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La Privatizzazione del Lutto

| venerdì 23 gennaio 2015

Funebri

Raccolta di firme, presidi, e ora un appello on line su www.change.org. E’ quello lanciato dai lavoratori dei servizi funebri del Comune di Milano, oltre 50 persone coinvolte, preoccupati per il futuro di uno dei servizi più importanti tra quelli gestiti da Palazzo Marino. Le delibere di giunta parlano chiaro: il forno crematorio di Lambrate, che negli ultimi 5 anni ha visto un’impennata dei richiedenti del 200%, va appaltato all’esterno. ‘Cedere il forno crematorio significa iniziare a demolire il nostro servizio. Ci avevano già provato anni fa e riuscimmo a fermarli. L’indagine della magistratura (titolare il P.M. Grazia Colacicco nel 2008) convinse politici e dirigenti a non proseguire sulla strada di appaltare i cimiteri’, ci spiega Giuseppe Di Nicolo della Cgil del Comune mentre Antonino Cusimano dei Cobas va più sul pesante: ‘La Giunta è stata eletta promettendo la difesa dei beni comuni. Pisapia vergognati!’. La sede centrale, per le certificazioni di morte e l’organizzazione dei funerali a prezzi calmierati, si trova in via Larga mentre nei cimiteri di Lambrate, Bruzzano, Maggiore e Monumentale sono dislocati la maggior parte degli operatori funebri. Un giro d’affari consistente, una fonte di introiti sicura per le casse del Comune che perderebbe una delle poche fonti di entrata sicure. L’inchiesta del 2008 aveva visto coinvolti alcuni dipendenti dell’obitorio comunale di via Ponzio 1, sempre a Lambrate, oltre al direttore e alla funzionaria del Settore Servizi Cimiteriali del Comune di Milano,condannati rispettivamente a 2 anni e 4 mesi e a 3 anni di reclusione. Coinvolti nomi storici dei funerali milanesi come Alcide Cerato e i figli Massimo e Andrea dell’impresa San Siro. L’indagine aveva confermato la presenza di intercettazioni e testimonianze riguardanti Mario Sciannameo, vent’anni nel Psi e amico del socialista Mario Chiesa primo arrestato di Mani pulite. ‘A Bruzzano ci sono anche numerosi precari che sarebbero spacciati’, ci informa Sarino Bità che per la Cisl è anche rappresentante della sicurezza ‘Chiediamo a tutti i cittadini di appoggiare questa nostra richiesta: che i servizi funebri in quanti servizi pubblici essenziali del Comune restino in mano pubblica. Ve lo immaginate cosa succederebbe se cimiteri, certificati e funerali diventassero privati?’. Si spinge più in là C.A. una dipendente che preferisce mantenere l’anonimato. ‘Non ci saremmo mai aspettati che il sindaco che abbiamo contribuito a eleggere privatizzasse il dolore, perché è di questo che stiamo parlando. Venite in via Larga a vedere come lavoriamo, che ascolto e accoglienza diamo alle persone in difficoltà economiche che vivono il trauma di una perdita. Si può solo pensare a dare in mano ai privati un momento del genere?’. Questa decisione mette in dubbio tutte le belle parole sui Beni Comuni espresse in campagna elettorale da Pisapia. Ma se non è un bene comune da tutelare la sofferenza dei milanesi, cos’altro si preparano vendere i nostri politici per far cassa?’. Concordano coi lavoratori oltre 800 cittadini che lunedì (foto) hanno firmato l’appello in difesa dei forni crematori, che parla di concreti rischi di infiltrazioni mafiose nella gara d’appalto, visti i precedenti che hanno contraddistinto il 70% dei cantieri della cosiddetta Expo Cupola, nuova Darsena e Vie d’Acqua incluse. La protesta ha visto anche una clamorosa incursione in via Larga, nelle giornate precedenti il Natale, durante gli auguri ai dipendenti dell’Assessore D’Alfonso, ex socialista e responsabile politico dell’esternalizzione. L’Assessore ex capolista di MilanoCivica X Pisapia, era stato costretto a tornare nei suoi uffici dalla proteste vibrate dei lavoratori.

Link dove firmare l’appello: https://www.change.org/p/comune-di-milano-palazzo-marino-no-alla-privatizzazione-del-polo-crematorio-di-milano