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Generazione (A)

Per i morti del Mediterraneo

| martedì 8 ottobre 2013

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Settimana scorsa si è consumata l’ennesima tragedia sulle coste dell’isola di Lampedusa. Questa volta la portata del disastro ha fatto si che tutti, ma proprio tutti, avessero una buona occasione per sprecare il fiato; da destra con le consuete considerazioni xenofobe, da sinistra con la solita memoria corta di chi si dimentica la propria responsabilità nella nascita e nello sviluppo di un certo tipo di politiche (se mai la legge ‘Turco-Napolitano’ ci evocasse qualcosa, ad esempio).

Tra la retorica dell’invasione da un lato, e il buonismo dall’altro, sono poche le analisi lucide che mettano in evidenza quali sono i problemi veri non solo dell’Italia ma dell’intera Fortezza Europa nella gestione dell’immigrazione.

Andrea Segre, autore di diversi documentari sulle tematiche delle migrazioni, riassume così la necessità di un vero cambiamento di rotta: “Bisogna costruire sistemi di informazione e di organizzazione delle vie legali di emigrazione: aprire uffici ad hoc, usare mediatori culturali e comunitari, finanziare le agenzie UN preposte a ciò, utilizzare le sedi diplomatiche per questi scopi e altro ancora. E dove si trovano i soldi? Beh da quelli che possiamo risparmiare riducendo le follie e smantellando le inefficienze del sistema securitario fatto di operazioni di respingimento, di rimpatrio forzato, di espulsione, di detenzione e simili. E’ una direzione rivoluzionaria e complessa, ma che è l’unica che può permetterci di non essere ipocriti quando ci scandalizziamo per le tragedie e quando diciamo di voler rispettare le vite e la dignità dei migranti”.

 

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Mentre a Lampedusa continuano le operazioni di recupero dei corpi rimasti in mare, a Milano lunedì sera c’è stato un presidio convocato da varie realtà che lavorano sul territorio nell’ambito dell’immigrazione. Erano presenti molte associazioni (tra le altre Naga, Todo Cambia, Immigrati Autorganizzati, Dimensioni Diverse) e alcune Scuole Senza Permesso con maestri e studenti. I partecipanti hanno portato dei lenzuoli, come “simbolo dei sudari che coprono i corpi dei migranti uccisi nel Mediterraneo ma che non possono coprire la vergogna delle politiche migratorie attuali”. Questi lenzuoli sono stati stesi al centro della galleria Vittorio Emanuele, sotto la cupola, e per qualche momento le persone vi si sono stese accanto evocando le immagini di morte provenienti da Lampedusa.