MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Milano XXX

Atti Osceni e Pornoterrorismo

by Rosario Gallardo | venerdì 11 aprile 2014

Cosa è il flashing?
Il Flashing è un gesto d’esibizionismo compiuto in maniera repentina e per un brevissimo arco di tempo; il tempo di una flashata, quanto basta per scattare una fotografia. Prendete un impermeabile, indossate solo quello e le vostre scarpe più sexy, andate a spasso col vostro fotografo preferito e scegliete quale sarà il luogo e il momento giusto per aprire il vostro soprabito. Va a gusti. Esistono flasher che usano anche gli ignari passanti come pubblico; io preferisco non importunarli perché mi piace non imporre la mia nudità, ma non credo che vedere una tetta, un triangolino peloso o un paio di chiappe apparire in piazza del Duomo per qualche istante, possa ledere davvero qualcuno. Eppure è un reato, secondo il nostro codice penale, per il quale è prevista la reclusione. E se tiri fuori il culo in presenza di un disabile la pena aumenta di metà. Il flashing è saporito quanto bestemmiare; il rischio di ferire le sensibilità comune è intrinseco nel gusto della pratica, soprattutto se la si considera un tranello che si dissimula in sensibilità fittizia e indotta.

_MG_9986

La bestemmia, il flashing, fare di testa mia, sono piccoli spiragli di spazio. Non sono il senso, sono una presa di posizione attraverso la quale si crea uno spazio in cui posso prendere posizione. Ad esempio prendete il film Snowpiercer, del regista coreano Bong Joon-ho; un film di fantascienza post-apocalittica (uno dei miei generi preferiti) finanziato dal ministero della cultura di Seul (pensate il ministero dei beni culturali italiano che finanzia un film di fantascienza distopica!). L’avventura si svolge su un treno, il Polar Express, che percorre l’intera circonferenza terrestre con un motore perpetuo; al suo interno ci sono gli ultimi esemplari di vita rimasti al mondo, superstiti di un’apocalisse climatica. Il treno è un ecosistema chiuso con una ripartizione del benessere e dei ruoli sociali a compartimenti stagni. Ruoli sociali difesi da una cooperazione, non sempre consapevole ma profonda, che coinvolge e sacrifica tutti ma alcuni più di altri. Del resto, se fuori si muore, l’unico modo di mandare avanti la baracca è far girare gli ingranaggi di questa meccanica arca di Noé, costi quel che costi. Il Polar Express assomiglia spaventosamente a ciò che è diventata la Terra, lottizzata e iperamministrata; il nostro fuori è costituito solo da un freddo siderale. Grazie all’esibizionismo riesco a scendere dal treno.

_1070720

Claustrofobia: è il termine che descrive meglio il mio stato d’animo. Compiere atti osceni, così come gesti particolarmente fecondi e capaci di destrutturare il mio stesso censore, sono la mia boccata d’aria. E’ un piccolo strappo nel quale io esisto, mi espando su un piano in cui la mia volontà e la mia autorialità si realizzano a scapito di un regime di convenzione arbitrario. Io voglio esistere e non mimare una dottrina, una iconografia di preconcetti. Non so se tra cento anni l’esibizionismo avrà perso il suo ruolo di rottura, ma ciò potrebbe dire solo due cose: o il costume ha inglobato questa pratica modificandone parte del senso, oppure la pressione sociale si è così allentata che la libertà individuale ha conquistato nuove frontiere. In ogni caso, qui ed ora, per me, pisciare su una vetrina, esibire il seno davanti ai Coin di Piazza 5 Giornate a Milano, mettermi a pecora nei corridoi dell’Ikea, sono gesti di una goduriosa riappropiazione della mia individuale autenticità. E’ uno sfiato dalla pressione esercitata nei luoghi non-luoghi così come nel grande organismo della città viva e delle identità sociali. Spesso indosso abiti distinti, cappottini ordinati, così da passare inosservata e da imporre una certa assertività che mi tutela e mi camuffa; inoltre adoro il contrasto tra l’attimo prima e l’attimo dopo, quando esplodo nell’essenziale oscenità del flashing. Io e Nicola collezioniamo scatti in luoghi pubblici dal 1999, i primi luoghi erano la metro, i cartelloni pubblicitari, il supermercato e la pompa di benzina, le chiese, poi le strade del centro, i centri commerciali, le vetrine dei negozi, capillarmente ovunque.

_1050152

Cruda o panoramica, chi fa flash ne vuole ancora. Con “The Bus”, nel 2011, siamo passati a qualcosa di più complesso: dallo scattare fotografie a girare corti nei quali mi masturbavo in luoghi pubblici raggiungendo l’orgasmo in maniera visibile alla telecamera, ma impercettibile per gli astanti. Dopo l’autobus abbiamo girato orgasmi in automobile, in aereo e in treno. Oggi gli Atti Osceni sono un’evoluzione di questo percorso. L’idea è quella di fare atti osceni in luogo pubblico non più con l’intento di immortalare un eroico orgasmo clandestino o un esibizione schietta e fugace del corpo nudo, ma di offrire al pubblico dal vivo un’azione oscena così com’è.  Il 13 Febbraio abbiamo realizzato il nostro primo esperimento ed è stato molto divertente, dissacrante e ironico, ma abbiamo perfino scandalizzato e disgustato: sentimenti profondamente legati all’esperienza dell’osceno. Si è trattato di un setting elementare, spoglio, e l’azione è stata relativamente rapida, in pieno stile flasher: azione pura e cruda, fuori contesto, nessun fronzolo, nessuna mediazione. Anche se, avendo deciso di dedicare l’esperimento a un amico defunto, fisico nucleare che mi ha parecchio ispirato a fare ricerca sull’empatia erotica, abbiamo introdotto un elemento esplorativo. Si è trattato di un contatto fisico e verbale col pubblico, prendendo la mano e chiedendo “cosa provi?” alla ricerca di un elementare schema empatico. Ciò che cercavo erano quelle che chiamo “vibrazioni erotiche”, diverse da persona a persona. Relazionarmi  con le persone mi ha scatenato quella che definirei un’esplosiva risonanza orgasmica. Ma questi sono i dettagli della nostra ricerca sull’erotismo relazionale, qualunque cosa esso sia.

2011-09-29-120

Rimanendo invece alle cose più imminenti vi annuncio la data del secondo episodio di Atti Osceni, ancora a Le Trottoir ma stavolta con un ospite. Come preannunciato, con noi avremo Diana J. Torres e il suo libro da comprare: “Pornoterrorismo!”. Sono certa che anche questa sarà una serata indimenticabile e so che quando lo dico non mi sto facendo dei complimenti.
Le regole saranno le stesse dell’ultima volta: tutti possono fotografare e filmare tutto e tutti. Non sarà una performance, ma una presentazione del libro e dell’autrice nella quale dialogheranno pornoestetica e pornoterrorismo. Diana, per chi non lo ha già letto mille volte nei miei testi, un po’ per caso (o forse era destino) qualche anno fa mi ha iniziato allo squirting; è una delle ideatrici e organizzatrici della Muestra Marrana, che è un festival postporno che si tiene a Barcelona, si definisce transfemminista e anarchista e ha un bellissimo culo!

_1020407

Atti Osceni del 13 febbraio, Matteo Guarnaccia li descrive così: “la situazione era easy, molta gentilezza e attenzione, si vedeva che le persone presenti avevano rispetto per te, erano molto protettive. Il mood era come quando un bambino combina pasticci durante un pranzo di matrimonio…”
Il 17 Aprile come sarà?
Vi aspettiamo Giovedì 17 Aprile 2014 alle 20.00 a Le Trottoir à La Darsena, in piazza 24 Maggio, Milano. Ovviamente è vietato ai minorenni!