MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Smogville

Milano X Inchieste: Scuole e Asili ghetto, la mappa dell’apartheid educativo

MilanoX Crew | mercoledì 17 ottobre 2018

C’è un grido d’allarme che si leva dalle periferie di BellaMilano ma che è scomodo da ammettere, specie a sinistra. Un nodo cruciale per il futuro della nostra città: quello dell’educazione, dell’apprendimento, della qualità dell’insegnamento dei giovani cittadini figli di genitori non madrelingua. Milano X ha raccolto decine di voci in più di un anno di inchiesta, tra insegnanti, consiglieri d’istituto, educatrici e segretarie, studenti, funzionarie e genitori, fotografando una situazione di forte criticità specie in alcune delle zone più disagiate della città, soprattutto quelle in cui vi sono i quartieri di case popolari più estesi (Lorenteggio, San Siro, Bruzzano, Corvetto), lì dove le strutture educative pubbliche sono diventati dei ghetti.

Inutile nasconderlo, il mercato ignobile degli open day, quasi le scuole fossero supermercati del chi offre il progetto migliore, e la criminale soppressione dei bacini scolastici, che univano quartieri e strade di diversa estrazione sociale e possibilità economiche, ha distrutto la condivisione di quartiere, portando a inaccettabili quanto taciute divisioni etniche e soprattutto sociali, deleterie per una città come Milano dove il riscatto e la mobilità sociale sono da sempre il motore della città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e sarebbe stupido definire razzismo o xenofobia un fenomeno che ha molte implicazioni: genitori, spesso colti e con possibilità economiche, o portano i loro figli nelle strutture private, che stanno vivendo una espansione senza precedenti a Milano, oppure spostano i figli dalla scuola sotto casa, con utenza maggioritaria di bimbi figli di cittadini non madrelingua, in quartieri e scuole diverse. Il risultato di questo micidiale combinato, accompagnato dai freddi dati matematici della demografia di Milano, è un apartheid educativo e sociale riscontrabile da San Siro alla Comasina, da Bruzzano a Corvetto, quartieri dove ormai esistono scuole frequentate dal 100% di bimbi figli di genitori non madrelingua.

‘Non riusciamo nemmeno a spiegare, quando un bambino ha la febbre, ai genitori che devono venirlo a prendere, sono in tanti a non capire una parola di italiano’, ci spiega F. una educatrice che lavora in un asilo di zona Famagosta, una delle più critiche del quadrante sud Milano, insieme a via Antonini, Via Montegani, Corvetto e S. Paolino. ‘Pensate all’impossibilità di spiegare ai genitori l’importanza delle riunioni di classe, del concetto di genitorialità oppure unicamente dei colloqui personali. Senza avere a disposizione un traduttore. Questa è una figura irrinunciabile se vogliamo trasmettere dei concetti pedagogici alla famiglia’. E l’assenza della figura di un traduttore dall’arabo all’urdu, dal rumeno al francese, dal cinese al cingalese, anche per solo un’ora la settimana durante le ore serali (17-18) non è un problema irrisolvibile, anzi. Anche gli inseganti, seppur facciano fatica ad ammetterlo, fuggono dalle scuole ghetto. ‘Laltro giono è venuta in lacrime una docente di via P.’, ci racconta una dirigente scolastica, ‘Dice che non ce la fa, che vuole dare le dimissioni. Ma non posso. Ha in mano una terza restata sino a novembre senza docente di italiano e la classe è al 100% composta da bimbi che non riescono nemmeno a scrivere un dettato. L’ho convinta a resistere almeno fino a giugno’. Le percentuali di trasferimenti dalle scuole di ‘frontiera’ è inversamente proporzionale a quelle che riguardano le vie borghesi di BellaMilano (P.zza Sicilia, Vetra, via Solari, Archimede, Monte Nero, Conciliazione, Bergognone). ‘E’ stato disgustoso vedere come i primi 13 posti del nuovo asilo di City Life siano andati bruciati alle prime 15 chiamate’, ci racconta una dipendente comunale, ‘Alla fine, gli scarti restano sempre gli asili più ‘difficili’, quelli in cui l’utenza e composta da arabi o da cinesi, è inutile far finta di nulla’.

Nelle scuole elementari e alle medie il fenomeno è ancor più esteso: esistono gruppi facebook e wathsup di insegnanti che sconsigliano apertamente alcune strutture, specie ai colleghi che arrivano da altre regioni, e non sono certo i 4 asili (uno dietro via Montenapoleone) pubblici che ancora resistono in zona 1 o i licei i più colpiti da questo fuggi-fuggi. ‘Non è giusto’, ci spiega una funzionaria di zona 2 (v.le Padova- Gorla-v.le Monza) che i fondi per progetti e manutenzione vengano divisi equamente per tutte le zone. ‘Noi e mi indica la mappa che mostra il numero di strutture presenti tra pl.e Loreto, villa San Giovanni e Crescenzago, abbiamo 10 volte le loro strutture ma i fondi per la manutenzione, il materiale didattico e i progetti non sono certo 10 volte tanto nonostante l’utenza’. C’è poi il problema, enorme, del carico di lavoro sulle vaccinazioni e degli adempimenti burocratici che investe il personale delle segreterie, in alcune strutture 1 per 4 asili. ‘Qua nella mia zona il traduttore non serve’, ci spiega A. che lavora nel magico mondo di P.ta Romana, una delle zone dove affitti e compravendite hanno fatto registrare uno dei rialzi più importanti della città, ‘ma servirebbero dei colleghi in più, questo sì’. Secondo i dati raccolti da Milano X le richieste di insegnanti di sostegno sia nelle materne che nelle primarie in tutta Milano sono aumentate fino al 40% negli ultimi 5 anni. ‘Non sono più solo casi di disabilità, ma sempre più spesso comportamentali. Direi culturali, visto il diverso approccio di molte famiglie, spesso composte da analfabeti anche nella lingua madre.’ , ci spiega N. una docente di una scuola elementare dove nelle prime quest’anno , per la prima volta da sempre, il numero di bimbi figli di non madrelingua supera il 70%.  ‘Siamo costrette a esprimerci a gesti, più che una educatrice mi sento un mimo, forse sarebbe più opportuno richiedere dei corsi teatrali’, ci ride su F. che mentre al privato partecipava a corsi di inglese per bimbi dai 3 ai 5 anni, oggi deve convivere con una realtà che nemmeno sapeva esistesse. ‘Sai io vengo dal Veneto, ho appena vinto il concorso, ma non avrei mai creduto che a Milano ci fossero realtà così difficili’. La realtà è una: le difficoltà nella comunicazione con i genitori e la poca conoscenza delle culture di provenienza delle famiglie da parte del personale che lavora nei Servizi Educativi rende indispensabile la presenza di traduttori/mediatori culturali.

Figure fondamentali per agevolare l’incontro e lo scambio con le famiglie su tutti i livelli: dalle questioni burocratiche necessarie a sostenere gli adempimenti della segreteria, all’interazione con le figure educative che non riescono ad elaborare un efficace patto educativo ed, infine, all’incontro con il personale ausiliario che gestisce la sorveglianza della porta negli orari di entrata e uscita. ‘Qui non si riesce nemmeno a raccogliere le firme necessarie per fare un’uscita coi bimbi. Fugurati spiegare ai genitori le difficolltà linguistiche dei ragazzi e la possibilità di superarle’, ci racconta una segretaria di Ripamonti. Risulta chiaro che è a rischio la crescita armonica di tutti i bambini che frequentano i Servizi Educativi di Milano che nella sua Carta dei Servizi all’Infanzia sancisce:”I Servizi all’Infanzia del Comune di Milano sono protagonisti nell’offerta educativa, tesa alla crescita integrale dei bambini ed al sostegno alle famiglie con figli da zero a sei anni; costruiscono un sistema di opportunità educative che favoriscono, in stretta integrazione con le famiglie, l’armonico, integrale e pieno sviluppo delle potenzialità delle bambine e dei bambini”. Un altro buco nero dell’educazione è il grado di apprendimento della lingua italiana di molti ragazzi giunti alle scuole medie. Qui è un’insegnante delle medie da sempre impegnata in progetti di alfabetizzazione a parlare: ‘Quest’anno per la prima volta da quando lavoro non sono riuscita a chiudere il programma. Impossibile. In prima media sono arrivati più di una decina di ragazzi che non sapevano scrivere due frasi in italiano, non sapevano scrivere un dettato. Molto di loro non avevano fatto i pesi e le misure. Mi spiace ma non ce l’ho fatta, ho chiesto il trasferimento in una scuola vicina, dove nnon solo le percentuali sono diverse ma il tipo di utenza è completamente differente e si fa meno fatica. Ormai ho compiuto 56 anni, e a ricominciare a lottare ogni anno, è brutto dirlo, ma non ce la faccio più.’ Spesso la divisione sociale, l’apartheid educativo ha confini labili, basta una via a cambiare tutto. Un esempio? QT8 ben al di là della circonvallazione ha un utenza di altissimo livello economico e sociale mentre all’Isola, contrariamente a quel che si pensa, esistono molte fragilità economiche anche da parte di famiglie italiane. Insomma il problema è grande, enorme, ma prima si affronta e meglio è per tutti e meglio sarà per la Milano del futuro. Iniziare dando dei traduttori e degli insegnanti di sostegno almeno nei quartieri e nelle scuole più ‘difficili’ sarebbe già tanto.  Far finta di nulla, continuare a nascondere la testa sotto la sabbia, o peggio dare dei fascisti o dei razzisti a chi solleva la questione, come ha fatto Milano X, significherebbe lasciare davvero in mano agli xenofobi eccezionali quanto concreti temi per conquistare anche Milano.  Seguirà a breve anche una inchiesta documentata coi dati delle strutture più difficili per quanto riguarda la manutenzione. Inutile spiegarvi che stanno tutte in periferie vero? Comune di Milano, Ufficio Scolastico Regionale la sentite questa voce?