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Milan: a Place to Build

by Stefo | lunedì 26 settembre 2016

Una selva di gru. Un fiorire di cemento armato. Tondini, ruspe, terreni spianati, betoniere. Milano non finisce alla circonvallazione, come le redazioni dei quotidiani vorrebbero farci credere.  Gli interessi degli immobiliaristi sono molto più ampi e non risparmiano nulla. Altro che cintura verde, qui non c’è posto per i ‘boschi verticali’ venite in fondo a via Gallarate a vedere che fine sta facendo l’orizzonte ovest di Milano, uno degli ultimi corridoi ecologici esistenti in città. Dietro al cimitero del Musocco, il cui perimetro di ‘rispetto’ è stato bellamente stralciato dal piano delle regole, sta nascendo una città. Basta affacciarsi dietro i distributori di benzina che costeggiano l’ex statale del Sempione per vedere che sta succedendo. Per capire fino in fondo i disastri dell’effetto serra, non serve spingersi sino in Amazzonia basta scendere al capolinea del 14 e iniziare a camminare. Per vedere cose significhi consumo del suolo, dissesto idrogeologico, non dovete andare a studiare il permafrost della Groenlandia, ma scoprire l’interramento dei torrenti Piubega, Nirone e dei vari affluenti dell’Olona nell’angolo Nord Nord Ovest della città (Municipio 8). Il mercato immobiliare boccheggia? Non si riesce a vendere una casa che sia una? Voi costruite che quei poveri pirla che abbiamo convinto a farsi un mutuo negli ultimi 10 anni si vedranno ridurre del 30-40% il valore delle loro case. Altrimenti chi comprerebbe più una casa nuova, vuoi mettere? La bolla immobiliare è una opportunità per molti, e basta osservare il numero di edifici in costruzione tra Milano e Pero per rendersene velocemente conto.  Ci voleva un sogno come quello della ‘Rivoluzione Arancio’ per spostare l’attenzione di stampa e cittadini su tutt’altri argomenti, mentre i costruttori facevano andare il cemento, come nel caso dei palazzi costruiti sullo spazio dell’ex Bulk di fronte al Cimitero Monumentale.  Per garantire una così alta percentuale di nuovi edifici costruiti, per stravolgere interi pezzi di città, serviva una grande operazione di immagine. Molti milanesi ci sono cascati, ma ora la realtà inizia a chiedere il conto. Se n’è accorto anche Giorgino Armani che è intervenuto sulla stampa, dall’alto dei milioni di euro ‘donati’ alla città in 40 anni di carriera, denunciandone le brutture immobiliari.

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Un esempio su tutti il ferro da stiro ultramoderno costruito sul vivaio di viale Pasubio, senza che la ‘Commissione Paesaggistica’ del Comune avesse un caxxo da dire. Doveva essere la sede della Fondazione Feltrinelli, il gotha della sinistra milanese con la r moscia…è diventatala sede milanese di Microsoft. Vi ricordate lo slogan di Expo 2015, Milano a place to Be? Oggi abbiamo scoperto che era un fake. Il vero slogan, quello che resta dopo i 6 mesi di Expo è: Milano a Place To Build.