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MILANO GREENWEEK? GRATTACIELI IN PIAZZA D’ARMI

Stefano Mansi | domenica 22 settembre 2019

Il cartello delle opere in corso apparso in queste ultime ore in via della Rovere, all’esterno degli spazi dei Magazzini Militari di Piazza d’Armi, 35 ettari di verde tra via Novara e viale Forze Armate, è eloquente. Il progettista responsabile delle opere di demolizione dei magazzini militarei di proprietà di Invimit spa è Leopoldo Freyrie e basta un salto nelle pagine del suo sito internet ( https://www.freyriefloresarchitettura.com/progetti) per rendersi conto ciò che succederà all’habitat naturalistico, se i cittadini non interverranno con una mobilitazione capace di salvare i 35 ettari di verde.

Una selva di grattacieli e un giardinetto condominiale al posto dell’Oasi di piazza d’Armi.

L’ex campo di addestramento militare, riforestato dalla natura durante gli ultimi 70 anni, è un miracolo di biodiversità unico a Milano con le sue vedute e gli spazi aperti, i 700 alberi e le oltre 80 specie viventi censite nell’area. Già il nome ‘Trasformazione Urbanistica’ non lascia presagire nulla di buono per conigli selvatici e fagiani, api, rane e tritoni che vivono nell’Oasi. Il progetto, infatti, oltre alla demolizione dei magazzini militari partita lo scorso 12 settembre prevede la costruzione di una selva di palazzoni intorno all’Oasi naturalistica, che sarà stravolta da pesanti interventi.

Non solo una selva di 20 palazzoni a fianco delle zone dai tratti naturalistici più accentuati (via Cardinal Mazzarino), ma vialetti asfaltati, due pozze artificiali e un strada a dividere l’Oasi.

Si tratta della più grande area verde conservatasi all’interno del tessuto urbano milanese, dove si conservano decine di alberi di alto fusto e diverse pozze d’acqua perenni, habitat di numerose forme di vita. Inutile attendere attenzione o un intervento da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali e del paesaggio di Milano, nonostante l’avvio del procedimento di tutela da parte dell’ex ministro Bonisoli: l’orientamento del nuovo/vecchio ministro della cultura Franceschini, ex segretario del Partito Democratico, è facilmente desumibile dalle foto dei lavori in corso. Non è una combinazione l’avvio dei motori delle ruspe demolitrici poche ore dopo il giuramento del ministro, un avvocato la cui opera era già stata oggetto di pesanti critiche da parte di studiosi, archeologi ed esperti, quali Montanari, Zevi e Settis. 390 parcheggi a raso, 68.000 mq di parcheggi interrati, una via asfaltata tra i magazzini e il verde, e una non meglio precisata ‘Casa dello sport’ a fianco del campo di calcio oggi esistente. Numerosi viali asfaltati con il loro corredo di sottoservizi, impianti di illuminazione e videocamere a dividere e circoscrivere gli spazi oggi abitati da diverse specie animali e vegetali.

Tra le immagini più terrificanti del progetto Freyrie, è una spianata di bitume circondata da palazzi, un incubo che potrebbe diventare presto realtà.

Nemmeno le pozze esistenti verrebbero conservate, così come la salvaguardia del bosco sviluppatosi a fianco della caserma Perrucchetti è completamente assente nelle tavole progettuali: tutta l’area sarebbe oggetto di pesanti interventi di trasformazione dell’attuale conformazione di un habitat che ha impiegato 60 anni per arricchirsi di biodiversità. Due enormi ‘biostagni’ artificiali, nessuna tutela delle pozze oggi esistenti, e altre strutture non meglio precisate come il ‘Giardino d’Inverno’, un nome ‘gentile’ che potrebbe celare l’ennesima attività commerciale all’interno degli spazi verdi pubblici milanesi. L’insieme dell’area, finite le opere, è un incubo che ben rappresenta la falsità della propaganda ‘verde’ inaugurata da qualche mese dall’attuale Amministrazione del Comune di Milano tramite i suoi canali di comunicazione, e da quelli ad essa collegati, come Corsera e Repubblica, oggetto di una settimana dal fuorviante nome ‘Green City’.

La planimetria del progetto, nonostante l’impossibilità di analizzare quote e dettagli, mostra la invasività dell’intervento, tra condutture, sottoservizi, vialetti e strutture varie a compromettere per sempre sia i valori naturalistici dell’area che quelli relativi al paesaggio, con la distruzione delle vedute e degli spazi oggi esistenti.

Alla faccia della ‘Forestazione Urbana’ e dei progetti di piantumazione di migliaia di nuovi alberi pubblicizzata un giorno si e l’altro pure da giornali e TV: dal progetto è chiara la netta diminuzione del verde completamente trasformato in un giardino pubblico, circoscritto e circondato da una selva di oltre 20 palazzoni a chiudere spazi e vedute, privando il luogo di qualsiasi connotazione naturalistico ambientale. Un intervento che è l’esatto contrario della salvaguardia e della conservazione, azioni fondamentali per una tra le prime cinque città con la peggiore qualità dell’aria in Europa e che nel solo 2018 ha consumato la cifra mostruosa di ben 11 ettari di suolo secondo gli ultimi dati diffuso dall’Istituto di ricerca ISPRA. La prova del reale interesse per l’emergenza climatica e ambientale da parte dell’Amministrazione in carica, concetto ripetuto come una filastrocca da tutti, è piazza d’Armi, nonostante i progetti per la ‘riqualificazione’ dell’attiguo piazzale dello stadio Meazza, coi loro centri commerciali e grattacieli, non lasciano presagire nulla di buono per l’ambiente. Non esiste vera sostenibilità ambientale senza la conservazione degli habitat esistenti sopravvissuti miracolosamente all’espansione urbanistica degli anni Sessanta. Un concetto che è l’opposto della ‘riqualificazione’ e della ‘rigenerazione’ che vanno così tanto di moda tra i falsi profeti della ‘Green City’ e delle fantasiose ‘Riforestazioni Urbane’ Vediamo come andrà a finire.