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Pirati d’Agosto

| venerdì 17 agosto 2012

Considerazioni libere e sotto l’ombrellone su chi pirata e a chi.

by pendaglio da forca Dan

 

Ahoy, me hearties!

Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare.
Samuel Bellamy, pirata delle antille del 18esimo secolo.

 

la propaganda anti-pirateria

I legislatori a livello mondiale si affannano a compilare ponderosi tomi di leggi per la protezione del copyright, incentivati dalla potente industria dello spettacolo che comprende a livello internazionale la Business Software Alliance (software), la MPAA (cinema), la RIAA (musica), e l’Italiana SIAE (tutto quanto comprese le bibite). Viene dedicato tempo e risorse. I migliori cervelli on hire si scervellano per trovare il modo per scoraggiare l’infrazione del diritto d’autore.

 

 

La tattica fin’ora è stata alquanto becera, criminalizzando la condivisione ben oltre i limiti del gusto. Qualcuno ricorderà una pubblicità appesa nei cinema dove si vedeva un gruppo di tizi incappucciati intenti a caricare nel furgone casse di qualcosa (forse erano casse di rum?) con la scritta che sottolineava com’è che si rubano i film (aah, col furgoncino!). O il memorabile spot video che andava in onda prima dei film al cinema qualche tempo fa: “non ruberesti mai un auto..”.

 

 

Lo spot era gravemente ingannevole, paragonava il furto di qualcosa di materiale con qualcosa di immateriale, infatti quando viene rubato un televisore qualcuno ne rimane senza, mentre quando viene “rubato” un film ne è stata fatta una copia e casomai ne soffrono le presunte mancate vendite. Ah, e nessuno si fa male, dettaglio non da poco. Il tragico spot ha ben meritato una brillante parodia in una puntata della serie Tv ItCrowds. Qui in Italiano

 

 

Diversi sono stati gli spot anti-anti-pirateria: tra cui questo: deliziosamente comparativo e relativistico.

 

 

una risorsa, non un crimine

La digitalizzazione dei media d’intrattenimento non è stata solo salutata come una fantastica, avvenieristica e liberatoria possibilità di condividere e di diffondere cultura, ma è stata anche vista come un pericoloso crimine, reo di abbassare le vendite, e di conseguenza sono fiorite campagne di propaganda decisamente brutali come quelle citate. Anzi, la brutalità è partita ancora prima, col chiamare il download da Internet: “pirateria”.

Ora, se ricordo bene i Pirati sono brutali individui dediti a bere rum e ad affilare coltelli in attesa di abbordare navi cariche d’oro e di trucidarne barbaramente l’equipaggio, nel mar dei Sargassi o in quello del Madagascar. Quando non sono romantici personaggi dei film della Disney col tricorno in testa e il pappagallo sulla spalla, ma in ogni caso non somigliano in nessun caso a un tizi* seduto alla tastiera che scarica un film.

Ma tant’è, oramai è andata, lo scambio di file protetti da copyright si chiama pirateria e allora teniamocela buona. Parliamo di pirati.

 

A cosa serve il diritto d’autore

Non sono gli autori a soffrire della mancata vendita (da dimostrare) del loro prodotto, sono i detentori dei loro diritti. Che però preferiscono mandare avanti la faccia del povero artista piuttosto che la loro. L’immagine del povero artista che fa la fame mentre ascolto la sua musica mi stringe il cuore, ma è davvero colpa mia se fa la fame o piuttosto delle organizzazioni che lo hanno messo in condizione di dipendere totalmente da loro per produrre e pubblicare e che ora lo sfruttano detenendone i diritti pure dopo morto e dandogli una parte infinitesimale dei profitti che realizzano? Sono pensieri estivi, vi dicevo.. Ma questi mi sembrano atti pirateschi.

Come ottimo esempio si potrebbe googlare “mickey mouse protection act” per capire cosa succede. La Disney, quando Topolino doveva cadere in pubblico dominio, ha fatto tali pressioni perché ciò non avvenisse fino a cambiare la legge. Eppure la protezione del diritto d’autore esiste per tutelare l’autore, non la multinazionale che ne sfrutta i diritti decenni dopo la sua morte. L’idea di tutelare il diritto d’autore nasce per permettere all’autore di continuare a creare, nell’idea che la sua creazione sia di beneficio all’umanità intera. Non è di beneficio all’umanità il mantenimento a oltranza del diritto di autori morti e sepolti e dunque incapaci di creare ancora. Uhmm.. sfruttamento delle persone anche dopo la morte.. pirati voo-doo?

 

Arte e sfruttamento

Le leggi di tutela del copyright sono arrivate a questo punto isterico perché vogliono fare tutto quello che è in loro potere per stroncare la competizione. I legislatori e le società di tutela dei diritti d’autore sono ben coscienti che la stragrande maggioranza delle opere d’arte è derivata. Sanno bene che il lavoro dell’artista è stato ispirato da quello di altri artisti. È la base della cultura. Siamo dei nani seduti sulle spalle dei giganti, senza il lavoro di chi è venuto prima di noi dovremmo ogni volta reinventare la ruota.

Se la tecnologia ci permette di automatizzare, com’è che stiamo ancora facendo lavori pericolosi o noiosi? Se la tecnologia ha reso parte del lavoro umano obsoleto, com’è che lavoriamo ancora come schiavi per sempre meno? Chi sono i pirati? Con questo caldo estivo, a questo voglio riflettere..

Le entità che affermano di proteggere la “proprietà intellettuale” stanno intanto abusando delle loro enormi possibilità economiche per estorcere ai loro clienti più soldi di quelli che sono disposti a pagare. Te ne accorgi ogni volta che compri un Dvd. Questa è pirateria. O forse è per questo che esiste la pirateria?

 

la sciabola alla schiena

È in virtù di un insensato quando arrogante ed avido senso di protezionismo che partono denuncie verso siti che semplicemente pubblicano link a materiale copy-rightato, o verso programmatori che pubblicano software che “potrebbe” permettere di bypassare vincoli di tutela iper-protettivi come quello che vorrebbe impedire persino la copia di backup di un dvd. Sono nati così oggi i copyright-troll, firme legali che si occupano di mandare minacciose lettere di denuncia a chi abbia scaricato illegalmente un film, chiedono soldi per chiudere una pratica che non avrebbero dovute comunque aprire visto l’atto illegale da loro stessi compiuto per spiare lo scaricatore, ma qualcuno ingenuamente li paga. La pirateria deve essere fermata! a qualsiasi costo! -non sentite anche voi nell’eco di queste parole stridere le sciabole? non sentite il tanfo della sentina, il cigolare delle assi?

 

Ricordiamo assieme, io qui nella grande città piena d’afa e voi auspicabilmente sotto l’ombrellone, cosa successe all’invenzione del videoregistratore. Il capo della MPAA, che tutela i diritti delle case cinematografiche in USA, dichiarò allora che il videoregistratore stava al cinema come Jack lo squartatore alle donne sole di notte. Che tipino delicato, vero? Uno che i pirati li avrebbe mandati in pasto ai coccodrilli a mazzi da sei. Questa è gente che non avrebbe mai permesso la circolazione del videoregistratore, né della fotocopiatrice né del masterizzatore, di nessun strumento che potesse danneggiare, anche in modo lontano o ipotetico, il loro enorme profitto. E mi pare che a posteriori l’industria del cinema sia sopravvissuta al videoregistratore in modo egregio. È gente incattivita da anni di permanenza sulle navi, possono diventare cattivi e violenti, senza rispetto per donne e bambini.

 

Adesso dicono che chi scarica film distrugge l’industria dello spettacolo ma la verita è che sono degli avidi e brutali pirati che vogliono farsi pagare più e più volte per lo stesso prodotto, una per ogni dispositivo. Hai perso il DVD? lo ricompri. poco importa che tu abbia pagato una cifra assurda per il pezzo di plastica, e infatti comperavi dei diritti. Ma quei diritti li hai persi assieme al pezzo di plastica. Disparità di trattamento? Asimmetria relazionale? Avidità? Tu chiamala-se-vuoi, Pirateria.

Certo che pagare caro come il fuoco un DVD che promette faville, soprattutto se pubblicato da una grande casa famosa, dovrebbe garanzia di qualità, la copertina è coloratissima e mi si promette che sia il più grande successo di -quasi- sempre. Capace che poi era un gran brutto film. E allora mi hanno mentito, mi hanno venduto un prodotto scadente promettendo che fosse billante. Hanno intenzionalmente falsato la rappresentazione del loro prodotto per aumentare il loro profitto, questi brutti e disonesti pirati.

 

Ci sono Pirati e ci sono Signori. Non sempre coincidono.

In questa estate calda io preferisco vedere gli scaricatori di film come la truppa di Peter Pan, mentre Capitan Uncino col tatuaggio S-I-A-E gli dà la caccia. Questione di punti di vista, ma anche il romanzo di James Barrie è stato prelevato e sfruttato dal grande pirata. Lo stesso che ha saccheggiato Pinocchio e la Bella Addormentata e Pocahontas ed Ercole, Alì Babà e Cenerentola, Alice nel Paese delle Meraviglie e Zorro, Robin Hood e Biancaneve, e senza pagare un soldo (o poco assai) di diritti ma facendoci su un sacco di soldi. Lo stesso pirata che oggi non vuole che si usi Topolino. E che lo difende ad ogni costo. Aaaargh!

Ok, mettiamola giù dura: I diritti di Peter Pan furono lasciati dall’autore a un ospedale per bambini di Londra: il Great Ormond Street Hospital. Nell’intento di fornire all’ospedale i mezzi per continuare la sua opera. Disney si è accordata con l’ospedale nel 1939 per fare il suo famoso film d’animazione, che ha poi realizzato solo nel 1953. L’accordo originale non prevedeva nessun provento all’ospedale per il merchandise (non esistevano nel 1939) e dunque l’ospedale non beccò nulla per la vendita dei pupazzetti o dei Dvd.

 

Non ruberesti mai una favola, vero?

Mi si stringe il cuore e non posso continuare, queste storie di pirati sono sanguinarie e piene di sfruttamenti e abusi. Questa in particolare di Peter Pan e Wendy e Campanellino è una storia lunga e me la tengo per la prossima volta, ma i più curiosi possono continuare qui e qui e qui.

Shiver me timber!

di Daniele Salvini