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MiToLogia 2015

| mercoledì 19 agosto 2015

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Parlare di musica a Milano, quando l’estate si spegne in ricordi di spiagge ormai opachi, significa parlare di MiTo, il festival che da 9 anni (ereditando la compianta esperienza di Torino Settembre Musica) riempie i pomeriggi e le serate di milanesi e torinesi storditi dal rientro delle vacanze. Un festival non più giovane, e che con la perdita della giovinezza ha perso anche un po’ del suo slancio innovativo, barcamendandosi tra drammatici tagli di bilancio per offrire edizioni sempre più risicate. Quella di quest’anno, a Milano, coincide con la tragedia di Expo2015, e forse per l’immane sfiga che i padiglioni di Rho-Pero irradiano su tutto ciò che li sfiora, o forse soltanto per un budget che è già obbligato a pagare i debiti che la fiera del cibo ci lascerà sul groppone per decenni, è l’edizione ai minimi storici. Lasciate perdere carnet e abbonamenti, dunque, ma scorrete il programma perchè, come sempre, tra le pieghe degli eventi si nascondono ancora suoni illuminati.

MiTo 2015 inizia ufficialmente sabato 5 settembre alla Scala, ma le vacanze possono essere prolungate ancora per il weekend, e alla rassegna si può iniziare a dedicarsi da lunedì 7, quando al Conservatorio si tiene una giornata intera in omaggio a Prokofiev: una performance notevole per l’Orchestra del Teatro Mariinskij, sul palco dalle 17 (con Elio voce recitante) fino a tarda serata con un triplo concerto. La sera stessa, al Piccolo Teatro Studio, va in scena il live tra swing e field recordings urbani di Pierre Dørge & New Jungle Orchestra.
Di nuovo al Conservatorio, 24 ore più tardi, si assaggia il primo piatto forte della rassegna, con l’orchestra Les Siècles che rende omaggio al suo padrino ideale Hector Berlioz, uno dei più grandi geni dell’umanità musicale.
Mercoledì 9, all’Out Off, inizia il più interessante tra i focus della rassegna, quello dedicato alle “Voci dello spirito”, un viaggio nei suoni delle comunità religiose della città che si apre -inevitabilmente- con i canti delle tradizioni ebraiche. Giovedì 10 la serata è doppia: da una parte il pop-world di Hindi Zahra al Franco Parenti, dall’altro il felice ritorno dell’Ensemble Intercontemporain, che al Conservatorio esegue le improvisations di Boulez e le chansons di Debussy.
Il secondo appuntamento con le “Voci dello spirito” (venerdì 11, tradizioni buddhiste all’Out Off) apre un weekend ricco, che prevede un sabato doppio con l’mdi ensemble alle prese con Francesconi e Adès nel pomeriggio (Teatro Menotti, ore 17) e il dimenticabile party di Club2Club con Forest Swords e Ninos du Brasil in serata (al Fabrique). Doppietta prevista anche per domenica 13, con le “Voci” del NUR Project (tradizione cristiano-armena, all’Out Off) e la Shanghai Chinese Orchestra che al Conservatorio propone una selezione di nuove composizioni cinesi. Sarebbe una tripletta, quella di questa domenica, ma l’apertura è un appuntamento che sta ben fuori dal programma di MiTo, eppure il matinée di Standards, alle 12:30 con Giuseppe Ielasi, è roba da acquolina in bocca.

La seconda settimana di MiTo si apre ancora con le “Voci dello spirito” all’Out Off: l’appuntamento di lunedì 14, dedicato al cristianesimo ortodosso, passa però in secondo piano di fronte al concomitante concerto dell’Estonian Philarmonic Chamber Choir, che alla Chiesa di S.Alessandro esegue Pärt e Feldman. E’ uno degli appuntamenti di punta dell’intera rassegna, ma non il top, che si raggiunge il giorno successivo (martedì 15 al Piccolo Teatro Strehler) quando l’Orchestra del Teatro Regio esegue in un concerto multimediale l’opera “Akhnaten” di Philip Glass. Mercoledì 16 il focus spirituale della rassegna (sempre all’Out Off) è dedicato alla tradizione islamica, con la cantillazione del corano e la cerimonia di zikr dei dervisci Halvetî-Jerrahî: un appuntamento cui seguono giornate abbastanza scarne, a meno che non si voglia spostarsi fino a Torino dove venerdì 18, al Cinema Massimo, Plaid e Blow Up Percussion sonorizzano documentari sull’alpinismo; la stessa sera, fuori da MiTo, Milano ospiterà invece l’orgia dronica di Phurpa, Mare di Dirac, Dolpo e P.u.m.a. (al Lo-Fi) e il voodoo-funk di Frank Gossner alla Cascina Torchiera.
Sabato 19 il Teatro Elfo Puccini ospita il viaggio dell’Idan Raichel Project, che parte dalla musica popolare israeliana per abbracciare l’intero mediterraneo, mentre continuano anche gli appuntamenti che con MiTo non c’entrano nulla, come il Game Over Party del Leoncavallo, con Uochi Toki, a034, Virtual Forest e via andare
Il giorno successivo, domenica 20, si chiude la rassegna sulle “Voci dello spirito” (con la tradizione induista all’Out Off) e con questa si chiude di fatto il meglio di questa edizione di MiTo. Restano il terrificante party finale di lunedì 21 (meglio, ma molto molto molto meglio, evitarlo e andare a sentire Sufjan Stevens al Teatro della Luna di Assago) e le ultime giornate confinate in quel di Torino, lontano dall’ombra di Expo, un’ombra che tutti i milanesi sperano di dimenticare il più in fretta possibile, magari riabbracciando tra un anno un’edizione di MiTo ricca e coraggiosa come questo festival ha dimostrato negli anni di saper fare.