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“Perché lo Fai?”

by Rosario Gallardo | lunedì 25 febbraio 2013

L’amore. Voi conoscete molti innamorati? Quelli che si emozionano per un pacchetto di baci perugina e un raggio di sole rosso annegato tra le onde? Quanti tra loro hanno più di 25 anni?
L’amore è una cosa per ragazzine adolescenti che si bombardano i timpani con canzoncine costruite sui dati di ricerche di mercato? Cosa mi comprerò oggi per sentire amore?

Quando ero ragazzina aspettavo San Valentino per poi piangere tantissimo pensando a quanto amore ardeva dentro di me, quanto mi faceva piangere. L’amore è osceno. Lo è tantissimo. E’ instupidito, volgarizzato, confuso, manipolato, codificato, raziato, imbugiardito e strozzato da silenzi osceni. Come il sesso. Canonizzato a caminetti e tette rifatte, l’amore ha il suo canone gentile e compatibile col sistema di consumo e impiego. Ma come il sesso così anche l’amore mi piace un casino. Quindi vi racconterò ancora una volta di me, perché è in me l’unico spazio di cui davvero dispongo. Nel 1997 il fratello di un mio amico mi telefona per invitarmi in montagna: io lui, un suo amico e una mia amica. Ci penso, valuto la situazione mentre friggo una porzione di alette di pollo piccanti; non li conosco ma non conta, ho diciannove anni e ho orecchie per sentire. Guardo la mia vita ed è come quella cena e so esattamente dove porta, e io so che non è lì che voglio stare. La mia amica non è in città, io però, come al solito, non ho nulla da fare. Seguirò il coniglio bianco.
Sono certa che anche Nicola da ragazzino abbia pianto un sacco, proprio come me, anche se forse non a San Valentino… Comunque quando ci troviamo davanti a scuola soffia un vento leggerissimo e la luce è d’oro e rossa; non ci sono onde perché non c’è mare, a Milano. L’autobus, il mio vestito trasparente, tanto hashish e le curve.
In montagna ho nascosto tutti gli orologi in un mobiletto, ho disegnato coi pastelli a cera su un ceppo e, non so come, io e Nicola ci siamo trovati da soli all’alba a piangere insieme. Lui, steso, gocciola ed io sopra ad innaffiarlo. L’alba si ferma in un’accecante momento bianco, sembra l’atterraggio della più grande astronave mai ipotizzata al mondo. Ha fuso le nostre anime o ci ha lasciato vedere cosa eravamo: l’ingranaggio perfetto per andare oltre noi stessi, una coppia.
Ora non voglio fare giri di parole e vi scriverò esattamente come la penso.

C’è un solo motivo per cui io professo il verbo della pornoestetica ed è quello di seminare il dubbio, affinché nei vostri aridi cuori piatti riemerga un briciolo di ardore. Un ardore che non si compra al dutyfree, un cazzo di ardore che vi metta uno nelle mani dell’altro. Quello stesso fottutissimo ardore vi farebbe anteporre la vostra sacra scopata mattutina al cartellino da timbrare, la scopata dell’ora di pranzo alla pausa coi colleghi e la sera la tv diventerebbe solo un ottimo appoggio per fare la pecorina. Perché io sono mossa da tanta generosa volontà di divulgare la percezione dell’amore sessuato? Perché se voi aveste voglia di scopare quanta ne ho io, tutti riusciremmo a stabilire ritmi diversi allo sfruttamento a cui vi state immolando. Ma se voi, oltre a scopare con ardore, amaste con lo stesso ardore nessuno al mondo potrebbe tenerci al guinzaglio. Chi vi dice che non ci sarebbe cibo per tutti vi sta mentendo. La nostra produzione è tutta basata sul surplus svalorizzato. Non è la produzione che fa il mercato, ma l’impiego delle risorse. Non siamo impiegati per creare ricchezza e beni… Magari! Sono il miraggio della ricchezza e la produzione di paccottiglia funzionali all’unico vero scopo di tutto: tenerci impegnati, stanchi e soli. Cambiamo le priorità nella nostra percezione della realtà e il ricatto economico crollerà. Dopo il senso di colpa delle religioni monoteiste, il senso del dovere e le mazzate in testa, ora c’è l’utopico successo che dovrebbe ridarci senso. Sostituiamo l’idea del “senso” come significato con la percezione del Senso come sensazione percepita qui nella realtà. Ridiamo il corpo a Platone, facciamolo scopare. Depotenziamo gli inganni, riprendiamoci la terra, il corpo, la vita! Riprendiamoci la dignità di ardere d’amore carnale perché è da lì che diveniamo altro oltre che mezzi d’impiego. E’ sconfinando nella carne altrui che superiamo l’insensatezza della vita strumentalizzata, della percezione di esistenza ogettificata e pensata. Io ho Nicola, lo possiedo, ci affondo la faccia, è mio! Tutto ciò che ci divide è mio nemico. Strapperei le brache al mondo per averlo con me. Vorrei si spaccasse la miseria in due per poterlo avere sempre tra le mie cosce. Ciò che ha senso per me è la mia carne contro la sua, la sua sborra che diventa la mia e squirtargli in faccia. E’ questa materialità del mio spazio vitale che dà confini chiari a chi, da fuori, vorrebbe fottermi la vita. Non ho confusione mentale perché è la mia fica che ha messo radici. Se mai le chiacchiere possano ipnotizzare, la mia fica e il mio culo hanno senso e sono qui. Non mi fotterete perché io fotto Nicola e questo mi rende viva, quindi libera. Non ho senso del dovere, non ho senso di colpa, riconosco nel sentimento d’attrazione e nel legame l’intelligenza innata e, nella percezione dei miei luoghi e del mio prossimo, il senso è una realtà percepita e non idealizzata. Se non fossi fottutamente innamorata, con la fica famelica, nulla di tutto ciò avrebbe senso, perché i miei occhi avrebbero una benda, i miei pensieri troppe parole mute, chiamerei il mio vuoto coi nomi di “Dio” e “Denaro” e avrei una borsetta di Prada infilata nel culo. Parole vuote e canzoncine educate. Piangete. Piangere apre lo sguardo.