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Leftism

Parte la campagna per la lista Tsipras di fronte alla Borsa

| giovedì 24 aprile 2014

borsacatte

La campagna per le europee è partita ufficialmente mercoledì sera con una manifestazione in piazza Affari. Sul palco Barbara Spinelli, Marco Revelli e Moni Ovadia

di Giorgio Salvetti

Che ci fa Moni Ova­dia con la ban­diera rossa davanti alla Borsa? Dà uffi­cial­mente il via alla cam­pa­gna elet­to­rale per le euro­pee della lista “Un’altra Europa con Tsi­pras”. Tutti sotto il dito medio di piazza Affari a Milano. E non poteva essere diver­sa­mente: è qui che si comin­cia a rico­struire un con­ti­nente stran­go­lato dalla finanza e dall’austerità.

Dicia­moci la verità: è dura. Anzi duris­sima. Il moloch finan­zia­rio che si sta­glia davanti a qual­che cen­ti­naio di corag­giosi venuti ad ascol­tare Bar­bara Spi­nelli, Marco Revelli e gli altri can­di­dati, è pro­prio lì. Guarda tutti dall’alto, potente e indif­fe­rente. Fa sen­tire la piazza molto pic­cola e troppo poco piena, anche se col pas­sare dei minuti le per­sone arri­vano sem­pre più nume­rose. C’è tutto il tempo per essere molto seri come si con­viene quando ci si appre­sta a una lotta dif­fi­cile, ma anche per riderci sopra e bal­lare il sir­taki in ver­sione disco. D’altronde l’alternativa non c’è, o meglio c’è solo que­sta. Altri­menti non resta che assi­stere impo­tenti al duello media­tico tra Renzi e Grillo, il primo che pro­mette di dare bat­ta­glia ma poi si genu­flette ai dik­tat di que­sta Europa, il secondo che vor­rebbe farla finita con l’Europa. Dun­que o Tsi­pras o star­sene a casa, ras­se­gnati e sconfitti.

Ma cos’è Tsi­pras? E’ la domanda inquie­tante che fanno anche tanti ex elet­tori di sini­stra. “Que­sta lista è l’unica vera novità di que­ste ele­zioni – spiega Marco Revelli, già garante e ora spea­ker uffi­ciale della cam­pa­gna elet­to­rale – Siamo con­vinti che la vera bat­ta­glia si gioca in Europa, non in Ita­lia. Que­sto governo dice di voler bat­tere i pugni sul tavolo a Ber­lino ma poi batte i tac­chi e fini­sce per spen­dere il suo atti­vi­smo in un bri­co­lage infi­nito nei mean­dri dei conti dello stato”. E ancora: “Siamo tra­sna­zio­nali, il nostro gruppo in Europa vale tra il 15 e il 20%, non vogliamo fare testi­mo­nianza, abbiamo una voca­zione mag­gio­ri­ta­ria, vogliamo pesare, fare alleanze, cam­biare equi­li­bri”. Bar­bara Spi­nelli prova a spie­gare per­ché la lista ha il nome di un greco. “In Gre­cia abbiamo visto quanto sta male l’Europa e quanto è di nuovo divisa, come se fosse col­pita da un guerra, dalle armi della finanza, pre­ci­pita di nuovo nei nazio­na­li­smi, come prima della Grande guerra. Quando Renzi dice che è tutta colpa delle buro­cra­zie euro­pee, noi ci arrab­biamo. E’ colpa dei governi che hanno usato la Gre­cia come una cavia e siglano patti come il fiscal com­pact”.

Giu­stis­simo. Ma allora per­ché la piazza non è stra­ri­pante? Qui solo tre anni fa tutti erano impaz­ziti per Pisa­pia. Per­ché adesso invece si lotta per supe­rare la soglia del 4% e tocca fare ragio­na­menti con­torti della serie “meno votano gli altri più noi in per­cen­tuale saliamo”? Prova a spie­garlo il capo­li­sta nel nord ovest Cur­zio Mal­tese: “Se in Ita­lia l’informazione fosse nor­male avremmo anche qui il 15%. Siamo gli unici con un vero pro­getto alter­na­tivo all’austerity. Ma sui nostri media si dibatte se Renzi deve o no gio­care la par­tita del cuore. Oppure della sini­stra del Pd che sem­bra bol­sce­vica per­ché sul jobs act spunta 5 rin­novi di con­tratto pre­ca­rio al posto di 8”.

Le altre ragioni per cui è così dif­fi­cile bucare il silen­zio riguar­dano noi, gli ultimi disa­strosi anni della sini­stra ita­liana, e lo sap­piamo fin troppo bene. Ma non è que­sto il momento di rigi­rare il col­tello nella piaga. Ci sarà tempo dopo il 25 mag­gio, magari con un risul­tato utile in tasca e la sen­sa­zione che abbiamo dav­vero rico­min­ciato tutto daccapo.