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Periferie al Centro: un fiume che puzza

by BlackMore | martedì 18 ottobre 2016

L’incontro sul Fiume Verde e il progetto sullo Scalo Romana, tenutosi ieri sera all’Arci Bellezza è stato un’enorme marchetta di Stefano Boeri a se stesso. C’erano solo addetti ai lavori che si conoscevano tra loro, comitati cittadini e base PD con professionisti tra urbanisti e architetti. Il progetto Periferie dal centro è un’associazione tirata su con l’intenzione di creare consenso dal basso per spingere i propri progetti politicamente. Il tutto con un invito alla partecipazione ad un progetto che non è ancora stato approvato, ma che proprio in virtù di questo lascia molto a desiderare sul piano partecipativo per come si pone, perché è un progetto definito. Il precipitato a livello politico è che la questione del problema dello spazio pubblico rimane virtuale, per non dire marginale. Il verde viene visto come un effetto scenografico e un elemento di decoro, un luogo concesso ma sostanzialmente non libero per la cittadinanza. Non dirò ovvietà come l’alibi che giustifica qualsiasi nefandezza speculativa sia rappresentato dal debito e dall’assenza di soldi pubblici. E che la piattaforma di costruzione del consenso non parla mai di “popolare” o di “collettività” ma di desiderata e di socialità, in modalità truffaldine e lontane dai nostri modelli. L’incontro è stato a tratti fastidioso. Una prima presentazione del progetto da parte di un architetto dello Studio Boeri, un vocale dell’archistar che è in Cina a fare “affari”, la presentazione di un’app di due studenti rincoglioniti del Poli che ha vinto qualche bando e poi la responsabile del progetto partecipato sul Fiume Verde. Il metodo è nazista, fingono di considerare le opinioni altrui e in realtà ti vendono il loro progetto come soluzione politica e sociale al problema del degrado. Hanno fatto un elenco di zone periferiche che hanno individuato come a rischio, come luoghi di intervento (tutti gli scali ferroviari, San Siro, Falk e poi hanno citato via Gola a caso, per farvi rendere conto del bassissimo livello e della fortissima volontà di manipolazione) da mettere a valore, un’occasione per fare economia e cultura e rivedere la mobilità o per rispondere ad esigenze e ad emergenze sociali. L’app con tanto di social attitude si chiama Join MI e probabilmente non verrà mai diffusa. Un po’ di gente ha fatto interventi contro. Gente dei comitati o impiegati del comune mandati come osservatori dell’eterodosso piddino Boeri. Soprattutto è stato criticato aspramente il metodo. Il presentatore alla fine era così in imbarazzo da cercar di tagliar corto in maniera vistosa e goffa e da invitare la platea a non fare più interventi o domande per avere più tempo per il buffet. È stato interessante e tremendo allo stesso tempo. Ho visto da vicino la merda. E vi assicuro che nel caso ci venisse il dubbio che non puzzasse, vi confermo che puzza, anche se la profumi di Chanel n.5.