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Milano Intercontinentale

| lunedì 13 dicembre 2010

di Giacomo Valtolina

Per l’undicesima volta nella storia, sarà una squadra milanese a contendersi la vetta del mondo. Nemmeno la Buenos Aires del Boca, del River, del Velez, degli Argentinos juniors ha fatto meglio; nemmeno la San Paolo do Brazil. In quella che qui continueremo a chiamare Coppa Intercontinentale, l’albo d’oro recita infatti, finora, ben sei vittorie e quattro sconfitte per la città di Milano. Solo Montevideo (con Penarol e Nacional) può vantare lo stesso primato. Quattro trofei per il Milan, due per l’Inter, che ha fatto l’en plein nel biennio 1964-65, lontano ormai 45 anni. Oggi si gioca ad Abu Dhabi, dopo anni tra Tokyo e Yokohama.

Ma pochi ricordano che fino al 1979 si giocavano due partite, andata e ritorno (più spareggio in caso di parità), con i connessi viaggi della speranza, talvolta pure epici. In particolare, negli anni dispari – quando sia la gara di ritorno sia l’eventuale spareggio si sarebbero giocati in Sud America – le partite si vivevano più in un clima di pericolo, corruzione e minacce che non nell’attesa di un grande evento di sport. Lo ben sa il Milan che nel 1969 vinse subendo cazzotti e calcioni dai giocatori avversari e lancio di oggetti e getti di caffè bollente dai tifosi argentini dell’Estudiantes. E che, nel 1963, contro il Santos di Pelè allo spareggio (dopo due rocamboleschi 4-2), perse soltanto a causa dell’arbitro, che anni dopo ammise candidamente di aver ricevuto denaro per dirottare il match. In mezzo, fu l’Inter la prima italiana (e seconda europea) a vincere il trofeo, due volte di fila, ambedue contro l’Indipendiente, ottenendo così la chance di giocare addirittura la Supercoppa dei campioni intercontinentali (di cui si svolsero tre sole edizioni) contro il Santos.

La squadra dei due trionfi era quella della filastrocca che i nati prima del dopoguerra ricordano a memoria: sarti-burgnich-facchetti-bedin-guarneri-picchi-jair-mazzola-peirò-suarez-corso. Finito il biennio d’oro, da allora fu solo Milan: vincente contro Estudiantes, Nacional Medellin, Olimpia Asuncion e Boca Juniors, perdente contro Sao Paolo, Boca e Velez Sarsfield. Solo nell’ultimo ventennio (dal 1989), i tifosi rossoneri hanno assistito a ben sei finali e tre vittorie mentre gli interisti studiavano epiteti poco nobili per l’Intercontinentale, che veniva regolarmente degradata a Coppa dell’amicizia o Coppa del nonno, anche per parola della dirigenza.

Bizzarro quindi ora vedere l’importanza che oggi la coppa assume per la squadra di Rafa Benitez, condannata a vincere quello che Moratti ha definito l’obiettivo più importante della stagione. Prima d’incontrare l’Internacional de Porto Alegre, ci saranno i coreani del Seognam da sconfiggere. Da quando esiste il Mondiale per club, con questa nuova poco affascinante formula, nessuna squadra europea è mai uscita in semifinale. Speriamo che ai tanti primati milanesi in Coppa non si debba aggiungere questo infausto record, anche se la forma fisica e morale dei campioni d’Italia e d’Europa in carica lascia qualche perplessità. Ma non c’è due senza tre e l’Inter vuole mantenere la propria imbattibilità internazionale. Se la tradizione conta qualcosa, è ora di dimostrarlo. Uomo avvisato… e s’intende Rafa, teddybear, Benitez, il sancho panza che l’Intercontinentale l’ha già giocata – e già persa – quando allenava il Liverpool.