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NAVIGLIO & INFORMAZIONE: NO AL BAVAGLIO!

Reda MiX | venerdì 16 novembre 2018

Nel giorno delle proteste dei giornalisti per gli attacchi subiti da parte di esponenti del governo, ripresi giustamente da tutti i giornali e le televisioni, l’autocensura delle redazioni milanesi ha colpito di nuovo. Dando fiato e motivi concreti a tutte le peggiori ragioni di discredito della maggioranza del giornalismo italiano, tanto più vere nella capitale dell’editoria e della comunicazione italiana: Milano. La città ricca di ben 7 redazioni giornalistiche dedicate alla città e 5 televisive locali ha totalmente ignorato la protesta No Nav che si è svolta a taccuini e riflettori spenti ieri sera davanti a Palazzo Marino, con 300 cittadini milanesi e due consiglieri comunali (Basilio Rizzo e Simone Sollazzo), che hanno portato davanti alla sede elettiva di Milano, il Consiglio Comunale, un colorato presidio contro lo spreco di risorse pubbliche (200 milioni subito) deciso dalla maggioranza PD, Sinistra X Milano e Noi per Sala. Un progetto  blandamente osteggiato da gran parte delle opposizioni, per usare un eufemismo, ma capace di provocare lo spostamento della seduta del Consiglio Comunale del giovedì sera, proprio a due giorni dal presidio. Il ‘buco’ come viene definito in gergo giornalistico la mancata pubblicazione di una notizia è tanto più preoccupante per la libertà di informazione a Milano se si pensi che il Corsera ha ben 11 (cazzo 11!) paginoni dedicati a Milano, dove oggi spiccava un interessante articolo sull’origine del risotto milanese e dotte dissertazioni sull’Ambrogino a Chiara Ferragni, moglie del rapper Fedez. ‘Tutto ciò che riguarda Sala è intoccabile, impronunciabile, non si può dire’, ci svela un volto noto della Rai passato a sbirciare più per vergogna del dover restare zitto che per lavoro. In Rai Sala ormai è soprannominato Voldemort (l’innominabile della saga di Harry Potter, nda).

Tutto ciò che lo riguarda è impronunciabile. Ormai ci scherziamo su e ne ridiamo tutti. Fatto è che qualsiasi notizia che possa dare anche lontanamente fastidio al Sindaco diventa un problema. Una situazione paradossale, lo so, ma è così’. E se questa è la situazione di un ente pubblico, cioè pagato da tutti i cittadini anche quelli che preferirebbero che il mezzo miliardo di spesa per aprire le 5 pozze dei ricchi per gli sciuur di via Commenda e di Brera, di Piazza Vetra e via Torino, venisse speso per sistemare gli asili con tetti sfondati (ben 25 le emergenze segnalate all’Ufficio Edilizia scolastica durante le copiose piogge della scorsa settimana) figurarsi nei giornali e nelle TV. ‘ Non siamo riusciti a venderne nemmeno una’, ci dice sconsolato il fotografo e giornalista dell’agenzia che segue tutto ciò che succede a Milano.

Giornali, TV, mezzi di comunicazione finanziati dagli stessi gruppi/banche/fondi/associazioni di commercianti, esercenti e imprenditori che hanno pagato la campagna elettorale dell’ex Commissario di Governo che ha ‘gestito’ 3 miliardi di appalti, assunzioni, convenzioni, progetti edilizi in deroga Expo, già questo taciuto ma colossale ‘Modello’ di un conflitto di interessi senza paragoni in Italia. E così, nel buio dell’informazione, può succedere che 5 vasconi lontani tra loro, e collegati da un sifone sotterraneo, per il Corriere e Repubblica TG3 Lombardia e il 90% dei milanesi si trasformino in ‘Navigli’,  e che pozze lontane tra loro più di 2 chilometri (Via San Marco-Via Francesco Sforza) diventino ‘Navigabili’, mentre la potente macchina di informazione del Comune di Milano (più di 100 persone dedicati tra grafici, giornalisti, consulenti, media manager, uffici stampa) pubblica un volantino che mostra una lunga linea azzurra che attraversa Milano, nel peggior modo di utilizzare i soldi dei contribuenti. Il solo costo dichiarato di manutenzione delle ‘pozze dei ricchi’ ammonta a 200mila euro/annuo per sempre, una cifra che basterebbe finanziare la manutenzione di scuole di proprietà comunale oggi completamente insufficiente.

Coi 155 milioni che verranno spesi per il solo tratto di via Melchiorre Gioia si potrebbero finanziare le opere di ristrutturazione di decine di asili, far passare due volte la settimana Amsa nei quartieri della periferia, riparare parte della devastata la rete fognaria milanese, convertire tutti gli edifici comunali al riscaldamento a metano, oppure garantire ai bimbi cibo dignitoso in mensa. Non serve essere giornalisti per capirlo: basta non essere ciechi e girare per Milano per accorgersi che le priorità di Milano sono ben altre dagli interessi della rendita immobiliare e delle elites dello sfavillante centro.

Basta conoscere i meccanismi che regolano il bilancio comunale, guardare lo stato da brividi del patrimonio immobiliare del Comune di Milano (Via Larga 12 e via Prelli39 su tutti) e le spese per il mutuo della M4 (225 mln di euro solo nel 2020) per accorgersi che anche stipendi e salario accessorio dei dipendenti comunali potrebbero presto essere a rischio. Il dovere di ogni giornalista dovrebbere essere quello di informare non di tacere o peggio ripetere a pappagallo gli insostenibili fotomontaggi del Comune di Milano con le barche che navigano per la città: cittadino avvisato, mezzo salvato. Comunale avvertito: salario garantito.