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Nuovo Cinema Renzi

| mercoledì 5 febbraio 2014

Matteo_Renzi

by Red Proof

Pazza di me. E’ il titolo di un film. Se non l’avete mai sentito un motivo c’è. E’ stato un flop totale. Una fabbrica di stereotipi, spacciatrice di buoni sentimenti; cinema figlio di studi di mercato mirati al target dello spettatore: “Un’allucinazione mediale che non ha riscontro nella realtà, ma è solo una proiezione del desiderio di chi l’ha generata, che si serve di pretesti offerti dall’attualità per realizzare film di circostanza. Una commedia di semplificazione (e di menzogna) del mondo femminile, inaccessibile e lontano, di cui non dice la verità e la complessità” scriveva MYMovies recensendo un anno fa “Pazza di me”, film generato dalla mente del regista renziano Fausto Brizzi, anche sceneggiatore assieme a Marco Martani e Federica Bosco, autrice dell’omonimo romanzo edito da Mondadori. Film prodotto dalla Wildside di Saverio Costanzo, Marco Martani di cui sopra, Lorenzo Mieli figlio di Paolo – di figli di esonda la patria – e Mario Gianani coniuge di Madia Marianna, la parlamentare Pd alla Camera ieri veltroniana e oggi renziana. Il suo esordio un anno fa nei panni di responsabile del lavoro nella comitiva renziana non è stato un granché, stando a quanto raccontava “ll Tempo.it”, secondo il quale appena assunto l’incarico, diretta al ministero del Lavoro, Madia ha incontrato Flavio Zanonato, titolare del dicastero dello Sviluppo Economico, scambiandolo per Enrico Giovannini. Invitatala a parlare nel suo ufficio e capito l’equivoco, non essendo la politica occupazionale tema di sua pertinenza, Zanonato avrebbe detto: “Cara Marianna sono contento del vigore e dell’entusiasmo con il quale mi chiedi supporto. Ma di questo avresti dovuto parlare con il collega ministro del Lavoro, Enrico Giovannini”. Al ché la Madia, paonazza per l’imbarazzo: “Ma scusa, ma non sei tu che ti occupi di lavoro?”. Sempre più basito e divertito, a Zanonato non rimase che accompagnarla alla finestra, e indicata via Veneto rammentarle che il ministero del Lavoro era dall’altra parte. Tragicomiche storie di ordinaria insipienza a prescindere, la Madia fa anche una breve apparizione in “Pazza di me” allorché assistendo a una convention sulla forza della donna, dice al protagonista, impersonato da Francesco Mandelli: “Tanto torna. Tornano tutte”. Non fosse che tutto sto gran recitare non abbia poi riscontro nei titoli di coda dove il nome della Madia chissà come mai non appare. Un cammeo a sua insaputa, in un film che MYMovies afferma proporre “un modello femminile acido e iper-nevrotico, molto di moda nelle serie televisive, condito di volgarità e cattiveria” che “che inquina il valore della faticosa indipendenza della donna e della sua realizzazione sociale”.

Film che annovera nel proprio cast Pif, autore-conduttore tv e regista-interprete del recente e questo sì apprezzato film “La mafia uccide solo d’Estate”. Pif che lo scorso ottobre sollevò un’ovazione alla convention renziana della Leopolda attaccando Rosy Bindi colpevole di essersi candidata in Calabria pur ammettendo di non sapere niente di mafia, e con lei il senatore Vladimiro (detto Mirello) Crisafulli, candidato alla segreteria provinciale del Pd a Enna, contro il  quale Pif tuonò: “Come fa il Pd ad avere lui e ricordare Pio Latorre? Cacciatelo a calci nel sedere”. Per la cronaca, avversario alla segreteria del per molti impresentabile Crisafulli è Davide Faraone: responsabile del welfare e luogotenente di Renzi. Ai ferri corti per tutte la campagna delle primarie, ivi inclusi scontri verbali e accuse reciproche, i due si sono riappacificati la settimana scorsa. Ma questa, direbbe Carlo Lucarelli, è un’altra storia. Quel che importa è la fabbrica di stereotipi spacciatrice di buoni sentimenti tagliati con la stricnina. E’ la politica al servizio delle lobby e figlia di attenti studi di mercato, che si serve dei pretesti offerti da una drammatica realtà sociale per realizzare spot e slogan di circostanza. La pellicola falsa come Giuda replicata ogni giorno sullo schermo del nuovo cinema Renzi. Un fallimento totale, un film spazzatura, degna proiezione del desiderio di chi l’ha generato.