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Pornocapitalismo

by Rosario Gallardo | martedì 12 marzo 2013

Il capitalismo me lo immagino come una grossa cappella rossa che, in piena filosofia tantrica, non si bagna mai di sperma, ma forse è molto più paragonabile alla sindrome da eiaculazione precoce senza orgasmo: schizzetti ovunque e mai che ci si senta paghi. Da donna potrei paragonarlo alle lunghe ricerche dell’appagamento attraverso accumuli di idee e fantasticherie. Alla sera, sola nel letto, nella pubertà, quando tutto era sovraccarico, disperatamente arrapata, in groppa al confine tra legale e illegale, furiosa me ne stavo a coltivare fremiti senza nome, a tessere lo storyboard di una narrativa tutta masturbatoria, tutta nelle palpebre. La differenza è che allora mi bagnavo mentre oggi, se penso a tutto ciò a cui dovrei ambire per potermi realizzare, mi si seccano anche le fauci.

L’appagamento eternamente promesso e che sicuramente arriverà con il prossimo acquisto, la sublimazione di un amplesso tutto da guardare, invidiare, performare e che sicuramente mi porterà all’orgasmo se avrò successo. Dopo secoli di affanni passati a strisciare, oggi il miraggio dell’assoluzione/paradiso è acquistabile in comode rate direttamente da casa e se l’incanto è fugace non disperiamo: intorno a noi ne abbiamo una raffica continua, riproviamo con la prossima offerta speciale.
Il potere d’appagarsi sessualmente è diventato potere d’acquisto, la libido ha abbandonato la carne e ha traslato la sua irragionevole verità in un’allucinazione finanziaria, evanescente, oggi proiettata su un bel cappotto, domani su un viaggio, domani l’altro sull’elicottero, il resort, il colosso superminchia sborrazzante zeri in faccia a Chivuoitù. La parola d’ordine è prendere, lo scambio di beni ha lasciato il posto a un concetto diverso, quello del potenziale; la carne stessa è ogettificata in virtù del suo sacrifico: rinuncia e si offre senza goderne in cambio di infinite possibilità evaporate strisciando il dito sul display dello smartphone la sera, nel letto, due minuti prima di sfumare nel sonno preoccupato di chi, domattina, dovrà ricominciare tutto daccapo. E’ un anelito iperbolico che della sua matrice sessuale conserva a malapena l’affanno e nessuna pace. Non c’è mai un momento d’orgasmo e d’appagamento, c’è solo fame e poi ancora fame.
Sul triste rapporto tra capitalismo e un certo tipo di pornografia indaga il collettivo e associazione anarchica Arms Idea, nata a Venezia e che da vari anni ha base a Valencia.
Noi le abbiamo conosciute due anni fa a Barcellona, portavano la loro azione “Pornocapitalismo” (che inscenano e su cui lavorano tuttora) alla quarta Muestra Marrana.
La performance è vasta e vi auguriamo di potervi assistere, qui vogliamo dare rilievo al détournement degli elementi estetici tipici della visuale capitalistica della sessualità e dei corpi che le Arms Idea praticano. I gesti delle ragazze trascendono il limite di sicurezza che il corpo “attraente” rispetta per mantenersi “lecito” e che coincide con ciò che lo rende oggetto; ingannevole, ma privo di quella o-scenità che lo sottrarrebbe alla strumentalizzazione della scena, il corpo-merce è iper visibile e al tempo stesso celato per garantire quella tensione tra promessa ed effettivo (mancato) appagamento che è benzina del consumo. Ma nella rappresentazione si trascende nell’oscenità e, via via perdendo qualunque ritegno, si transfigura da gestualità erotico-commerciale a Pornografia. Con questo impietoso processo l’equilibrio si rompe e riappaiono le persone, il loro agire, la carne: una sorta di giro completo nel quale la materia proibita è la qualità illusoria dei meccanismi di mercificazione che, una volta svelata, ne diventa l’antidoto. Laddove il capitalismo vende il corpo e quindi gli attribuisce un logos affabulatorio, dei confini stereotipi, l’azione pornografica arriva a trascendere questa dialettica da catalogo postalmarket violandone la grammatica, superando il consentito.
Questo è argomento caro a Rosario Gallardo: il legame tra potere e controllo dei costumi sessuali è di un evidenza assoluta, continuare a marginalizzare la sfera sessuale all’intimità della coppia e a finalizzarla alla “normale” necessità affettiva e procreativa è la basilare forma di repressione sociale. Avvinghiarsi esclusivamente alla protettiva sfera intimo affettiva come ambito d’esistenza di un’espressione esplicita sessualmente, è un gesto d’omertà politica, quando nemmeno lì vi è una libertà di esplorazione dll’osceno allora ragazzi fatevi delle domande. La pornoestetica, in controtendenza totale, è una necessità politica in quanto risponde a una ineluttabilità esistenziale.
Un grazie alle Ragazze di Arms Idea che ci fanno sentire meno soli e più forti.

Ecco l’hangout-intervista tra Rosario Gallardo e le Arms Idea: