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Leftism

MayDay contro Renzi + EXPO

| sabato 3 maggio 2014

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di Giorgio Salvetti, dal manifesto

Que­sta volta non fini­sce qui. La May­day Parade mila­nese si è con­fer­mata una delle più grandi mani­fe­sta­zione del primo mag­gio d’Europa, ma quest’anno con­ti­nua fino a domani. Si chiama “The Ned”, è una tre giorni di incon­tri, work­shop, spet­ta­coli, musica che ha come filo rosso l’Expo, ovvero tutto ciò che si nasconde die­tro il grande evento (x info euro​may​day​.org).

La parata pre­ca­ria gio­vedì ha rac­colto 50 mila mani­fe­stanti per un cor­teo lun­ghis­simo che ha sfi­lato da Porta Tici­nese fino alla sta­zione Cen­trale e oltre. Davanti a tutti il carro di san Pre­ca­rio con l’effigie grot­te­sca di Renzi e il suo jobs act. Mai nes­sun governo era arri­vato al punto di pro­cra­sti­nare con­tratti trien­nali senza cau­sale con libertà di licen­zia­mento in qual­siasi momento e con la pos­si­bi­lità di rin­novo fino a 15 anni e forse più. “Ormai non penso più a cam­pare di lavoro – rac­conta Susanna, 35 lau­reata, pre­ca­ria da sem­pre in vari set­tori con paghe tra 500 e 1000 euro al mese – lavo­rare per me è solo una delle poche entrate che ho quando ce l’ho, per il resto devo suc­chiare soldi alla fami­glia, ai miei che sono pen­sio­nati, subaf­fit­tare una stanza della mia casa, appog­giarmi agli amici, arran­giarmi con sconti e offerte o arra­bat­tarmi con quel poco di stato sociale che rimane”. Que­sta è la situa­zione sem­pre più senza via di uscita per milioni di per­sone. E allora anche la parata, che pure ha sem­pre man­te­nuto un’atmosfera di festa e una grande capa­cità crea­tiva, sem­bra non riu­scire più a far emer­gere la rab­bia e il ras­se­gnato fata­li­smo di que­ste per­sone.

A Milano poi manca un anno all’Expo, si par­tirà il primo mag­gio del 2015. Un’altra delu­sione annun­ciata. Non si sa nep­pure se i lavori fini­ranno in tempo. Molti can­tieri, come quelli della metro­po­li­tana, sono ormai fuori tempo mas­simo. Una cosa però è certa, la fiera che doveva por­tare lavoro si baserà su impie­ghi super pre­cari per non dire gra­tuiti, a titolo “volon­ta­rio”. In com­penso l’evento ha dro­gato per qual­che tempo ancora l’abisso dell’edilizia a debito che man­gia soldi di tutti per il pro­fitto di pochi e scon­volge il ter­ri­to­rio rico­pren­dolo di cemento. Un tipo di capi­ta­li­smo finan­zia­rio intrec­ciato troppo spesso al malaf­fare e fon­dato su un sistema poli­tico al tra­monto sem­pre più inca­pace di creare lavoro vero.

Pro­prio que­sto è l’oggetto di The Ned. Alla fine della May­day i mani­fe­stanti hanno tro­vato casa occu­pando per tre giorni una grande palaz­zina della Regione, in piazza Car­bo­nari. Fra le tante ini­zia­tive si discute di mutuo soc­corso, diritto alla casa, ali­men­ta­zione e si con­ti­nuerà fino a domani pome­rig­gio con la riu­nione ple­na­ria dei vari gruppi. Si tratta di un grande lavoro che ha solo un difetto: Expo, ormai, si farà comun­que e non si pos­sono più ripri­sti­nare i ter­ri­tori detur­pati. Certo anche la Milano che non ci sta deve pre­pa­rarsi ad affron­tare la fiera del pros­simo anno e lo sta già facendo da tempo. Ma prima o poi biso­gnerà anche guar­dare avanti, pen­sare al dopo, quando la fiera sarà finita e la vita dei pre­cari sarà ancora peg­giore a pre­scin­dere da Expo. La May­day ha avuto il merito indi­scu­ti­bile di por­tare la pre­ca­rietà al cen­tro del discorso poli­tico ed è riu­scita a farsi spa­zio tra con­cer­toni cele­bra­tivi e stan­che litur­gie sin­da­cali. Dalla prima edi­zione del 2001 però è tutto un altro mondo. E’ cam­biato tutto. In peg­gio. Adesso c’è Renzi e anche una bel­lis­sima parata come que­sta forse non basta più.