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Ecotopia

Occupy Chevron Dilaga in Polonia e Romania Contro il Fracking

| mercoledì 3 dicembre 2014

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di Mauro Caterina, dal manifesto

«Noi, gente di Zura­w­low, stiamo occu­pando un ter­reno del nostro vil­lag­gio dal 3 giu­gno 2013 quando abbiamo sco­perto per caso che la Che­vron, accom­pa­gnata dalla poli­zia, stava entrando nel campo per recin­tarlo. Noi siamo con­trari ai ten­ta­tivi ille­gali di recin­zione del ter­ri­to­rio da parte di Che­vron Pol­ska». Ini­zia con que­ste parole il manifesto di #Occu­py­Che­vron, il movi­mento di pro­te­sta che da più di un anno sta lot­tando con­tro le tri­vel­la­zioni da frac­king che il colosso ener­ge­tico ame­ri­cano vor­rebbe por­tare a ter­mine dopo le esplo­ra­zioni degli anni passati.

Una sto­ria che ha ini­zio nel 2007, quando la Che­vron ottiene la licenza dal mini­stero dell’ambiente polacco per la rico­gni­zione e l’esplorazione di shale gas nell’area di Gra­bo­wiec, un peri­me­tro di circa 1.200 km2 che include 19 comu­nità del distretto di Zamosc, nel Sud-est della Polonia.

Nel 2011 la Che­vron ini­zia il lavoro di esplo­ra­zione attra­verso lo scop­pio di cari­che sismi­che nel vil­lag­gio di Rogòw, che pro­vo­cano crepe nei muri di alcune case e l’inquinamento di una falda acqui­fera. La popo­la­zione chiede spie­ga­zioni alla com­pa­gnia Usa sull’impatto ambien­tale delle perforazioni.

Pochi giorni dopo la Che­vron si tra­sfe­ri­sce nel vicino vil­lag­gio di Zura­w­low. Nel gen­naio del 2012 la mul­ti­na­zio­nale ame­ri­cana orga­nizza un incon­tro con gli abi­tanti della zona per infor­marli sui «pos­si­bili pro­fitti» deri­vanti dallo shale gas. Alle domande dei cit­ta­dini, però, i rap­pre­sen­tanti della Che­vron hanno pre­fe­rito non rispon­dere, come ci con­ferma Lech Kowal­ski, uno dei por­ta­voce della protesta.

Un mese dopo, il vil­lag­gio di Zura­w­low e quello di Szc­ze­la­tyn ven­gono tapez­zati da mani­fe­sti tar­gati Che­vron in cui si spiega alla popo­la­zione che la fran­tu­ma­zione idrau­lica (frac­king) è un «metodo sicuro che non reca danni all’ambiente». Non la pen­sano così i comi­tati cit­ta­dini che nel frat­tempo si sono for­mati per fron­teg­giare la «minac­cia» delle tri­vel­la­zioni. Infatti, a dispetto delle ras­si­cu­ra­zioni for­nite da John Claus­sen, a capo di Che­vron Pol­ska, che aveva invi­tato tutti al dia­logo e al con­fronto, il 13 marzo del 2012 alle 6 del mat­tino, i resi­denti della zona vedono pre­sen­tarsi dei subap­pal­ta­tori cari­chi di attrez­za­tura pronti a recin­tare e tri­vel­lare. Una for­za­tura bella e buona, visto che non erano in pos­sesso delle auto­riz­za­zioni necessarie.

È stata que­sta la goc­cia che ha dato il via alle proteste.

Sono in 150 che si danno il cam­bio per pre­si­diare notte e giorno l’area. Una pro­te­sta dal basso che in poco tempo è riu­scita a coin­vol­gere atti­vi­sti da tutta la Polo­nia e oltre. A soste­gno delle comu­nità locali sono state orga­niz­zate «azioni di soli­da­rietà» non solo a Var­sa­via, ma anche a Vil­nius (Litua­nia), Fran­cia e Irlanda. Oltre­tutto, gli atti­vi­sti di Occu­py­Che­vron non sono soli. A dar­gli man­forte in que­sti mesi un con­ti­nuo andare e venire di sup­por­ter da Repub­blica Ceca, Ger­ma­nia, Litua­nia e per­fino dagli Usa.

Anzi, il movi­mento di pro­te­sta polacco è stato fonte di ispi­ra­zione per gli atti­vi­sti rumeni, che in massa hanno rag­giunto nei giorni scorsi il pic­colo vil­lag­gio di Puge­sti, dove la Che­vron (manco a dirlo) sta tri­vel­lando per estrarre shale gas. Ci sono stati vio­lenti scon­tri tra i mani­fe­stanti e la poli­zia. Il sin­daco di Puge­sti (uno dei pochi soste­ni­tori delle tri­vel­la­zioni) si è detto ester­re­fatto per la viru­lenza della pro­te­sta: «Da que­ste parti non si erano mai viste così tante per­sone a fare danno e ali­men­tare il caos». Il primo cit­ta­dino ha pun­tato il dito con­tro la Rus­sia di Putin, accu­sando il Crem­lino di finan­ziare eco­no­mi­ca­mente la pro­te­sta. Non sono dello stesso avviso i mani­fe­stanti che senza giri di parole gli rin­fac­ciano di essere sul libro paga della Chevron.

Intanto, in Polo­nia, il gigante ame­ri­cano del gas con­ti­nua a tirare dritto a colpi di carta bol­lata e con minacce più o meno velate alle auto­rità locali di dover pagare pesanti multe se con­ti­nuano le pro­te­ste e le occu­pa­zioni. Sullo sfondo resta la «guerra» ener­ge­tica con la Rus­sia e Gaz­prom che man­tiene il mono­po­lio – e vor­rebbe man­te­nerlo — della for­ni­tura di gas nella Europa dell’Est e non solo.

Inte­ressi ame­ri­cani con­tro inte­ressi russi, e nel mezzo un’Europa inca­pace di far fronte comune su un piano ener­ge­tico capace di affran­care il vec­chio con­ti­nente dal mono­po­li­sta russo e con­tem­po­ra­nea­mente dalle mire dei colossi a stelle e strisce.