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Primarie Senza Lavoro

by Stefo Mansi | martedì 12 gennaio 2016

Sparito, scomparso, annullato. Ecco la fine del ‘lavoro’ nella Milano della ‘Rivoluzione Arancio 2.0’. L’esercito delle spugnette oltre alle scritte della May Daydel 1° maggio 2015, è riuscito a cancellare completamente dal dibattito pubblico il problema n.1 della Metropoli Lombarda: la precarietà, il lavoro. E così che tra un articolo sui tacchi alti della vicesindaca genovese Francesca Balzani, i 350 euro mensili dati a chi ospita richiedenti asilo di Pierfrancesco Majorino e un altro sull’improbabile ‘pedigree di sinistra’ di Che Guevara Sala, la storia dei 150 precari comunali licenziati tra il 31.10 e il 31.12.2015 dai ‘compagni arancioni’ è scomparsa, annullata. Il silenzio impera, nonostante coi suoi 15 mila dipendenti diretti e quasi 40mila indiretti tra controllate, partecipate, nominate e foraggiate, il Comune di Milano sia uno degli attori principali del mercato del lavoro della megalopoli milanoide. Tra le tante spiacevoli sorprese che ci ha riservato l’attuale Giunta c’è l’appalto di tutto lo sportello Tributi, un ‘asset stragegico’ per dirla coi termini usati da qualche assessore di Palazzo Marino. E’ vero: Pisapia & C. non hanno mai usato la figura degli interinali e hanno limitato del 12% la spesa per consulenze esterne della precedente Giunta, ma hanno appaltato a Engineering spa anche 20 precari licenziati a capodanno e ricomparsi sotto contratti a tempo indeterminato con la società esterna nelle stesse sedie del piano terra di via Larga. Altri sono stati assunti negli uffici del Welfare da una cooperativa per gestire il reddito di inclusione della Regione Lombardia. Il 29 dicembre sono usciti bandi per le stabilizzazioni (l.125/2013) e la creazione di nuove graduatorie (l’esame il 26 febbraio alla Scuola di Polizia di via Boeri) dedicate solo agli ‘interni’ nonostante siano ancora presenti idonei che avevano superato i concorsi del 2012, un pasticcio dalla incerta legalità, che sta facendo arrivare diffide agli uffici del Personale di via Bergognone. Notizie tanto ‘particolari’ che non se n’è accorto quasi nessuno, così come era successo per la cessione ai privati del Forno Crematorio (e relativi super incassi) e di gran parte della gestione dei Cimiteri Milanesi. Così come per un importante servizio al pubblico come lo sportello tributario, in pratica la cassa dove affluiscono le tasse dei milanesi, passato in mani private senza che uno delle decine di giornalisti che affollavano Palazzo Marino tra sorrisoni e ammiccamenti al Sindaco e al suo entourage nel ‘saluto’ alla stampa pre natalizio, se ne sia accorto. E il servizio è alle dirette dipendenze della candidata di Sel e dei Verdi Francesca Balzani, seguita l’altra sera in prima fila da Basilio Rizzo. Non è la prima ‘dimenticanza’ che MilanoX annota negli ultimi 4 anni e mezzo, ma le distrazioni iniziano a puzzare, specie se hanno a che fare con la ‘capitale’ dell’informazione nazionale, sede dei più importanti gruppi editoriali italiani. Anche su appannaggi, storia e identità (c’è pure la compagna di un candidato alle primarie del PD) dei consulenti esterni assunti a decine al primo piano di Palazzo Marino, la stampa era ed è distratta. Idem sui 435.000 euro lordi annui di appannaggio all’amministratore delegato di Expo spa candidato sindaco Giuseppe Sala: ormai vige la regola dell’amnesia su privilegi e distrazioni, abusi e discriminazioni. Nessuno più cita i controlli preventivi ai lavoratori per entrare a Expo mentre potevano varcare i tornelli di Rho indisturbati i due faccendieri della Prima Repubblica, Gianstefano Frigerio e Primo Greganti, loro sì da controllare a vista. E se anche una voce indipendente come Radiopopolare, come è successo prima di Natale, stende tappeti rossi a Giuseppe Sala e sostituisce la regola deontologica dell’intervista e delle domande alla presentazione di un prodotto da ufficio stampa, non possiamo che constatare che di voci indipendenti come Milano X ce n’è bisogno, tanto bisogno, specie in questi mesi che precedono le elezioni. Faremo di tutto per non far mancare anche il fastidioso ronzio della nostra libera voce. Potete contarci.