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Milano non va ai funerali di stato

| giovedì 16 aprile 2015

duomotribu

di Luca Fazio

Strage in Tribunale. In Duomo l’omelia del cardinale Scola per due delle tre vittime uccise giovedì scorso a Palazzo Giustizia, alla presenza del presidente della Repubblica e dei presidenti di Camera e Senato. Davanti all’altare le bare del giudice Fernando Ciampi e dell’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani. Fuori, piazza Duomo è più vuota del solito. I funerali della terza vittima, Giorgio Erba, si sono tenuti in forma privata al Duomo di Monza

La piazza è più vuota del solito. Le tran­senne dise­gnano un ret­tan­golo che ingab­bia l’ingresso del Duomo. Decine di curiosi si appog­giano aspet­tando che suc­ceda qual­cosa, ma non c’è gran­ché da vedere. Le “auto­rità” sono entrate da un ingresso late­rale, alle fine sui cel­lu­lari rimar­ranno un paio di scatti ricordo a due bare che sci­vo­lano nei carri fune­bri. Il pre­si­dente Ser­gio Mat­ta­rella è quello pic­co­lino lag­giù in fondo. Ma per­ché c’è que­sta gente? Cosa sta suc­ce­dendo? Niente, è un fune­rale di stato. Ah.

Tra i curiosi molti sono turi­sti. Biso­gna spie­garlo in inglese o in fran­cese, la set­ti­mana scorsa un uomo ha ucciso tre per­sone in Tri­bu­nale, c’era un giu­dice, un avvo­cato e un altro uomo che cono­sceva l’assassino. Ah. E anche in ita­liano, per­ché pochi sanno. “Que­sta tra­ge­dia che ci lascia ancora più scon­cer­tati per­ché si è con­su­mata in un luogo emble­ma­tico della vita civile del paese”, come ha detto il car­di­nale di Milano Angelo Scola davanti ai rap­pre­sen­tanti dello stato, non ha coin­volto la città. Alle 16 in punto Milano ieri non si è fer­mata, anzi, non se n’è accorta nem­meno. “Non lasciamo che sulle figure di que­sti nostri cari — ha sug­ge­rito Angelo Scola — si stenda la col­tre sof­fo­cante dell’oblio. Man­te­nere desta la loro memo­ria è garan­zia di fecondità”.

Il Duomo è pieno per la messa. Ci sono le “auto­rità”, i parenti, gli amici e i fami­liari più stretti del giu­dice Fer­nando Ciampi e dell’avvocato Lorenzo Alberto Cla­ris Appiani, uccisi gio­vedì scorso da Clau­dio Giar­diello. Le loro toghe sono appog­giate sulle bare, sono morti sul lavoro. Pochi minuti prima della messa, nella cripta del Duomo, il car­di­nale e il pre­si­dente della Repub­blica si sono appar­tati con i fami­liari delle due vit­time. Si sono abbrac­ciati, gli occhi lucidi, sus­sur­rando frasi che ogni lutto richiede. Erano pre­senti anche i pre­si­denti di Camera e Senato, Laura Bol­drini e Pie­tro Grasso, il vice­pre­si­dente del Csm Gio­vanni Legnini e il pre­si­dente della Corte d’Appello di Milano Gio­vanni Can­zio. Quando è ini­ziata l’omelia, in prima fila hanno preso posto anche il sin­daco Giu­liano Pisa­pia e il pre­si­dente della Regione Lom­bar­dia Roberto Maroni.

“Una scon­vol­gente cir­co­stanza — ha detto Angelo Scola — ci ha con­vo­cati in que­sto Duomo, in qual­che modo come rap­pre­sen­tanti di tutti i mila­nesi e non solo. Il nostro cuore è ancora colmo di ango­scia per l’orrore di tre bru­tali omi­cidi e di due feri­menti”. Se la spa­ra­to­ria è “una tre­menda espres­sione di un male inac­cet­ta­bile”, ha chie­sto il car­di­nale, “come porvi rime­dio, come stare di fronte alle bare di que­sti nostri fra­telli?”. Con l’amore, ha rispo­sto Scola, e con “l’amicizia civica”. Per il car­di­nale, “da que­ste morti deve nascere una mag­giore respon­sa­bi­lità di edu­ca­zione civica, morale, reli­giosa, instan­ca­bil­mente per­se­guita da tutte le agen­zie edu­ca­tive, dalla fami­glia alla scuola fino alle isti­tu­zioni”. Un com­pito non solo per chi ha respon­sa­bi­lità isti­tu­zio­nali ma anche per tutti i cittadini.

L’arcivescovo di Milano ha rivolto un pen­siero anche a Clau­dio Giar­diello, “que­sto scia­gu­rato plu­rio­mi­cida”. L’augurio è che “attra­verso la giu­sta pena prenda con­sa­pe­vo­lezza del ter­ri­bile male che ha com­piuto fino a chie­dere per­dono a dio e agli uomini che ha così bru­tal­mente colpito”.

I fune­rali di Gior­gio Erba, la terza vit­tima, si sono svolti in forma pri­vata ieri mat­tina nel Duomo di Monza, alla pre­senza di molti amici e del pre­si­dente del Senato Pie­tro Grasso. “Sono qui come cit­ta­dino per stare vicino alla fami­glia”, ha pre­ci­sato in chiesa. “Ciao Gior­gio, aiu­taci a volare sem­pre alto” ha detto padre Gara­scia. Gior­gio aveva la pas­sione del volo.