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Milano col Kurdistan Contro Erdogan / Manifestazione il 14/9

| giovedì 3 settembre 2015

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di Luciano Mulhbauer

È passato più di un mese da quando il governo turco ha scatenato la sua nuova guerra. Non è quella contro l’Isis, che esiste soltanto nella propaganda e nelle chiacchiere, ma quella invece tremendamente concreta e reale contro i movimenti curdi, fatta di bombardamenti contro basi del Pkk e zone abitate nel Kurdistan turco e iracheno e di vaste operazioni repressive contro organizzazioni sociali e politiche della sinistra curda e turca. Centinaia sono i morti, di cui molti civili, e 1464 sono stati finora gli arresti tra le fila di Hdp e di altri partiti legali curdi. Dalle elezioni politiche del giugno scorso, che aveva visto l’affermazione di Hdp con il 13% dei consensi e il suo ingresso nel parlamento turco, sono finiti in carcere 220 esponenti del partito di Demirtas, compresi molti amministratori locali eletti.

Una guerra di cui si parla troppo poco, anche se la stessa informazione mainstream non ha potuto ignorare il palese contrasto tra l’annuncio della guerra contro l’Isis e la realtà di quella contro i curdi. E, soprattutto, una guerra che nessun governo europeo, compreso ovviamente quello di Renzi, ha ritenuto di dover stigmatizzare o anche soltanto criticare. Un silenzio ipocrita e complice, reso ancora più nauseante alla luce della cinica strumentalizzazione della strage di Suruc e del fatto che l’unico vero motivo che ha spinto Erdogan ad affossare il processo di dialogo con il Pkk e scatenare guerra e repressione, sta nel fatto che nelle elezioni di giugno il suo partito non ha ottenuto quella maggioranza assoluta, che gli avrebbe permesso di manomettere in senso autoritario la costituzione turca. In altre parole, se i progetti antidemocratici di Erdogan sono (finora) naufragati, questo è merito del successo elettorale di Hdp e, di conseguenza, la presidenza Erdogan intende ora disarticolare il movimento curdo e l’Hdp in vista delle nuove elezioni, già convocate per il 1° novembre prossimo.

Nel frattempo l’Isis ringrazia. Per lunghi anni la frontiera turco-siriana era blindata solo per i curdi, anche nei momenti più drammatici della resistenza di Kobane, ma era invece apertissima per le forze e i traffici dell’Isis, sempre in omaggio ai giochi di potere di Erdogan e della sua cricca, beninteso. Ora qualche bombardamento turco tocca anche a Daesh, ma senza esagerare, poiché l’offensiva delle truppe del Califfo contro il Rojava, cioè le zone curdo-siriane con al centro Kobane, continua a godere della collaborazione di fatto delle forze di sicurezza di Erdogan. L’unica vera novità sul fronte anti-Isis è dunque il fatto che Erdogan ha dovuto cedere alle pressioni statunitensi e mettere a disposizione le sue basi aeree per i bombardamenti in Siria. Ma, appunto, la contropartita è stata il nulla osta Usa e Nato alla sua guerra contro i curdi, cioè contro gli unici che sul campo hanno resistito all’Isis..

Dai governi della Nato e dal governo Renzi non ci possiamo aspettare nulla, ma finito agosto deve finire anche il silenzio dei movimenti, delle organizzazioni sociali, di quanti e quante si professano di sinistra o semplicemente democratici.

E l’occasione per farci sentire e per schierarci ce l’abbiamo subito: la Comunità curda di Milano ha lanciato un appello per la mobilitazione in vista delle giornate dedicate alla Turchia da Expo. Non sappiamo se arriverà Erdogan o soltanto qualche Ministro, ma non importa, perché importante è far sentire la nostra voce contro la guerra e la repressione di Erdogan e a sostegno del popolo curdo e dei movimenti democratici turchi.

Di seguito trovate il testo dell’appello della Comunità curda milanese, che lancia un’assemblea cittadina per giovedì 3 settembre, ore 20.30, all’Arci Bellezza (ex palestra), in via Bellezza 16 a Milano, finalizzata a costruire un corteo e una mobilitazione per lunedì 14 settembre prossimo.