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Palazzo reale "della domenica" (di Marta A)

| martedì 19 gennaio 2016

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Domenica sono stata alla mostra su “Mucha e le atmosfere art nouveau” a Palazzo Reale. Le opere, in particolare quelle proprie di Mucha, non le avevo mai viste dal vivo né a dimensione naturale, e, piacendo il genere, valgono meravigliosamente la pena.

Però, davvero di pena si tratta. Sorvolando sulla questione coda all’ingresso, che pare inevitabile per qualsiasi mostra a Palazzo Reale, soprattutto se ci vai di domenica, già in biglietteria l’indisposizione aumenta. Allo sbrigativo bigliettaio devi ricordare tu che magari puoi avere il biglietto ridotto, e il suo compare che dovrebbe darti l’audioguida ti dice sgarbatamente di prendertela da te (e non ti avverte se non ti viene in mente di prendere anche le cuffie), poi, di male in peggio, vai al guardaroba e scopri che la giacca non la puoi lasciare (solo borse, no indumenti, ma come? e soprattutto, perché?). Quindi, bello ingombrante con la giacca addosso o in mano, entri alla mostra che per facilitarti le cose è stata organizzata in spazi stretti: piccole stanze semidivise al loro interno e corridoietti dove ti ritrovi a dover leggere scritte enormi a pochi centimetri dal naso. Ah, a proposito di scritte, dimenticavo che appena entri c’è un presagio della mancanza di (buon) senso dell’allestimento: una bella storia cronologica di Mucha e dell’art nouveau che parte da destra e va verso sinistra, con tutte le persone che spontaneamente vanno verso sinistra, iniziano a leggere, corrucciano sempre più la fronte e poi, capendo, si spostano a destra per cominciare dal principio…In Italia, che io sappia, si usa ancora leggere da sinistra a destra…o no?

Della poca attenzione alle didascalie ti accorgi poi proseguendo: alcune sono invertite per ordine e in un caso un’opera è segnalata come commentata dall’audioguida ma quando digiti il numero corrispondente ti accorgi che la voce sta parlando di un altro quadro.

La cosa peggiore, in ogni caso, è l’illuminazione: fredde luci mal direzionate.

Per consolarti come da manuale, alla fine entri allo shop e vuoi comprarti un “souvenir”, ma più di qualche cartolina, magnete e (orribile) astuccio con sopra illustrazioni di Mucha stampate perlopiù in colori altamente irrispettosi degli originali non trovi. (Certo escludendo poster da 60 euro o magliette da 100 e passa). E dire che Mucha era disegnatore bravissimo e illustratore versatile, i suoi lavori sono stati usati per poster pubblicitari di prodotti di largo consumo, manifesti teatrali, libri, calendari…