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Milano e il Vigorelli: Reclaim the Dream

| lunedì 5 dicembre 2011

Lo scorso 20 novembre i ciclisti milanesi sono andati in pellegrinaggio, raccogliendo le proprie forze e le proprie ruote davanti al sacro portale della loro cattedrale, simbolo di ciò che è il Ciclismo a Milano, simbolo forse della città stessa: il velodromo Vigorelli.

E’ stata una domenica di sole, benedetta dal blocco del traffico che riesce a rendere Milano molto meno brutta e triste di quanto non sia realmente. Il cancello del Velodromo di via Arona ha visto riunirsi prima una decina, poi centinaia di ciclisti e appassionati di biciclette, da chi ha visto le sfide epiche di Maspes e Gaiardoni sulle listelle del Vigorelli ai pistard metropolitani, quelli delle Milano-Torino e Milano-Venezia in fissa, quelli obbligati al “pendolarismo” settimanale fino al velodromo di Montichiari. Un numero impressionante per una disciplina che tanti, CONI e FCI in primis, considerano “minore”. E non era solo il numero a colpire, ma l’amore che i presenti dimostravano per questo sport, culminato in un’esilarante gara di surplace, vinta dopo 24 minuti da un ragazzo di neanche 20 anni, uno che il “Vigo” aperto probabilmente non l’ha nemmeno mai visto. C’è uno strano paradosso in questo paese, e in questa città in particolare: più i ciclisti vengono attaccati (da automobilisti e amministratori sulle strade, da dirigenti incapaci nelle competizioni) più la passione per la bicicletta cresce, più forte che mai. Qualcuno potrebbe chiamarla ancora “speranza”…

E così questo allegro ed eretico pellegrinaggio su due ruote segue di nemmeno una settimana l’ultimo, terribile, omicidio ai danni di un ciclista sulle strade milanesi. Lo sanno bene questi ciclisti quale sia la sfida che hanno davanti, conoscono le strade in cui pedalano ogni giorno, e rispondono con un rilancio. Come dire: non ci bastano le strade, vogliamo di più. Il pane e le rose, a due ruote. Riprendersi il Vigorelli significa riprendersi un simbolo, un fulcro su cui ricostruire una nuova cultura del Ciclismo in questo paese, che nasce dal basso, lontano dall’olezzo delle mani sporche di chi potrebbe fare qualcosa per questo mondo e non lo fa. Anzi, le vicende recenti dell’altro velodromo lombardo (Montichiari), mettono in luce una faccia ancora più triste.
Agli orchi del Comune e della Federazioni, protagonisti più che complici di questa strage di vite e di passioni, si contrappone il sorriso dei “ragazzi” del Vigorelli e le centinaia di firme raccolte (divententate un migliaio nei giorni successivi) per chiedere che quel portone si riapra, e che il cigolio di ingranaggi da troppo tempo abbandonati alle intemperie stappi le orecchie di chi del Vigorelli ne parla tanto (ma neppure troppo) senza nulla fare.

 

Ora c’è un progetto da scrivere, che illustri il perchè un velodromo attivo a Milano è una certezza, c’è una processione da fare tra dirigenti, sponsor e assessori, c’è una pista da rifare e una copertura da inventarsi per dare una continuità all’attività per 365 giorni. C’è tanto lavoro, insomma, all’orizzonte per chi pedala quotidianamente sulle brutte strade di una brutta città portandosi nel cuore la bellezza dei sogni.

 

 

PS- prendiamo l’ultima foto come un auspicio: che i milanesi di domani possano pedalare liberi sul legno del loro velodromo… che lo si riesca a fare magari prima di questa bambina.

lo slideshow delle altre foto e’ qui.