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Pussy Riot, o della Libertà che Guida il Popolo

| venerdì 24 agosto 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Pussy Riot hanno fatto il loro; Si beccano due anni di carcere per avere mimato una preghiera punk nella cattedrale di Cristo Salvatore e per aver fatto circolare sul “tubo” il video della performance. Dopo essere state giudicate da un tribunale fantoccio con l’accusa di teppismo motivato da odio religioso, reato che prevede una pena massima di sette anni, vengono condannate in forma definitiva per aver tentato di sminuire secoli di dogmi riconosciuti e venerati.Sul banco dei testimoni l’addetta alle candele della cattedrale, facendosi ripetutamente il segno della croce, afferma che le tre imputate, dopo averla ingannata e trattenuta chiedendole informazioni, avevano scavalcato la cancellata, si erano tolte i cappotti e avevano cominciato a saltare, con movimenti a scatti simili a quelli dei diavoli.

Lei ha mai visto i Diavoli, ha chiesto allora un avvocato della difesa,

domanda non ammissibile, ha risposto la giudice.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Cremino ha fatto una figuraccia mondiale, mostrando alla comunità internazionale una cieca volontà di giustizia bigotta e controproducente, confermando al mondo occidentale la propria deriva autoritaria e mostrando un imbarazzante e grottesco operato di governo basato sul canone ortodosso del Cinquecento. Alla vigilia del processo Putin ha dichiarato che le tre ragazze  non dovevano essere punite troppo severamente.

Singoli, collettivi, gruppi editoriali e politici, sostenitori da tutto il mondo si stringono attorno al movimento femminista d’agitazione russo, Angela Merkel ha parlato di una sentenza non in linea con i valori europei, il giorno della sentenza davanti al tribunale viene arrestato per proteste il campione di scacchi Garry Kasparov, nel centro di Kiev in Ucraina le attiviste del gruppo Femen tagliano a petto nudo armate di una motosega una grande croce di legno, Playboy chiede all’affascinante Nadezda Tolokonnikova di posare per la sua copertina, da Madonna a Bjork, dal New Yorker al populista Daily Mail, il mondo intero si è unito al sostegno delle Pussy Riot, il sito di un gruppo di programmatori estoni, Imetilp, ha messo online un videogame che, ricalcando grafica e funzionamento del famoso Angry Birds, mette alla berlina la Russia di Putin. Il discorso di chiusura di Nadia, dove cita la persecuzione verso il poeta Josif Brodskij negli anni 70, il filosofo russo Nikolaj Berdiaev, Kafka e il dadaista Guy Debord, fa il giro del mondo e viene definito dal New Yorker da antologia della dissidenza.

Come sottolinea il giornalista russo Vadim Nikitin alla base di gran parte dell’interesse internazionale per le Pussy Riot c’è un equivoco su quello che in realtà vogliono queste dissidenti russe. Qualcuno ha parlato di lotta per la libertà d’espressione o di altri elementi fondanti delle democrazie liberali. Ma il concetto di libertà d’espressione è estraneo al pensiero radicale russo. Le Pussy Riot non sono delle liberali che cercando di esprimere il loro punto di vista, sono le discendenti dichiarate dei surrealisti e dei futuristi russi, determinate a cambiare radicalmente la società, l’intero sistema capitalista, se necessario con la violenza. Gran parte del sostegno arrivato dai media e dai governi occidentali ha dimenticato la filosofia di fondo del movimento Pussy Riot, la loro attività politica è passata in secondo piano, il gruppo è diventato solo uno strumento utile per screditare uno degli avversari degli Stati Uniti. Quanti tra i sostenitori delle attiviste punk e delle parole erudite della Tolokonnikova sono altrettanto entusiasti della partecipazione di quest’ultima a un orgia pubblica nel 2008 nel museo di biologia di Mosca durante l’ottavo mese di gravidanza? Questa performance del collettivo radicale Voina (guerra in russo) voleva rappresentare il modo in cui il governo russo fotte i suoi cittadini. In seguito Voina ha anche incendiato una macchina della polizia e disegnato un gigantesco pene su un ponte di San Pietroburgo. In un’altra azione di protesta un’attivista del gruppo ha rubato un pollo surgelato nascondendolo nella vagina, altrimenti il gruppo si è fatto sentire andando in giro per la metropolitana russa in cerca di poliziotte da baciare.  Non basta quindi prendere una vecchia maglietta colorata e farla diventare un passamontagna: chi vuole sposare la causa Pussy Riot e Voina deve farlo per intero, non si può scegliere e patteggiare solo per il femminismo divertente e filodemocratico senza sporcarsi le mani con l’anarchismo incendiario, le oscenità esibite e le posizioni di estrema sinistra.

Bisogna essere pronti a rischiare, per provocare terribilmente l’ordine costituito, minacciare definitivamente la società patriarcale, il capitalismo, la morale convenzionale, fino a rischiare tutto. Si è veri sostenitori delle Pussy Riot solo se si è conviti di andare fino in fondo, loro hanno fatto la loro parte, adesso tocca al resto del mondo.

Fonti: Internazionale N.963

L’opinione di Vadim Nikitin.