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Porto di Mare

| mercoledì 8 giugno 2011


Ho scoperto questo posto passeggiando verso casa. Un giorno, lancio un’occhiata verso un portone aperto, mi affaccio e vedo due elefanti. Mi stropiccio gli occhi, guardo meglio: due elefanti. Gli elefanti erano di legno ma grandi almeno un paio di metri. Mi son guardato sopra la testa per leggere l’insegna, “Porto di Mare”, recitava.
Arrivato alla fine del cortile, sono entrato in una porta e mi si è aperto un mondo.

Il posto è l’equivalente di un mercatino dell’usato ma al coperto ed in quelle mille volte che son passato di lì, ho sempre trovato qualche oggetto affascinante e d’altri tempi. Una volta ho comprato uno di quei fantastici telefoni grigi a rotella con ancora la scritta SIP, un’altra un manuale di meccanica per l’auto.

Chiacchierando con il proprietario, un indiano laureato in economia e commercio, ho scoperto che per anni si è occupato di compra vendita di pietre preziose. È venuto spesso in Italia per affari e poi ha conosciuto un socio che gli ha proposto di iniziare un’attività di importazione di mobili. L’attività si rivela presto un fallimento a causa del quale smette di commerciare in pietre preziose per mancanza di liquidità.

Trasferitosi in Italia con tutta la famiglia, scopre il mondo del mercatino ed entra a far parte di un network di negozi di usato. Un franchising, dicono loro.
Scopre un mondo strano, molto strano. Il presidente di questo network per prima cosa gli vende un software, per la modica cifra di 15.000 euro, poi lo istruisce sull’utilizzo del programma, attraverso il quale, con un pulsante, si può cambiare la schermata e passare dalla fatturazione “in bianco”, al conto del nero!

Privo di qualsiasi cosa si avvicinasse, anche solo lontanamente, ad un business plan, si ritrova con un conto delle spese molto maggiore rispetto al pianificato, ma soprattutto rispetto alle entrate.

Il problema più grave però rimane il nero, non vuole rischiare di rovinarsi ma soprattutto rovinare la sua famiglia. Decide quindi di “ribellarsi” a questo network, sottolineando in assemblea quanto sia inutile e anzi controproducente. Questa ribellione sarà l’inizio di un contenzioso a causa del quale, nella primavera del 2010, dovrà tener chiuso il negozio per 60 giorni. Una ferita economica che ancora oggi risulta non completamente sanata.

Tra l’affitto dei locali (circa 5.000e al mese), gli stipendi dei dipendenti e le bollette, il mantenimento dell’attività costa circa 17.000e al mese. Difficile riuscire a mantenere un fatturato simile e facile invece immaginare quanto due mesi di stop possano aver gravato.

Il funzionamento dell’attività è molto semplice, chiunque voglia vendere qualcosa stabilisce un prezzo insieme al proprietario, di questa cifra guadagnerà il 50%. Se dopo 30 giorni l’oggetto non sarà ancora stato venduto, il prezzo verrà decurtato di un ulteriore 50%.

Questo posto funziona perché si cala perfettamente nel contesto in cui si trova. Funge da congiunzione tra la borghesia di Porta Romana e la zona popolare di Corvetto e rappresenta per me un genio della lampada un po’ bizzarro. Strofino la lampada ed entro in questo posto magico.
Il pupazzo di Godzilla? C’è. La struttura per luci da palcoscenico? C’è. Un intero presepe a grandezza quasi naturale? Pure. Insomma, impossibile uscirne a mani vuote.

Porto di Mare
Viale Brenta 27 (zona Brenta)
Milano, tel 0239431079
Aperto dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 19:30