MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Net Pet

Occupy Wall Street’s Copyright Troll

| martedì 15 novembre 2011

by Daniele Salvini

Un giovane Troll del copyright ha avuto la brillante idea di brevettare la frase “Occupy Wall Street” appoggiando il cappello sul movimento anarchico NewYorkese e utilizzandolo per vendere magliette, ombrelli, adesivi e borsette colla scritta, per l’appunto: “Occupy Wall Street”. Il signor Robert Maresca ha depositato il brevetto il 18 ottobre 2011, pagando 975 dollari e diventando così all’istante lo zimbello di turno. La sua azione è stata vista come un tentativo di fare soldi sfruttando il movimento di protesta. Non è servito a placare le polemiche la sua dichiarazione che se non lo avesse registrato lui, l’avrebbe sicuramente fatto qualcun’altro. I manifestanti hanno risposto che bisogna avere davvero la faccia come il culo per sfruttare economicamente un movimento che si definisce nella sua opposizione all’avidità e al profitto. La cosa è durata meno di un mese, dopo una ventina di giorni di fischi e pernacchi, la settimana scorsa Mr. Maresca ha abbandonato la richiesta di registrazione del marchio, ma non riavrà indietro i soldi.

Robert Maresca è un pesce piccolo che pensava di fare qualche soldo e non si era reso conto del polverone che avrebbe sollevato. Si era recato diverse volte a Zuccotti Park, dove si trova il presidio permanente della protesta e aveva cominciato a fare e vendere magliette con scritte a pennarello. Dopo averne vendute una ventina gli deve essere venuto un colpo di sole che unito alle esalazioni dell’uniposca l’ha portato a pensare di registrare il marchio per pretendere di essere il solo a usare la frase. Deve essere stato malconsigliato. Non ha in ogni caso denunciato nessuno per l’uso improprio del “suo” marchio e la cosa si è conclusa senza danni.

il troll professionale

Esistono invece dei Troll dei brevetti professionisti, veri e propri squaletti, come il gruppo legale USCG, US Coyright Group, che avvicina produttori di film indipendenti offrendosi di recuperare soldi dalla gente che scarica illegalmente il loro film su BitTorrent, chiedono 150.000 dollari per spaventare e poi si accontentano di 1500-2000. Non scherza neanche il gruppo legale Righthaven, i quali cercano online articoli pubblicati da individui od organizzazioni no-profit, comperano i diritti su quella storia e poi denunciano l’operatore del sito che la ospita per infrazione del diritto d’autore. Anche in questo caso usano la tecnica della pesca a strascico, buttando mille denunce e raccogliendo quello che viene. Una media di 2000 dollari per caso. La EFF, Electronic Frontier Foundation, si occupa di tutelare legalmente le vittime di questi Trolls del Copyright.

Il mondo in cui viviamo vede un uso massiccio dei brevetti a scopo speculativo, raramente il brevetto serve a “incentivare la creativita dell’autore” come suo scopo originario. La registrazione del marchio di Topolino (Mickey Mouse) è tutt’ora attiva nonostante il topino sia stato “inventato” nel lontano 1928 e il suo autore, Walt Disney, sia morto e sepolto e non abbia dunque la possibilità di inventare più nulla.

Il copyright è un concetto legale, consiste nel dare al creatore di un’opera originale dei diritti esclusivi su di questa, di solito per un periodo limitato a quello della vita lavorativa del creatore. Il diritto d’autore venne infatti creato con l’intento di incentivare un autore a creare ancora e ancora, ricompensandolo della sua creatività e permettendogli di vivere del suo lavoro.

Oggidì il diritto d’autore si estende ben oltre la vita lavorativa dell’autore fino a coprire la vita naturale sua e quella dei figli, ed è cedibile a terzi, di solito una a società che non ha nulla di creativo e che si occupa solo di far fruttare in modo speculativo questi diritti.

Una royalty è come un diamente. per sempre.

Il brevetto su Topolino non finirà mai. L’intera legislazione sul diritto d’autore si inchina davanti alla potente Lobby del castello fatato e la legge viene revisionata e allungata di qualche decade all’avvicinarsi della sua scadenza grazie alle pressioni della Disney Corp. E così, senza bisogno della palla di vetro, possiamo predire quando avverrà la prossima revisione del diritto d’autore. L’ultima legge, il Copyright term Extension Act del 1998, l’allunga di 20 anni rispetto alla precedente del 1976. In dettaglio allunga il copyright alla durata della vita dell’autore più 70 anni (in precedenza era vita dell’autore + 50). Nel caso di un prodotto corporativo 120 anni dalla creazione o 95 dall’inizio dello sfruttamento.

Se il caso di Topolino potrebbe far sorridere, si diventa subito seri pensando a come si muovono liberamente e ai danni che procurano i Troll dei brevetti nell’ambito farmaceutico.

Per chiarezza, chiamiamo “troll” coloro che implementano una difesa feroce e vessatoria del diritto d’autore che posseggono, ad esempio, per tornare alla Disney (gioia dei bimbi), possiamo ricordare il caso “Disney contro Asilo Nido”, 1989, in Florida. Quando Disney denunciò un asilo nido per avere dipinto i “suoi” personaggi sui muri delle stanze da gioco dei bambini. “must be really stupid” -Devono essere davvero stupidi- hanno pensato quelli della Universal, i quali si sono offerti di dipingere i muri a loro spese e ci hanno messo i loro personaggi: Scooby-Doo, l’orso Yoghi e Wilma Flinstone al posto di Pluto, Pippo e Paperoga.

Altri esempi: Facebook ha brevettato il segno, ha brevettato l’uso del Tag. Nel 2011. Pare impossibile? eccessivo? Non a confronto con Sony. Sony ha brevettato dei dispositivi per comunicare attraverso la pelle (in modo che quando li inventerà saranno già suoi), e futura biometria per i videogiochi, Apple invece ha brevettato i movimenti delle dita per usare il touchpad del telefonino, mani a pinzetta per allargare, scorrere col dito a sinistra per tornare indietro. E anche lo scorrere col dito sullo schermo per sbloccare il telefonino. La guerra sui gesti per usare un telefonino è in pieno svolgimento. IBM brevetta tutto quello che si muove, e gli altri non stanno a guardare. Qualcuno ha brevettato la Pizza e anche quella cosa che hai in mano, di sicuro quello che canticchi e pure quello che stai pensando! E’ un mondo freddo e triste, cupo e spietato quello che si vede dalla persiana socchiusa di un ufficio legale..


Affinità e divergenze tra il diritto d’autore e il pizzo

Certo, avere dei diritti di proprietà intellettuale potrebbe anche sembrare una buona idea. Un guadagno residuale, una rendita fissa. Il contrario di lavorare.

Il radicale rappresentante del Software Libero, Richard Stallman, strenuo difensore delle libertà individuali legate all’uso delle tecnologie sostiene che in generale i brevetti rappresentano un danno per la maggior parte della popolazione a vantaggio di pochi, e che gli artisti dovrebbero essere remunerati per il loro lavoro, ossia per l’esecuzione e per la composizione.

Il mondo della musica vive la paradossale situazione dove un musicista non vive del suo lavoro, quello che lo rende musicista, ossia suonare e comporre, ma spesso vive ben più del diritto di ricevere una ricompensa dall’esecuzione altrui del suo lavoro. Nessun incentivo a suonare e comporre, piuttosto un incentivo a monetizzare il lavoro passato, a procurarsi un legale dal musetto aguzzo e meglio se privo di scrupoli.

Alcune entità sono talmente ben collegate, ramificate all’interno della società su cui vivono che riescono addirittura a rendere l’entrata economica istituzionalizzata e semi-invisibile. L’esempio più visibile è quello della nostrana SIAE, che prende soldi sulla vendita di ogni telefonino (circa un euro) che vanno a coprire le “inevitabili” violazioni del diritto d’autore che verranno commesse dall’utente quando userà un mp3 come suoneria. Sempre la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) prende da anni una percentuale sulla vendita dei supporti vergini (cd, dvd, chiavette usb, dischi rigidi ecc) per compensare l’infrazione che l’utente potrebbe commettere nel riversarci sopra contenuti protetti dal diritto d’autore. Pazienza se sul cd ci metteremo le foto del matrimonio del cugino. Son soldi facili, mica come lavorare. Ehi, ma perfino Google versa soldi alla SIAE per poterci far vedere YouTube in Italia!

E’ inutile lasciare alla SIAE tutto il divertimento, in fondo è solo una società privata, facciamoci venire anche noi delle buone idee: risanare il debito pubblico in poche facili mosse, ad esempio: far valere l’invenzione del telefono di Meucci e chiedere i soldi agli Americani della Bell, come vi pare? Visto che vendere lo stampo in miniatura dei Bronzi di Riace per farne dei nani da giardino in Florida fa brutto e ripigliarsi la Corsica non è mica facile come dirlo. Servono idee!