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Pornopsicomagia

by Rosario Gallardo | giovedì 17 ottobre 2013

Il Maestro mi ha benedetta, io gli ho baciato la mano. Il sei Ottobre.

Ebbene, io ho un Maestro, un Maestro spirituale, qualcuno a cui mi ispiro, qualcuno da cui ho da imparare. Il Maestro è un uomo, ha ottantaquattro anni e in una chiesa sconsacrata di Napoli descrive come masturbare un clitoride passeggiando lungo la navata. Lui è eccentrico ed è sensuale. Napoli è la mia madre, la mia città natale, i suoi vicoli sono le sue budella.
Il Maestro è un mago e sa donare la guarigione, il Maestro dall’abside riceve tutti, la fila è lunga, c’è gente che litiga e si accapiglia come in posta nei giorni di scadenza. Lui non ha tempo nemmeno per pisciare, tutti vogliono quei tre o quattro minuti di intimità con lui. La sua presenza è come la seta e vale la pena farsi la coda anche solo per affogare nei sui occhi mentre ritrovi il respiro e cerchi il libro o il pacco di tarocchi da farti autografare.

Chi gli chiedeva di smettere di fumare, chi di dimagrire, chi d’avere successo. Non so se la sua è pietà o amore, è una semina senza attesa di raccolto nel mare dell’incoscienza o forse persa nel campo sterile della miseria umana. Il Maestro ha una storia per ognuno, a me è sembrato ci abbia amati tutti, una vera puttana, sacra e abile come quelle antiche. Sto parlando Di Alejandro Jodorowsky, attore panico, regista surrealista, sceneggiatore di fumetti, psicomago, scrittore, tarologo e sacerdote del matrimonio tra Marilyn Manson e Dita Von Teese, solo per dirne alcune.
Quando penso che sono pazza, che quello che faccio è davvero troppo, allora io penso a lui; se c’è riuscito lui che è il re dei pazzi a farla franca, forse ho qualche speranza anche io. Quello che mi fa paura è avere d’improvviso tutta la paura in un colpo solo. Guardarmi attorno e scoprire che la mia creatività è solo follia. Ma in realtà un pazzo è una persona geniale che non ha trovato complici, io ho Nicola e siamo già due, poi ci siete voi che anche quando fate i timidi siete in tanti e io vi sento un possente sostegno… Ma adesso che ho raccontato di Rosario Gallardo a Jodorowsky e ho avuto il suo incoraggiamento e la sua poderosa e magica benedizione, adesso mi sento un drago!
La mia non era solo curiosità di vedere com’è dal vivo e cosa poteva insegnarmi ancora, nemmeno solo il gusto di fargli sapere che sulla terra c’è un altra pazza che si è nutrita delle sue orme… No, è che si è trattato di un atto psicomagico assegnato da me a me per Rosario Gallardo, da fare con l’ideatore stesso della psicomagia. Ed è venuto benissimo.
La psicomagia è come un codice di riprogrammazione: gesti teatrali, simbolicamente saturi, messi in scena come in un laboratorio d’arte drammatica di quelli ribaltabudella. E’ un po’ quello che facciamo noi con la pornoestetica che, soprattutto nelle performance, potrei ribattezzare come pornopsicomagia. Fare l’irrazionale, adoperare la simbologia inconscia, compiere quel gesto di reset che rigenera una seconda chance immerso nel magma più oscuro della propria materia simbolica. Con l’assegnazione di un atto psicomagico, il Maestro ti dona la creatività che il tuo dolore ti ha congelato dentro, così come la tua fede può donarti il coraggio di far fluire quell’energia dentro di te e compiere il rituale, il gesto.
Nel 1997 il mio maestro di teatro di allora, Andrea, mi regalò “Psicomagia” di Alejandro, un seme che ha germogliato presto dentro di me. Nulla di ciò che leggevo era nuovo per me, la sacra magia dei simboli è la matrice del linguaggio, ossatura della profonda identità di ogni individuo nonché la materia stessa di ogni psicanalisi. Ma in psicomagia l’azione usa la la scintilla della follia e rasenta vivida il divino.

L’incontro con Alejandro Jodorowsky a Napoli, ha guarito una ferita dentro di me che, purulenta, pulsava da anni. La sua benedizione e incoraggiamento hanno sanato quel baratro cosparso di sangue e sale che separa me da voi. Se qualcosa in me ancora vi odiava, ora non vi odia più. Se qualcosa di me provava risentimento ora non ve n’è più traccia. Ora non ho più paura della vostra violenza.
Sabato abbiamo fatto una giornata pregna di esercizi identici a quelli che da una vita vedo fare a mio padre nei sui gruppi di psicoterapia e questo ha aumentato la coincidenza tra lui e Jodorowsky, anche per questo quando si è trattato di scegliere se andare o meno a chiedergli un atto psicomagico mi sono trovata in difficoltà. Non avevo voglia di mettere Nicola in secondo piano e mettermi nelle mani del Maestro. Insomma Maestro si, ma il Maestro con cui fare le mie magie è l’uomo a cui succhio il cazzo da sedici anni, è il mio amore ed è Nicola è con lui che la creazione cura. Tantomeno volevo perdere l’occasione di avere un contributo, dopo decenni di studi tra tarocchi e psicomagia, un souvenire, un aiutino. E che cacchio! Abbiamo passato a rassegna i nostri acciacchi, soldi, incertezze, paure, dinamiche frustranti ma visto che adoro sbrigarmele da me: con la mia psicopornomagia riesco a toccare questioni che vanno dai genitori alla maternità al rapporto coi soldi alla voglia di vivere fino a quanto c’è oltre, ben oltre. Alla fine con Nicola abbiamo deciso di approfittare di questa sua somiglianza a mio padre e del suo essere nostro ispiratore per chiedergli una benedizione, così per fare un po’ pace col mio genitore e, nel contempo, avvicinarmi al Maestro. Dopo una notte insonne e tormentata la domenica mattina ci siamo messi in fila. Non si poteva pretenderla ‘sta benedizione, ma ci si poteva presentare. E così abbiamo fatto. Gli ho detto che il suo lavoro per metà era come quello del mio papà, che ho studiato il suo lavoro, che quando ho paura di scoprirmi pazza penso a lui e mi passa la paura. Mi sono fatta autografare la mia vecchia copia di Psicomagia, poi gli ho spiegato del mio esebizionismo, di quanto per noi è una ricerca politica, estetica ma soprattutto spirituale, delle difficoltà che ha il mondo a non avere paura di noi, spesso anche sotto forma di fastidio. Lui allora ci ha raccontato di quando col suo primo film (“Fando y Lis”,1968) ha rischiato il linciaggio, ci ha incoraggiato ad avere pazienza, costanza e proseguire e a comprendere che dietro la paura c’è una resistenza profonda per l’invito al cambiamento che suggeriamo al pubblico. Poi gli ho regalato una nostra foto che mi ritrae come una madonna in cantina, con un vibratore e una fetta di pizza, e gliela ho autografata “RG”. C’è stato lo scambio, ci siamo detti altro, ci ha dato dei consigli magici e segreti, abbiamo scattato una foto e siamo andati via. E’ stato bello. E’ stato santissimo, fortemente pop, sfacciato, divino!

La nostra prossima performance avrà un pizzico di lui, intanto le vecchie sono accennate in rassegna qui: http://www.rosariogallardo.com/page-performances.php.