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Municipi: falsa partenza

| domenica 1 maggio 2016

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L’addio ai vecchi consigli di zona sta diventando un salto nel buio, almeno a sentirlo descrivere dai diretti interessati i 200 dipendenti che lavorano tra Baggio e Bonola, via Oglio e Viale Tibaldi, nelle 9 entità amministrative in cui è diviso il territorio di Milano. Il Regolamento dei Municipi pubblicato sull’Albo Pretorio del Comune il 15 aprile è un libro dei desideri. Un librone visto che pesa 280 pagine piene di pesantezze burocratiche e soprattutto politiche dai costi non indifferenti per il bilancio comunale. Sembra essere scritto da extraterrestri, piuttosto che da eletti che vivono quotidianamente la realtà del Comune di Milano tanto è pieno di miraggi che non trovano riscontro nella realtà disegnata dai lavoratori del Settore Decentramento del comune di Milano, riunitisi lo scorso venerdì in una partecipata assemblea nella sede delle rappresentanze sindacali di via Bezzecca dietro corso XXII Marzo. ‘I politici ci disprezzano e questo è l’ulteriore conferma’, picchia duro Pina che lavora in un Consiglio di Zona. La prima richiesta è quella di personale. ‘Siamo in due a gestire lo sportello aperto ai cittadini’, denuncia Antonio che lavora nella sede di Porta Romana (zona 4), ‘E l’età media la vedi. Siamo tutti sopra in 50 anni. Ci avevano mandato due precari, giovani e volenterosi, ma sono rimasti solo i 6 mesi di Expo (400 le persone lasciate a casa dal 31 ottobre 2015 ad oggi). Abbiamo chiesto che i loro contratti fossero rinnovati. Nulla.’ La riforma votata dal consiglio comunale dovrà fare i conti, tra un mese, con carenze non solo di personale ma anche di spazi. ‘I geni dei nostri consiglieri’ spiega Barbara di zona 7, ‘Hanno pensato bene di regalare la palazzina di Piazza Stovani alle associazioni. Computer, uffici, arredi…tutto. E noi ci siamo dovuti arrangiare in una villetta ristrutturata che non ha le caratteristiche adeguate per una sede pubblica. Dove andranno i nuovi assessori se già oggi ci stiamo a malapena?’ I nuovi municipi, se vedono diminuire il numero di consiglieri (da 42 a 30) registrano però un aumento di personale politico stipendiato mensilmente con 3 assessori a zona (e quindi anche di costi), di cui un esterno, per un totale di 27 neoassessori che si aggiungono a quelli di Palazzo Marino e ai 9 presidenti di Municipio (dai 2000 ai 2500 euro lordi al mese per ognuno di loro).

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Il gettone di presenza mensile dei consiglieri, invece dovrebbe rimanere stabile a 600 euro, per una spesa mensile media complessiva per ogni zona che lieviterà a più di 30 mila euro lordi. 2,7 milioni di euro l’anno per i nove municipi, una cifra monstre specie in presenza di un bilancio non ancora approvato. ‘E chi stilerà i verbali?’ si chiede Tatiana Cazzaniga, segretaria della Cgil Funzione Pubblica. ‘Chi curerà le segreterie degli assessori, se già oggi le zone faticano a tenere aperti i servizi’. I peggio messi sembrano essere quelli di zona 7, la sede più lontana dal centro, posizionata in un antico monastero in via Anselmo da Baggio, a venti minuti dalla più vicina MM. ’Allo sportello siamo in due’, denuncia un lavoratore, ‘ e quando uno di noi si ammala si formano file interminabili.’ Le conseguenze di questa situazione la pagano i lavoratori, due le aggressioni alle sedi di zona nel solo mese scorso, una situazione che non è stata presa in considerazione dall’ormai scaduta amministrazione. ‘l passaggio tra zone e municipi’, ammette Giovanna di zona 3, ‘Avverrà senza preparazione, senza nessuna formazione’. ‘Noi’ spiega Arianna, una dei geometri trasferiti dalla sera alla mattina nelle zone, ‘non sapevamo nemmeno che saremmo stati trasferiti, pensa che organizzazione’. In effetti pochi dei lavoratori presenti in sala sembrano conoscere i dettagli delle nuove competenze in capo ai Municipi, primi tra i quali i servizi demografici. ‘In zona 5’, spiega Valerio, ‘siamo in 22 persone compresi i tecnici del verde, ma molti sono funzionari e sergenti, mentre di soldati semplici che fanno le pratiche e stanno agli sportelli siamo solo in 16. Chi gestirà il passaggio al Municipio? Prima di ottobre non partirà nessun nuovo servizio e anche se dovesse partire sarà a discapito di altri vista l’assenza di nuove risorse. L’assistenza agli organi politici, che già oggi toglie una persona al lavoro abituale, da chi sarà fatta se le i politici da seguire passano da 1 a 4?’. Il rischio è, così come rimarcato da tutti i rappresentanti sindacali di Csa, Usb, Cisl e Uil, che anche nei nuovi Municipi si assista al triste mercato dei consulenti esterni, portaborse nominati dai politici fuori dalle procedure concorsuali. Un fenomeno che già oggi, tra nomine e contratti, assunzioni a tempo e in partecipate, coinvolge più di un centinaio di persone con stipendi che potrebbero garantire l’assunzione del quadruplo dei dipendenti ‘comuni’. Per questi ultimi, invece, per il 2017 il Governo ha confermato il blocco non solo degli stipendi (fermi al 2009) ma anche delle assunzioni al 25% dei cessati. Potrà essere sostituito solo 1 lavoratore su 4 con le conseguenze che è facile prevedere visto che i pensionamenti sono nell’ordine dei 250 l’anno. Dal 2011 ad oggi il Comune di Milano ha perso 1000 dipendenti, e l’emorragia è destinata a diventare un dissanguamento nei prossimi 5 anni. Chiunque sarà il prossimo Sindaco di Milano è meglio che pensi alla svelta un modo per sopperire a questi buchi che rischiano di trasformare i Municipi, così come molti altri servizi primi tra tutti quello sociali, in gusci vuoti. Alla fine i lavoratori votano un documento in cui chiedono personale e il pagamento degli straordinari, perché anche questo non è più garantito per tutti. A Palazzo Marino qualcuno credete gli risponderà?