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Sub/Culture

Musica popolana

| venerdì 12 novembre 2010

Quante volte è stato citato Massimo Pupillo in questa rubrica nelle ultime settimane? Una cifra. Ma non c’è nessuna ossessione di mezzo, bensì l’instancabile ricerca di nuovi progetti che muove questo bassista, romano d’origine ma cittadino delle strade del mondo. L’ennesimo richiamo ce lo offre una band che deve buona parte della sua forza al fatto di essere nata con un contributo decisivo degli Zu: la musica degli Ardecore (ven 18, arci Magnolia, Segrate) nasce dal canzoniere tradizionale romano,ma è ben lontana dal folk popolare; qui le doti canore di Giampaolo Felici sono accompagnate dal groove di un manipolo di pestoni professionisti, e il risultato è sorprendente.

Ma il 18 è tra una settimana, e c’è altro prima.
Partiamo da dove siamo partiti la volta scorsa: per chi si fosse perso Anarcorural Agrofreejazz Band, venerdì 12 replicano con un concerto al Blob di Arcore. E’ anche la sera in cui passa dal Leoncavallo Eric Cheneaux con il suo post-folk in equilibrio tra psichedelia e rumorismo. Sul palco lo precedono, in un’abbinata che dire bizzarra è dir poco, gli eroi del no-rap nostrano, gli Uochi Toki. All’Artoteca O’ va in scena invece il secondo appuntamento di “Sincronie”, si richiede di portarsi le cuffie da casa, l’atmosefera sarà silente.

Nel weekend chi può vada a Bologna, che all’Estragon si festeggiano i 30 anni di attività degli Einsturzende Neubauten, chi non può non si disperi che anche qui tra le nebbie c’è qualcosa di buono. Ad esempio a Soundmetak, come ogni sabato (ore 19), con Pennese e Gabrielli ad accompagnare il padrone di casa Iriondo. In serata si torna al Blob di Arcore, dove arriva il folk oscuro d’oltreoceano di Drekka: si tratta di un adorabile signore, che suona canzoni lo-fi che si trasformano in ipnotici bordoni, richiede pazienza e voglia di sognare (replica il giorno dopo alla Ca’ Blasè di Varedo). Con lui divideranno il palco i portoghesi dUASsEMIcOLCHEIASiNVERTIDAS, a cui evidentemente non manca la creatività, almeno nello scegliersi il nome. Domenica 14, al Tunnel, ci sono i 65 Days of Static, che a me non piacciono, però coltivano schiere di fans soprattutto tra gli orfani del post-rock; ai post(rockers) l’ardua sentenza.

Lunedì 15 dal tetto del Magnolia si leveranno le corna al cielo, sul palco i Black Breath, per un po’ di sano e sporco metal anni ’90. Per chi preferisse dimenare il culo anzichè il collo, ci sono i !!! ai Magazzini Generali, mentre il Tunnel insiste con le sonorità di inizio millennio con Xiu Xiu, Zola Jesus e Larsen.

Per chi pensa che sia solo il metallo la colonna sonora dei giorni oscuri, il consiglio è di andare a sentire The National, mar 16 all’Alcatraz, la cui fama legata ad aver musicato i comizi di Obama è riduttiva; il loro indie-rock barocco è un lavoro di classe. In precedenza, alle 18.30, c’è Pablito con il suo 8-bit a musicare l’inaugurazione della mostra di Antonio Marciano al Limited di via Porpora.

Mercoledì 17 c’è la prima delle due serate di Robert Fripp e Theo Travis al Blue Note, mentre al Leoncavallo tocca al free-rock di alta qualità dei Tongs… E si torna a giovedì 18, che non è serata di soli Ardecore perchè, se non ci si rimette di mezzo un vulcano, il festival Node riprova ad attaccare Milano presentando alla Fondazione Pomodoro Alexandre Navarro e il duo Andrea Belfi / Attila Faravelli.