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QUESTIONI DEL… CAZZO

Mariella Bussolati | lunedì 29 maggio 2017

Questo tema potrebbe essere classificato come fiction. O meglio come la fiction che molti (uomini) sognano. E invece è scienza. Un team Sud Africano della Stellenbosch University (SU) e del Tygerberg Academic Hospital ha effettuato, con successo, il secondo trapianto di pene http://www.sun.ac.za/english/faculty/healthsciences/Pages/SUtransplant.aspx.

Non ci addentriamo nei meandri psicologici che questa notizia può provocare, o nelle fantasie, tipo la possibilità di avere finalmente dimensioni più consistenti. Ci limiteremo ai fatti.

Il soggetto trapiantato ha 40 anni. Era in attesa di un miracolo da 17 anni. Il che significa che ha passato la maggior parte dell’età in cui un pene viene usato in maniera massiccia, senza poter far nulla. La causa della sua perdita era dovuta a un infezione successiva a una circoncisione.

Secondo i medici che hanno effettuato il trapianto il paziente guadagnerà le piene funzioni urinarie, ma anche riproduttive, nel giro di sei mesi. Il pene non aveva le stesse caratteristiche fisionomiche del ricevente: il donatore era bianco, il ricevente di pelle scura. Preoccupati dunque che l’accettazione del nuovo inquilino sia totale, i medici comunicano che le discrepanze di colore verranno corrette con un tatuaggio, nel corso dei 6 otto mesi successivi all’operazione.

In questo caso dunque non ci si sofferma, è scienza, sulla annosa questione sulle presunte differenze di dimensioni tra bianchi gialli rossi e neri, ma su un reale e possibile problema di identificazione di un nuovo soggetto come parte del proprio corpo.

Il precedente trapianto risale al 2014 e, dicono i ricercatori, il paziente sta molto bene sia fisiologicamente che mentalmente, vive una vita normale e le sue funzioni sessuali sono tornate perfettamente normali.

Il motivo per cui tutto ciò accade in Sud Africa, anche se un altro trapianto è stato fatto negli Usa nel 2016, è perché in questo Paese la mutilazione del pene è più frequente che in altri Paesi nel mondo a causa delle complicazioni della circoncisione praticata con metodi tradizionali che fanno parte dei riti di passaggio. Gli esperti ritengono ci siano circa 250 casi ogni anno di parziali o totali amputazioni. E ovviamente ci sono molti casi di suicidio.

Ma c’è un problema. Non sono disponibili molti peni. Penso che la mancanza di peni nel mondo sia dovuta alla mancanza di donatori, ha dichiarato il chirurgoVan der Merwe. “È più facile che vengano donati organi che non si vedono, come i reni, che qualcosa come una mano o un pene.

I medici dicono anche che l’esperienza del trapianto di pene viene descritta come quella di avere una nuova vita. Il pene infatti definisce la mascolinità e la perdita crea un enorme stress emotivo.

Nessun dubbio sul fatto che il pene sia il simbolo del maschio. Solo il dubbio che forse riflettere anche su altri modi di essere maschi potrebbe portare i maschi ad essere meno dannosi per le femmine. Compreso il fatto che probabilmente molte poche persone di sesso maschile sarebbero disposte a donare il proprio organo, perfino dopo la loro morte.