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Pisapia commemora Ramelli, mentre 3000 Antifa e la Sinistra scendono in piazza

| mercoledì 30 aprile 2014

29a

(Commento di uno studente di sociologia della Bicocca: “Si vede che gli danno fastidio tutti i voti che gli abbiamo dato”, NdR)

di Luca Fazio

Se con­tem­po­ra­nea­mente in città ci sono cen­ti­naia di nazi­fa­sci­sti con le teste rasate che mar­ciano com­patti scim­miot­tando le truppe scelte del Terzo Reich, la com­me­mo­ra­zione uffi­ciale di Ser­gio Ramelli, il gio­vane fasci­sta ucciso da alcuni mili­tanti di sini­stra, non è più un fatto pri­vato, un momento di rac­co­gli­mento uma­na­mente dove­roso per un ragaz­zino morto ammaz­zato 39 anni fa. Diventa un’altra cosa. Diventa un fatto poli­tico che parla al pre­sente, non alla memo­ria del secolo scorso. I nazi­fa­sci­sti sono qui, adesso, ieri sera a Milano erano in piaz­zale Susa e hanno scelto di mar­ciare il 29 aprile uti­liz­zando come pre­te­sto la morte di Ser­gio Ramelli (e di un repub­bli­chino, a pochi giorni dalla mani­fe­sta­zione del 25 aprile).

Eppure il sin­daco Giu­liano Pisa­pia, ieri pome­rig­gio, di fianco a Ric­cardo De Corato mai così com­pli­men­toso come in que­sta occa­sione, ha deciso di rac­co­gliersi per par­lare di “paci­fi­ca­zione” nazio­nale, cadendo nella trap­pola di un riflesso con­di­zio­nato che forse appar­tiene agli uomini di sini­stra della sua gene­ra­zione. Ma non c’è nulla da paci­fi­care, oggi la sto­ria è un’altra, e volge al brutto. Il sin­daco però si è tolto la fascia tri­co­lore, un gesto di poca impor­tanza che sot­to­li­nea solo il suo mal­ce­lato imbarazzo.

Per­ché lo ha fatto? — si sono chie­sti i tre­mila anti­fa­sci­sti che ieri sera si sono sen­titi orfani del loro sin­daco lungo il per­corso del cor­teo con­vo­cato in Porta Vene­zia per rispon­dere a distanza all’oltraggio nazi­fa­sci­sta. Con uno sguardo più attento al pre­sente, magari il sin­daco si sarebbe rispar­miato rifles­sioni come que­ste: “Spero che que­sta pre­senza possa ser­vire ad evi­tare che sor­gano pro­blemi per la città tra chi ha idee diverse: non solo pro­blemi di ordine pub­blico ma sulla neces­sità di con­vi­venza per la città”. La spe­ranza, invece, è che a Milano, in Ita­lia, sem­pre ven­gano avver­sate le idee di chi festeg­gia il com­pleanno di Hitler e vuole cac­ciare gli immi­grati, magari in stile Alba Dorata, tanto per restare nel presente.

Dav­vero siamo arri­vati al punto che con que­ste “idee” dob­biamo con­vi­verci? La rifles­sione è aperta e riguarda tutti, soprat­tutto gli anti­fa­sci­sti che ieri sera sono riu­sciti a met­tere insieme un cor­teo molto deter­mi­nato ma solo molto mili­tante. Non basta più. D’ora in poi — que­sto è il momento del mas­simo biso­gno — diven­terà urgente riat­tua­liz­zate un anti­fa­sci­smo che rischia di avvi­tarsi su se stesso con i suoi tic e le sue litur­gie che non rie­scono più a fare scuola. Il sin­daco Pisa­pia, in que­ste ore, invece avrà la pos­si­bi­lità di repli­care ai tanti che lo hanno votato ma non lo hanno capito. Già oggi è stato invi­tato alla com­me­mo­ra­zione di un gio­vane di sini­stra, Alberto Bra­sili, accol­tel­lato a morte 39 anni fa. Sarebbe un bel gesto, ma con certe “idee” che tor­nano a cir­co­lare la par con­di­cio è dav­vero fuori luogo, e fuori tempo massimo.