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nuvole sul nostro domani

| venerdì 29 aprile 2011

Hear ya! Hear ya! Arriva il cloud computing.

di Daniele Salvini

Siamo entrati felicemente nella seconda decade della rivoluzione di Internet, quella che una volta veniva chiamata l’Età dell’Informazione. Le generazioni passate hanno assistito a un tempestoso sviluppo delle comunicazioni, dal World Wide Web alla banda larga, fino agli ubiqui telefoni cellulari che sono presto diventati dei potenti computer senza fili. Marche quali Google, Amazon e Facebook sono diventate iconiche e l’immersione nel mondo digitale sta per diventare un requisito per la partecipazione sociale. Il dibattito iniziato domandandosi se Internet potesse essere visto come uno sviluppo tecnologico della stessa portata della Televisione o del Telefono si è oramai spostato a se Internet rappresenti una rivoluzione paragonabile all’invenzione della Stampa. Non siamo in condizioni di avere un’esperienza pregressa, la novità di un mondo interconnesso, il citizen journalism e l’esposizione giornaliera a montagne di informazioni sono una novità senza precedenti di cui siamo i primi sperimentatori. Il pieno impatto della rivoluzione di Internet diventerà palese in futuro, visto che i molti cambiamenti tecnologici adesso all’orizzonte possono essere solo vagamente immaginati e difficilmente anticipati. In questo contesto si annuncia il Cloud Computing; dove i dati non sono più conservati in locale sul proprio disco rigido ma stanno direttamente in rete. I vantaggi sono evidenti: Scompare il noioso hard disk che ronza, ticchetta e ogni tanto si rompe, aumenta l’efficenza e la portabilità dei propri dati, non ci sarà più bisogno di fare un backup. Sarà anche più difficile eludere il grande controllore, il quale avrà accesso diretto ai dati dell’utente senza bisogno neanche di chiederglielo ma accedendo direttamente alla nuvola. Sarà complicato ascoltare musica pirata e impossibile usare del software non regolarmente licenziato. Se il Cloud computing sarà un’ottima cosa per portabilità e ridondanza, non è detto che lo sarà anche in termini di tutela dell’individuo. Avere tutti i dati in rete, nella “nuvola”. comporta una dipendenza totale dal fornitore del servizio. E anche qualche ovvio problema di Privacy. Come è normale la legislazione non precede l’innovazione, dunque non esiste ancora un quadro giuridico di riferimento che tuteli i diritti civili in rete del cittadino, che viene però spinto all’utilizzo spensierato dell’ultima novità. Stiamo andando velocissimi in territori per tutti sconosciuti in totale assenza di una educazione all’uso della rete e del Pc, dunque per esempio a quarant’anni dall’invenzione dell’FTP (ehi, buon compleanno FTP!), il File Transport Protocol continua ad essere uno strumento per tecnocrati e poco popolare per la maggioranza degli utenti. L’uso del computer e il comportamento nelle reti sociali si autoimpara, da soli o per emulazione. Nelle scuole viene insegnato invece ad usare la suite Office della Microsoft, irreggimentando a volte senza speranza d’uscita gli scolari a una vita da utenti-consumatori. Convenienza, ricchi premi ed ampio parcheggio sembrano infatti le modalità di lancio del Cloud Computing: è tutto gratis (per ora..) vengono messi in evidenza solo i vantaggi e i protagonisti di questo lancio hanno un peso ragguardevole nel condizionare le scelte future della comunità dei navigatori. Sono infatti i grandi nomi a spingere la novità: Microsoft, IBM, Google, Telecom. Il Cloud si affianca al modello SaaS (Software as a Service, Software come servizio) dove il software gira non più in locale sul proprio Pc ma è anch’esso in rete. Si potrebbe fare davvero a meno del disco, e a scanso di equivoci Google ha già costruito un prototipo di laptop completamente privo di hard disk.

Per capire cosa sta succedendo, il 3-4 giugno a Palazzo Vecchio, Firenze si terrà il ciclo di conferenze E-Privacy. Il tema dell’edizione 2011 è: Cloud computing e privacy. La presentazione del convegno: “I confini, una volta chiaramente percepibili tra noi stessi e la Rete, stanno cambiando, spostandosi e contemporaneamente diventando indistinti. Il successo delle comunità sociali sta rendendo indistinto il confine tra la persona digitale e la Rete. Il Cloud Computing, il SaaS (software come servizio) e l’utilizzo sempre più diffuso di apps specializzate modificano radicalmente i rapporti di dipendenza tra i cittadini della Rete e chi fornisce software e servizi. Nel modello Cloud l’utente non possiede, non controlla e non conosce il software che usa, che è sotto il totale controllo dei fornitori di servizi Cloud. E se è vero, come dice Lessig, che solo il software è la legge del cyberspazio, questo porterà inevitabilmente ad un’alterazione dei rapporti di potere tra utenti e fornitori, già strutturalmente sbilanciati a favore di questi ultimi. Gli utenti che abbandoneranno il software tradizionale per adottare il modello Cloud, rinunceranno completamente alla non grande quota di potere che oggi detengono; rinunceranno ad essere “cittadini digitali” per diventare “consumatori digitali”.”