MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Sub/Culture

No Time No Space

| venerdì 18 maggio 2012

Cape Canaveral è un po’ troppo difficile da raggiungere, magari accontentatevi di uno spiazzo di periferia, oppure il vostro razzo fatelo decollare dalle rive del laghetto del Parco Sempione, l’importante è che ci sia la dovuta propulsione perchè questa è una settimana in viaggio: si parte da lontano, dai Mondi Lontanissimi, e si ritorna verso la Terra, saltellando tra i suoi continenti come in una partita di Risiko.

Anche per il countdown ci si può organizzare in maniera artigianale, il rullo di tamburi iniziale lo si ricava da ciò che si trova lì intorno, in fondo è ciò che fanno da anni gli Stomp, che da stasera (fino al 27) portano il loro show percussivo sul palco del Teatro Nazionale. In fase di decollo i parametri da settare sono fondamentali, il rischio è perdere la dimensione spazio-temporale e trovarsi a viaggiare indietro nel tempo, come al Bloom (Mezzago) dove i ‘90s ritornano attuali e si possono incontrare i Lemonheads (stasera) e i Mudhoney (lunedì 21).

Ma se la navicella procede dritta allora si penetra l’atmosfera, e ci si spinge sempre più distante e approda sulle stelle, su strani pianeti popolati da una savana psichedelica, una natura amorfa e rigogliosa come i ritmi post-dance importati dalla nascente rassegna S/V/N che allo Spazio Concept porta Stellar Om Source, Blondes, Holy Other, Uxo e Furtherset. A riportarci sulla Terra la sera stessa ci sarebbe il metal-core firmato Of Mice and Men a Palazzo Granaio.

Dove atterrano  gli astronauti non si sa mai, in mare aperto o in terre sconosciute… sicuramente non saranno gli Squarcicatrici (ospiti domenica alle 19 all’aperitivo di TRoK!, alla cascina Torchiera) ad aiutare ad orientarsi, con la loro free-bossa sghemba che mischia input da ogni latitudine. Potrebbe aiutare di più il genio di Franco Donatoni, le cui opere saranno riproposte da Sentieri Selvaggi lunedì 21 al teatro Elfo.

Martedì 22 è serata da mondo globale, come la dubstep etnica di Nguzunguzu (alla Triennale), il garage-punk degli Antiseen (al Lo-Fi) o l’abbinata quasi ambientale tra Alberto Boccardi e My Sister Granadine (a Ca’ Blasè, Varedo); mentre la sera successiva si scende nelle viscere della Terra. Il passaggio al sottosuolo è una cripta di Istanbul, da cui si accede ai cunicoli noise di Ghedalia Tazartes e Nico Vascellari, che nel giardino della Triennale prepareranno il terreno al terremoto post-industrial dei Wolf Eyes.

Se ne uscirà traumatizzati, giovedì 24, senza ancora avere chiare le coordinate, con una serata a cavallo degli oceani, tra il Sud America immaginario dei Ninos du Brasil (ancora in Triennale) e l’Etiopia di Mulatu Astatke (al Carroponte), il grande genio vivente dell’etno-jazz, il nonno simpatico e sorridente che alla sera ti addormenta mettendosi al vibrafono a suonare fino a portarti nel mondo dei sogni. Che poi è ancora un altro dei mondi possibili in cui viaggiare.