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Parco Orbitale: Sogni & Realtà S.r.l.

by Stefo | martedì 13 settembre 2016

Un parco orbitale. Una cintura verde intorno e dentro alla città. Il fiume verde di Boeri. Da una settimana sono iniziate a ri-circolare idee suggestive di progetti mirabolanti sul verde milanese. L’idea, non certo nuova, è quella di collegare i parchi esistenti, con una pista ciclabile continua. Qualche sito azzarda un minirendering, tracciando un cerchio di verde immaginario anche là dove la città (specie nel quadrante nord nord est) è completamente compromessa da un’urbanizzazione incontrollata, Seveso docet. A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca, ci insegna un antico proverbio. La coincidenza del ‘lancio’ del progetto, subito condiviso da migliaia di profili, con il dibattito alla Festa dell’Unità sugli Scali Ferroviari non può essere solo un caso.

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E con l’inizio dei lavori della megavasca di cemento che si porteranno via un quarto del Parco Nord. Già dagli articoli filtrati da Repubblica, Corsera e Stati Generali, emerge qualcosa più che un’indiscrezione. Deduzioni che diventano certezze quando si va a scoprire i ‘mandanti’ dei fotomontaggi che, da qui a breve, verranno dati in pasto ai giornali del copia e incolla. Ci riprovano. Oggi che Sala non è più a.d. di Expo ma Sindaco di Milano, c’era da aspettarselo. Col ‘compagno’ Gianni Confalonieri amministratore delegato di  Arexpo s.p.a. era il minimo che poteva succedere. Dici scali ferroviari e leggi Ada Lucia De Cesaris,  La versione aggiornata e ‘ricomunicata’ dell’anello verde e blu delle vie d’acqua di Expo è in tavola. La storia è la stessa. Allora erano le sottocondutture di acqua e elettricità ad uso di terreni edificabili e centri commerciali, gentilmente ideate da MM spa, il braccio operativo del Comune oggi guidata dall’ex consigliere comunale PD Davide Amedeo Corritore. Più gallerie, sopralzi, passerelle, telecamere, bar nei parchi, aree sosta, piloni della luce e altri elementi di arredo in stile Expo che la Soprintendenza ha giudicato, ignorata da tutti gli ex consigli di zona coinvolti, completamente fuori contesto con il paesaggio delle aree verdi e agricole di Milano. Oggi la stessa idea viene rilanciata, ma moltiplicata su tutta Milano. Bene inteso, l’area più appetibile, quella da edificare o meglio ‘urbanizzare’ resta sempre il quadrante ovest, dove un milione di metri quadrati di aree agricole e verdi (l’ultimo bosco di Milano, i Boschi della Merlata) sono diventate una piastra di cemento. E dove i recenti ecomostri costruiti ai margini dei parchi di Trenno, Figino e Cave (in foto), mostrano in maniera lampante che sotto una mano finta di verde ci siano migliaia di betoniere di catrame puzzolente pronte a mettersi in moto. E’ li tra Trenno, Figino, Baggio, Bisceglie che si concentrano le mire degli immobiliari$ti. Però l’aria di ciclabilità, l’idea di anello verde, i fotomontaggi ancor più seducenti di quelli delle vie d’acqua, hanno una patina differente dal canalone di scolo di Expo. E poi non c’è più Maltauro e il suo appalto truccato, una delle teste della Cupola Expo di cui nessuno più parla ma che non ha mai avuto una fine lavori ufficiale.

Resta il piccolo problema delle acqua reflue della ‘più grande ipercoop’ d’Italia, il megacentrocommerciale previsto tra Gallaratese e Pero dentro l’area EXPO, per cui i costruttori han già chiesto una variante che ne amplia le strutture di un quinto.

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