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Meno Male che ci sono gli Studenti

| sabato 10 ottobre 2015

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L’ultima opposizione a impensierire Renzi sono loro, gli studenti, la generazione niiiit dei senza lavoro e senza futuro. Sono tanti e pronti a far casino. L’anno scorso bloccarono l’italia con lo scioepero sociale e quest’anno che faranno? Di sicuro, reclamano potere (#vogliamopotere).

Ieri #9o, 1500 studenti in città e numeri più significativi a Bologna, Torino, a Roma hanno protestato contro la scuola buona solo per Renzi e detto a chiare lettere che i profughi sono benvenuti in Italia (#refugeeswelcome) e che solo i coglioni lavorano gratis (molte le azioni contro Manpower & Co). A Milano fumogeni e salita sul tetto in Santa Sofia per difendere le poche borse di studio rimaste e alla fine del corteo occupazione di un ex sede Coni in porta vigentina per tenera l’assemblea studentesca milanese.

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Commenta Roberto Ciccarelli sul manifesto:

“Gli stu­denti hanno mani­fe­stato con­tro la riforma della scuola, il Jobs Act, le poli­ti­che migra­to­rie della «For­tezza Europa» e il diritto allo stu­dio azzop­pato (ancora) dalla riforma dell’Isee. Non è man­cato il rife­ri­mento ai pre­cari della scuola esclusi dalle assun­zioni di Renzi, pur avendo matu­rato il diritto. Una mobi­li­ta­zione «sociale» che ha cer­cato un’interlocuzione con i movi­menti esi­stenti: il «No Ombrina» con­tro le tri­vel­la­zioni dello «Sblocca Ita­lia», il 14 otto­bre a Roma, ricor­dano i col­let­tivi auto­nomi napo­le­tani «Kaos». Gli stu­denti non vogliono sen­tirsi soli e sono alla ricerca di con­nes­sioni. Ieri hanno schie­rato numeri impo­nenti, e non scon­tati, dopo giorni di silen­zio dei mag­giori sin­da­cati della scuola impe­gnati a discu­tere se, come o quando fare uno scio­pero gene­rale (Uni­co­bas lo farà il 23 otto­bre, i Cobas il 13 novem­bre, men­tre sono pre­vi­ste mobi­li­ta­zioni il 24 otto­bre). Tutto pro­cede in sor­dina dopo la «notte bianca» della scuola del 23 set­tem­bre scorso. Al clima non ha gio­vato il fal­li­mento della rac­colta firme sul refe­ren­dum con­tro il «pre­side mana­ger» pro­mosso da «Pos­si­bile» di Civati che ha segnato una spac­ca­tura con il movi­mento della scuola che all’assemblea di Bolo­gna del 5 set­tem­bre scorso ha deciso di stu­diare la pos­si­bi­lità di farne un altro nel 2017, con rac­colta firme nel 2016. Nel frat­tempo con­ti­nuano le pro­ce­dure delle assun­zioni dei 55 mila docenti pre­vi­sti in «fascia C» affi­dati a un algo­ritmo che costringe gli inte­res­sati a un’attesa soli­ta­ria e preoccupata.

Ancor prima che con­tro la pro­pa­ganda del governo, le reti stu­den­te­sche nazio­nali dei medi e degli uni­ver­si­tari (Rete della Cono­scenza, Uds, coor­di­na­mento Link, Udu, Stu­dAut), senza con­tare i col­let­tivi cit­ta­dini o metro­po­li­tani da Sud a Nord, si sono atti­vate con­tro la spa­ven­tosa nor­ma­lità di un paese ingri­gito e sof­fe­rente. Gli stu­denti, cia­scuno per la pro­pria parte, hanno ela­bo­rato una loro agenda e cer­cano di scuo­tere le foglie sull’albero. Link e Udu por­tano avanti la bat­ta­glia sul diritto allo stu­dio. La riforma dei para­me­tri dell’Isee ha creato un’emergenza sociale nel malan­dato diritto allo stu­dio ita­liano: per respon­sa­bi­lità di un nuovo indi­ca­tore decine di migliaia di stu­denti sono stati esclusi dalle borse di stu­dio, come se fos­sero diven­tati più ric­chi.”

(foto da Milano in Movimento)