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Milano XXX

Il meglio del peggio dei luoghi per flirt da notti bianche.

| martedì 29 maggio 2012

 

Fedor Dostoevskij, Le notti bianche.

 

“(…)Ecco che alla fine mi maledico e, dopo le mie notti passate a fantasticare, arrivano per me momenti di sobrietà che sono terribili(…)”

 

Storie di amore e abbandono. Il meglio del peggio dei luoghi per flirt da notti bianche.

Milan l’è on un gran Milan diceva qualcuno in una canzone, ascoltandola si può avvertire un po’ di quella malinconia milanese, figlia dei viali d’autunno pieni di foglie e di nebbia, del suono di ferro dei tram, dei bar pieni di fumo dove uomini con il bavero della giacca alzata e donne eleganti sedute davanti a un Martini si guardavano in un silenzio pieno di colori. Erano gli anni trenta quando Giovanni d’Anzi cantava la canzone della madonnina, e adesso ritrovare la stessa malinconia che si doveva avvertire vagabondando per la piccola mela italiana durante il primo dopoguerra, potrebbe sembrare difficile, ma chi cerca trova e se siete degli esistenzialisti recidivi, potrete trovare pane per i vostri denti desiderosi di mordere lacrime in tanti e molteplici luoghi che ho il dispiacere di elencarvi nella solita personalissima, nonché screditabilissima, spero non noiosissima classifica dei dieci migliori luoghi dove vivere amori pieni di fiori, di fiori del male.

Fanalino di coda di questa top-ten del disagio amatorio, luogo dove è più facile venire accoltellati che baciati, ma anche dove si può respirare un’atmosfera da fare invidia alle più crude pagine di Zolà o Bukowsky, è il Bingo di viale Jenner,  satellite indiscusso del lato oscuro della Milano da bere, quello che alterna le peggio grappe al vino in cartone, crogiolo di animali urbani della più classica e pura malavita, del più disperato vagabondaggio allucinato. Se siete in cerca di amori forti al limite dei due anni ai domiciliari (se vi va bene), recatevi qui, preferibilmente d’inverno dopo mezzanotte in una notte senza luna durante un temporale.

Scorre veloce al nono posto dei luoghi dove spero non incontrerete mai il padre o la madre dei vostri figli, per non essere mai obbligati a inventarvi balle al momento della fatidica domanda postavi dai pargoli : “dove vi siete conosciuti?”  è, o meglio sono, le colonne di San Lorenzo e la zona adiacente, ma badate bene, solo esclusivamente dopo le quattro di notte, quando la gente normale è andata a casa e rimangono gli ultimi, si proprio loro quelli della Bibbia, quelli che prima o poi saranno i primi, quando? Non lo so, forse quando andranno via da corso di Porta Ticinese, ma finché la moretti sta a due euri la vedo dura. In ogni caso se avete voglia di annebbiare la vostra vita sentimentale con studenti e studentesse cosi fuori corso che con le rate della retta avrebbero potuto comprarsi una Lamborghini, con stranieri e straniere ubriachi e sperduti, con arabi lieti di accompagnarvi a fare una gita in via Gola, con artisti e artiste di strada in viaggio in autostop, con cercatori di situazioni, con ravers in hang-over da due mesi, con entità mistiche e misteriose o moleste e pericolose, questo è il posto che fa per voi. Consigli particolari non ce ne sono,ma il momento in cui passa l’amsa a raccogliere tutti i cadaveri delle birre è il migliore per un dolce bacio alla Sid e Nancy, forse non con lo stesso pathos e lo stesso dope, ma a quello potete lavorarci con calma.

Con il numero dell’infinito, di questa improvvisata classifica alla perversione urbana che man mano che compilo mi pare sempre più inutile, abbiamo il tanto amato Botellòn. Per chi non avesse mai avuto l’onore di partecipare a questo evento premetto subito che questo nome esotico sta a indicare un certo tipo di flash-mob importato da un gruppo di illuminati intellettuali organici, sembra, dalla spagna, noto paese di astemi. La manifestazione prevede il consumo sconsiderato di alcolici a caso in un luogo di Milano scelto sempre a caso, spesso la bevuta è composta da un mischione professionale delle più infime marche di birra in lattina e di super alcolici, spesso il Botellòn è accompagnato da dj set sempre a caso e da qualsiasi strumento capace di emettere del suono. Voi direte ma allora il Botellòn è come in colonne? Eh no!  In colonne miei cari lettori ci sono i bar, e tutti li dietro a fare la fila e a buttare via il tempo utile per ubriacarsi, mentre nei luoghi favoriti per un buon Botellòn di bar nemmeno uno, e tutto il tempo è impiegato a mandare giu ragguardevoli dosi di benzina, in questo semplice modo le opportunità per cercare un essere vivente a caso per limonare in santa pace diventano molte di più. Unico consiglio, ma è più un suggerimento, controllate almeno che respiri, poi fate voi, d’altronde come dice quell’attore a qualcuno piace caldo, ma a qualcuno a volte va bene anche freddo.

La prima parte di questo inutile viaggio nei luoghi meno romantici dove amarsi romanticamente si ferma qui. Se siete arrivati fino alla fine vi ringrazio di cuore, spero di avervi ricompensato almeno strappandovi qualche risata, ma adesso devo proprio scappare perché tra dieci minuti riprende la corsa della novanta e qualcosa mi dice che stasera incontrerò la mia anima gemella.

Vi lascio evocando, Dio mi perdoni, il credo di un geniaccio di nome Ballard, me lo concedo perché nel romanticismo io ci credo, soprattutto quando la luna illumina un cimitero d’automobili e io sono li da solo con una bottiglia di vodka imbottigliata a Locate Triulzi.

Penny Marker.

 

“Credo nelle mie ossessioni,

nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte,

nell’eleganza dei cimiteri di automobili,

nel mistero dei parcheggi multipiano,

nella poesia degli hotel abbandonati.

Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi,

principesse, primi ministri,

stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal)

nuvole e uccelli.

Credo nella morte delle emozioni  e nel trionfo dell’immaginazione”.

James G. Ballard, Ciò in cui credo.