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PostExpo? Zona Economica Speciale

| giovedì 27 agosto 2015

ExpoIncittaPisaI vertici di Expo, insieme a Governo, Regione e Comune di Milano, ne parlano da almeno due anni. Nulla di ufficiale, certo, ma l’idea di creare una Zona Economica Speciale sul milione di metriquadri tra Milano-Rho e Pero è filtrata in diversi documenti ufficiali. Non ultimi quelli del comitato scientifico Expo 2015 del Comune di Milano. Un gruppo misto sindacati-amministrazione-università che nelle premesse costitutive doveva creare sinergie per la manifestazione, mentre molti dei suoi documenti sono spesso rimasti lettera morta. Il pieno coinvolgimento delle università, prima di tutte il Politecnico di Milano, è uno dei punti cardine del progetto che inizialmente prevederebbe, secondo fonti che preferiscono mantenere l’anonimato, una zona franca dai dazi dove avviare incubatori di impresa e laboratori misti imprese-università sfruttando il relativamente vicino aeroporto di Malpensa. Mentre la cronaca estiva su Expo 2015 si dibatteva tra code, dati sull’affluenza, e sconti e riduzioni su orari di ingresso e prezzi dei biglietti, quasi nessun media ha approfondito quello che sembra essere il vero lascito di Expo soprattutto per l’area metropolitana milanese: il laboratorio di una nuova struttura economica che sappia rispondere attraverso deroghe alla legge nazionale (leggi Contratti Nazionali di Lavoro), poteri speciali e decreti legge ad hoc alla più pesante crisi ciclica dell’economia italiana. La nomina del prorettore del Politecnico di piazza Leonardo da Vinci, Alessando Balducci, a nuovo assessore all’edilizia del Comune di Milano è un altro indizio che permette di dipanare i dubbi sul dopo Expo, un argomento capace di mettere al tavolo tutti gli attori coinvolti, nonostante le spesso divergenti idee politiche. Uno degli aspetti più importanti delle Zone Economiche Speciali è la creazione di un regime fiscale e di diritto del lavoro speciale. Un primo assaggio della Expo Free Zone sono le limitazioni agli ingressi e i controlli sui pass dei lavoratori, concordati dal Commissario Speciale Giuseppe Sala con la Prefettura di Milano, che hanno portato all’esclusione di diverse decine di cittadini in cerca di lavoro, in flagrante violazione dei principi dello Statuto dei lavoratori. Una notizia finita in meno di una settimana nell’oblio, piccola punta di un iceberg ben più importante che appena si spegneranno le strabilianti luci dell’Albero della vita, emergerà in tutta la sua completezza. L’abbattimento dei costi, e dei rischi di impresa, e la creazione di condizioni di investimento favorevoli sono visti con molto interesse da diversi schieramenti politici italiani. Se l’Europarlamentare del PD Pittella, è impegnato a limare i vincoli che il Parlamento Europeo ha posto nella creazioni delle ‘Free Zone’, il consiglio regionale della Calabria nel disegno di legge n.894 del giugno 2013 ha proposto al Governo di istituire una Zona Economica Speciale nel distretto della piana di Gioia Tauro. Anche Marco Tizzoni della Lega Nord della Regione Lombardia, all’altro capo dello stivale, per le provincie di Sondrio, Como e Varese ha proposto la creazione di una zona economica speciale per evitare lo spostamento delle imprese italiane, e l’emorraggia di investimenti, tecnici e opportunità nella vicina Svizzera. Un progetto di legge prontamente approvato dal Consiglio Regionale senza particolari ostruzionismi da parte delle opposizioni. In Europa, nonostante un ancora imperfetto coordinamento tra legislazione europea e leggi nazionali, si contano 70 zone economiche speciali, che in Polonia sono diventate il motore di risultati così brillanti da essere visti come un esempio da tutti i paesi della zona euro. 14 aree in cui le sole imprese italiane hanno investito ben 10 miliardi di euro. La prima ‘free zone’ istituita da un governo europeo è la Shannon Free Trade Zone istituita nel 1959 in Irlanda, visitata a più riprese da funzionari della Repubblica Cinese alla fine degli anni Settanta, e divenuta modello delle free presenti sulle coste orientali cinesi. Il principale ostacolo alla creazione delle zone economiche speciali, posto da Bruxelles, è il limite agli aiuti pubblici per la loro costituzione e funzionamento. Limiti peraltro superati agevolmente dal governo polacco che ha recentemente previsto lo sforamento dei limiti temporali delle zone economioche speciali sul proprio territorio, prorogandole sino al 2026. Un provvedimento analogo, il prolungamento del regime speciale già oggi esistente per chi opera all’interno di Expo, è previsto entro il mese di ottobre anche in Italia, paventato da più di una dichiarazione dei responsabili del Ministero dell’Economia.