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P.zza d’armi & partecipazione democratica? Ruspe a Ferragosto!

Stefano Mansi | mercoledì 1 agosto 2018

Il caso piazza d’Armi, che MilanoX sta seguendo da circa un anno, continua a riservare nuove sorprese. Le novità sull’enorme area di proprietà della società controllata dallo stato Invimit spa, i cui vertici sono in attesa di destituzione, arrivano anche ad agosto, mese quantomai propizio per limitare le proteste come ci insegna la storia di sgomberi e demolizioni della nostra città (Leoncavallo 16.8.1989 in primis, nda) una lezione ancora valida nel 2018. L’occasione è un messaggio inviato dall’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran sul suo profilo facebook nell’ultima settimana di luglio: piazza d’Armi sarà un parco pubblico, spara l’assessore senza specificare quando, come e soprattutto quanto gli 80 campi da calcio dell’area a verde più gli enormi magazzini militari di fianco a viale delle Forze Armate, tra San Siro e Baggio, verranno trasformati in un parco. Gioscono cittadini e comitati, finalmente!

Subito, Corsera Repubblica e Radiopopolare amplificano il post dell’assessore con articoli e interviste, che nel caso della Repubblica non solo riportavano le definizioni utilizzate dai comitati cittadini che da più di un anno chiedono la salvaguardia dell’area, ‘Oasi Urbana’, ma raccoglievano il favore di Natascia Tosoni, consigliera comunale di ciò che resta di sinistra ecologia e libertà, diventata Milano Progressista (3,5% alle ultime elezioni).  Quasi a silenziare ogni possibile malumore nella maggioranza.

L’assessore fissa per il 2 agosto un incontro con ‘alcune associazioni ambientaliste’ (tra cui Fai, Italia Nostra, Legambiente, Distretto Agricolo Milanese) nessuna delle quali fa parte del Coordinamento (https://www.facebook.com/farwestmilano/)  che da mesi manifesta, organizza azioni assemblee e raccoglie documentazione sull’area, ma tutte che godono di spazi, contributi, patrocini e concessioni erogati proprio dall’assessorato all’Urbanistica che ha la competenza anche del Verde e dell’agricoltura, un metodo partecipativo che agli occhi di molti cittadini non sembra garantire quella doverosa terzietà, indispensabile per garantire il pieno esercizio della democrazia e valutazioni indipendenti rispetto all’operato della Giunta Sala sull’area che, secondo il precedente PGT Pisapia-De Cesaris era stata derubricata a area di trasformazione urbanistica (ambiti ATU del Piano di Governo del Territorio), una fabbrica dismessa su cui costruire cubature pari a quelle di City Life.

La data dell’incontro inizia a circolare, Legambiente strappa all’assessore la possibilità di far partecipare anche le ‘Giardiniere’, l’associazione che da più tempo si occupa dell’area e della sua salvaguardia mentre diverse realtà e singoli abitanti della zona chiedono di partecipare all’incontro quantomeno come spettatori ricevendo come riposta il silenzio. Mentre tutti sono distratti dalle belle parole ‘Parco Pubblico’ ‘Oasi Urbana’ diffuse dai media, e ripetute a pappagallo su facebook da molti, un attivista dei comitati fotografa uno strano logo (in foto) apparso sui magazzini proprio nelle stesse ore. Una rapida ricerca su internet e il nome che appare, Daf, risulta essere quello di una s.r.l. specializzata in bonifica e demolizioni del gruppo Donzelli, una delle più importanti aziende italiane del settore. Il mistero è svelato. Sulla pagina facebook del comitato, nonostante il periodo estivo, fioccano i commenti sdegnati di molti cittadini. Il tam tam fa il giro del web. Il mutismo imbarazzato dell’assessore si tramuta in una frettoloso dietro front da parte della sua segreteria, che ha sede in via Bernina 12 (Farini): alle associazioni inizialmente invitate arriva una mail di rinvio dell’incontro, a dopo…la demolizione dei 3 ettari di magazzini militari. Una decisione che ha un triste precedente.  Siamo a maggio 2018. Alcuni attivisti aspettano l’assessore in una scuola elementare del quartiere Olmi dove è atteso per la presentazione delle iniziative pubbliche di ‘Reinventng City’, gestita dal manager della ‘resilienza’ Tommaso Pellizzaro, proprio per parlare faccia  faccia di piazza d’Armi. Nonostante la scuola sia blindata all’inverosimile da una camionetta di celerini in tenuta antisommossa e alcuni funzionari della Digos siano nella stanza dove si tiene l’incontro, all’ultimo momento l’assessore non si presenta. Oggi, 1 agosto, resta l’incubo dell’ingresso ruspe per ferragosto, senza nessuna informazione riguardo all’area interessata dal megacantiere che potrebbe distruggere un’area boschiva dove han fatto la tana decine di leprotti selvatici che si possono incontrare all’imbrunire proprio di fianco ai magazzini da distruggere. Dove verranno smaltite le tonnellate di inerti? Cosa ne sarà di animali e piante?

Questo piccola e inutile lotta potrà sembrare a molti secondaria. Forse anche stupida. Invece per le modalità con cui si sta svolgendo, per il disprezzo mostrato dei principi della Democrazia, dell’ascolto e della partecipazione popolare, richiama a voce alta le responsabilità di ciò che resta della ‘sinistra di Milano nella disfatta culturale prima che elettorale in atto. Un decadimento delle forme di democrazia (di cui l’uso di facebook invece che il confronto faccia a faccia) è determinante. Un degrado in cui sguazzano tentazioni antidemocratiche, ragioni populiste e pericolose derive dispotiche alle quali anche le ruspe targate P.D. di piazza d’Armi hanno un ruolo non secondario. Un modo di procedere pessimo, senza informazione, quasi a nascondere la demolizione di importanti beni pubblici prevista per ferragosto. Quasi che le sorti di questo fondamentale polmone verde nella città che soffoca fosse un appartamento da svaligiare in pieno agosto, quando i legittimi proprietari, i cittadini, sono in vacanza.