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Milano Ha Paura

| giovedì 26 novembre 2015

20151024_211456Mentre si sprecano dotte elucubrazioni di politica internazionale su stampa, tv e facebook, Milano vive da una settimana in un clima di paura. E’ inutile far finta di nulla: abbondano le segnalazioni e le espulsioni, gli allarme bomba e la giustizia fai da te, le ‘informative’ e le misure di sicurezza eccezionali. Ieri mattina, piazza San Babila sembrava il set di un film di azione, con ghisa, carabinieri e militari assortiti schierati, ma c’era solo un’assemblea sindacale dei dipendenti comunali lì intorno. Alla Scala le misure di sicurezza agli ingressi si sono moltiplicate, e anche i dipendenti iniziano ad aver paura. Altrove è psicosi bomba, con le metrò fermate più di 5 volte negli ultimi giorni. Come ci racconta una lettrice, per un episodio che non si trova su nessun altro media. ‘Ero in via Sardegna per una commissione e nel giro di due minuti sono arrivati gli artificieri’, ci racconta ancora incredula descrivendo il suo ‘martedì di paura’.’Degli energumeni dai modi bruschi ci hanno fatto spostare al grido di ‘via via’ dal marciapiede ma la borsa che hanno aperto non conteneva altro che il diario e le penne di un ragazzino che se le era dimenticate ai bordi di un giardinetto’. Ghisa coi giubbotti antiproiettile dal Duomo a via Dante, militari raddoppiati in vari punti della città, blindati dell’esercito che girano in perlustrazione dalle 22 alle 4 in alcune aree cittadine (come in zona San Siro, in Forlanini, al confine con Sesto). Ma c’è un dato che non è sfuggito ai più attenti osservatori delle realtà metropolitane periferiche: il prezzo delle armi di contrabbando si è triplicato in meno di due settimane. Alla faccia degli appelli al ‘io non ho paura’ e delle dichiarazioni ‘non siamo in guerra’, le immagini del Bataclan hanno segnato le coscienze di molti nel profondo, lasciando emergere lati inaspettati e spesso taciuti. Non sono solo i pregiudicati della bassa mala a chiedere il ‘ferro’ come sono chiamate in gergo le pistole di vari calibri che circolano a Milano. Si avvicinano ormai anche clienti piu’ discreti, incensurati, e più disposti a livello economico. ‘Mi sento insicura’, ci spiega Laura, una signora cinquantenne che trascorre almeno un’ora tutti i giorni sulla Novanta per andare al lavoro. ‘Mi guardo intorno in metrò. Ci sono certe facce, e mi dico. Se adesso fanno esplodere una bomba che fine faccio?’ ammette Giovanni, che di anni ne ha meno di 40 e non è certo il prototipo dell’elettore leghista. E’ che gli attentati di Parigi, sul borsino della malavita milanese, hanno fatto registrare un segno + soprattutto per i tanti che vogliono evitare di apparire sui registri della questura col porto d’armi, ma che vogliono comunque avere un ‘cannone’ a portata di mano. Anche le rotte dell’approvvigionamento sono cambiate negli ultimi due anni. Meno Baggio e Piazza Tirana, un po’ meno Quarto e Vaiano Valle molto più la piazza dietro la stazione centrale, Sesto f.s. e i tanti puntelli improvvisati dai camioncini che provengono dall’Ucraina dove di armi, negli ultimi due anni, ne son girate persino troppe facendo calare i prezzi in modo esponenziale. Tiene sempre la rotta delle mafie meridionali (Bareggio over the top) via Bonghi così come quella dei Balcani, ma l’offerta è molto più diversificata ed oggi viene molta più gente dall’hinterland, dalle aree più esposte alle rapine dalla bassa bergamasca al cremasco, dalla linea Ripamonti-Santa Cristina fino alla Brianza. Buone pure le quotazioni di Stadera e Rozzangeles mentre via Padova è meno gettonata. Ma è in Corvetto il lido più up per i novelli pistoleri, area periferica lasciata allo sbando da almeno 10 anni di abbandono di presidi civici, centri anziani e scuole aperte il pomeriggio. C’è un’aria pesante per tutti, carica di sostanze infiammabili. Una scintilla rischia di fare divampare l’incendio: brutta storia. Milano è sul chi va là.