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Cultur(A)

Qualche consiglio di lettura

Pablo | domenica 21 luglio 2019

Primo Moroni, “Geografie della rivolta”, Dynamo Press

Raccolta di scritti e interviste del libraio del movimento a 20 anni dalla sua prematura scomparsa. Un lavoro che testimonia l’incredibile varietà di saperi ed interessi di uno degli intellettuali più acuti del nostro paese. Una selezione di testi di straordinaria attualità, una mappa per navigare non solo nel nostro passato recente, ma anche nel presente.

Pancrazio Chiruzzi “Io sono un bandito”, Milieu

Uno straordinario memoir scritto dal re dei rapinatori italiani in collaborazione con Rosella Simone. Per certi versi un manuale della rapina in banca, per altri testamento di un’epoca, quella del boom economico, vissuta dalla parte di un criminale che agisce secondo codici criminali oramai dimenticati . Il linguaggio duro, diretto, senza filtri lo rende una lettura avvincente.

Scott, “Lo sguardo dello stato”, Eleuthera

Un ricostruzione storico-etnografica di ampio respiro, che ci spiega come si è arrivati all’attuale configurazione del potere tramite l’istituzione di mappe, censimenti, cognomi fissi, mappe catastali, pesi e misure unificati. Un librone, quasi 500 pagine, fondamentale per gli storici e i militanti libertari.

Riccardo Balli, “Sbrang gabba gang”, Agenzia X

Si chiude la trilogia sulla post-techno i cui due altri tasselli sono “Apocalypso disco” e “Frankenstein goes to holocaust”, sempre editi da Agenzia X. Questa volta al centro dei deliri psicomusicali di dj Balli c’è la gabber, genere ultracinetico e marziale, che provocatoriamente l’autore collega e cortocircuita con il futurismo. Meglio fanzine che fa ‘n caz!

Franco la Cecla, “Africa loro”, Milieu

Diario di viaggio africano dell’antropologo Franco la Cecla nel continente più ignorato e frainteso dagli occidentali, in particolar modo dagli italiani. Iniziato come una ricerca sulla sostenibilità alimentare in Kenya, Tanzania e Sudafrica, è un racconto scorrevole, intenso e unico, che rapisce fin dalle prima pagine. Il libro inaugura una nuova collana di Milieu, chiamata Fieldwork.