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Pisapia & Primarie: Roba da Neurodeliri

| mercoledì 16 dicembre 2015

expodue

Paolo della Comancha

La sempre più kafkiana vicenda delle primarie del centrosinistra che si trasformano in primarie del PD ha sbalordito tutti i milanesi, inclusi i militanti del PD, che ormai non ci capiscono più nulla, nel crescendo di assurdità che hanno fatto seguito l’annuncio ad aprile che per insondabili motivi un sindaco popolare non si sarebbe ricandidato. Se Pisapia non avesse fatto nulla da allora, Sala avrebbe oggi molte meno chances di vincere, ma gli errori dell’avvocato con la patata in bocca sono stati così marchiani che c’è chi ha invocato il lettino dell’analista per porvi rimedio. Di fatto, minando la credibilità ora dell’uno ora dell’altra, ha spianato la strada all’expocrate che vuole “la discontinuità” con cinque anni di sostanziale buongoverno (giunta Pisapia neanche un avviso di garanzia). Il sindaco è dovuto andare alla corte di Renzi per subire un umiliante diniego alla richiesta di non forzare su Sala: erano eoni politici che non si vedeva una tale mortificazione della storica autonomia milanese.

Ancora non sappiamo se si ritirerà la Balzani, ma siamo finalmente arrivati alla raccolta delle firme per le candidature. Già Sala si mette di mezzo e dal nuovo prefetto chiede a Renzi che le primarie non siano un rodeo.. Sarebbe come pretendere dal capitano di una nave che il mare non porti onde! Pier invece è già partito coi banchetti degli scriba, ma la Balzani gli chiede di desistere in incontri salottieri, avendo già incassato l’appoggio di Limonta e di D’Alfonso, oltre che della fantomatica sinistra italiana di Farina, mentre lui si è beccato solo un Del Corno. Intanto il solito Sala prende l’iniziativa nel marasma generale e nomina Majorino suo antagonista principale invitandolo a pubblico dibattito: realizza così un doppio obiettivo — mette fuori causa la Balzani che potrebbe insidiarlo e con gesto di paternalista magnanimità fa capire di essere più forte di Majorino. Nel mentre, il city manager della Moratti si assicura l’appoggio della componente junior della giunta Pisapia, fra cui due assessori capaci anche se non da tutti amati: Maran (traffico) e Bisconti (sport).

Allora mentre il Sala da pranzo viene imbandito a banchetto dei poteri forti, complice la dissoluzione sui media e in aula della giunta arancione, Majorino entra nel Padiglione Sala avvolto di kefiah e si mette a salmodiare: “Sono di sinistra sono di sinistra..” Rimane il favorito a sinistra rispetto alla Balzani, perché ha con sé diversi assessori della giunta che in nome della continuità chiederanno la loro di continuità, amici antichi e amici più recenti. Sulla carta da cesso dei sondaggi la Milano manageriale di Sala parte favorita, ma l’algebra del voto si traduce nel fatto che le persone poi bisogna portarle a far la coda alle primarie per votare, e in questo la Milano social di Majorino ha certo intessuto una tela più fitta di Sala-controlli.

La Balzani, sedicente “il diavolo veste Prada” in un’intervista, parte dai salotti con l’antica liturgia delle firme al femminile che le chiedono di candidarsi, anche se di fatto sembra scaraventata in una sfida più grande di lei: la corsa per le europee in Liguria non è paragonabile alla corsa da sindaco di Milano. Così come il suo essere una supertecnica del bilancio non è certo garanzia di popolarità: già la fornero e monti si sono bruciati credendo che i tecnocrati fossero al riparo dall’ira che il popolo aveva fino ad allora riservato alla casta. Ha però dalla sua i Comitati X Pisapia di Paolo Limonta (inspiegabile, sembrava che Majorino fosse la naturale continuità), la lista civica ortodossia pisapia e una parte della chiesa ambrosiana. Sicuramente deve farsi conoscere nelle zone più trash della città dove si troverà giustificare suo operato in quartieri irrigati dall’odio leghista.

Per ora il soldato Piermajo resiste e si mette in trincea. Vedremo se riuscirà a tener botta a Expoman sullo sfondo del Bronx della periferia milanese. Majorino conosce il territorio, ha con sé l’associazionismo laico e anche una parte di quello cattolico, molta sinistra voterà per con lui, e così via.. Fin dall’estate sembrava che avesse con sé Sel, ma poi con Mazzali si sono buttati sulla Balzani. I vituperati rossi si sono trovati alla Camera del Lavoro (Civati non c’era ma i civatiani sì) e anche se non parteciperanno alla primarie faranno una propria lista (un mix di rifonda e coalizione sociale).

Si sa che le primarie sono un un terno al lotto: le sconfitte maturate in questi ultimi 5 anni hanno portato il PD a prendere contromisure, ma rimane pur sempre un evento altamente aleatorio, quindi l’esito non è già scritto in partenz. Con tutt’e tre i candidati in campo vincerebbe molto probabilmente Sala, cioè proprio l’esito che l’attivismo sconclusionato di Pisapia voleva scongiurare. Una cosa è certa: stanno facendo di tutto per scoraggiare e dividere il popolo delle primarie, senza il quale non riesce mai a vincere le elezioni vere.