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Maternità Sovversive

by Rosario Gallardo | domenica 25 settembre 2016

Milano, 6 gennaio 2000

In fondo a un tunnel, in un umido sotteraneo, avete visto, una dopo l’altra, sciogliersi le vostre certezze su come tracciare il confine tra sano e folle, accompagnati da un battito cardiaco, siete all’ultima svolta. Dietro l’angolo in fondo al corridoio, vi appare una sinuosa sagoma che oscilla su un’altra, come la fiamma sullo stoppino imbevuto di cera. La giovane donna col capo rasato attorno ad una cresta rossa indossa una veste sottile, sta cavalcando il suo amato, geme appena, riversa il capo all’indietro, soavemente, come fosse una cascata che abbandona il suo corpo alle pietre. C’è come una musica respirata, un istante eterno, poi lei si ferma, scende dalla sua cavalcatura, ridefinisce la sua identità di sagoma solitaria nel centro del corridoio soffusamente illuminato. Pone la mano destra a cornice del pube e la sinistra a cornice del suo ventre leggermente rigonfio. Nel silenzio una voce lacera l’attesa: “Liberatene!”. Venite avvolti da una pioggia di parole dall’ombra: “Buttalo via quel bidone!”, “Che schifo!”… La giovane madre percorre una per una le vostre facce, affogando inclemente nei vostri occhi. Vedete la furia calma del guerriero, tra gli spigoli dei suoi gomiti e tra gli angoli delle sue ciglia scorre il fuoco. Irremovibile è il suo respiro che rimane profondo, non retrocedederà di un solo passo, è solo l’inizio.  Qualcuno vi spinge oltre, vi lasciate la scena alle spalle e uscite salendo le scale. Siete nel 1998, in via San Dionigi all’Istituto Tecnico Statale a Ordinamento Speciale Albe Stainer. Lo spettacolo è stato preparato dagli allievi dell’istituto sotto la guida di Andrea. La coppia dell’ultima scena a cui avete assistito siamo io e mio marito all’epoca compagni di scuola, amanti e già genitori di un piccolo appena concepito, contro il volere di molti. Quella performance fu la dichiarazione di intenti da cui prese vita la lunga gestazione che portò alla creazione del progetto Rosario Gallardo. Porno è il concepimento, porno è la nascita, porno sono le relazioni, i bisogni, i pensieri, la politica dei gesti,  porno è la morte. Puoi iconizzare un concepimento senza rottura dell’imene, in un corpo inviolato e ideologico. Puoi immaginare la maternità come un momento pulito, pudico e con i capelli in piega, ma in realtà quello non è che il controllo che vi si vuole applicare. Tutto un sistema di lottizzazione del capitale umano, medicalizzato nel suo stesso modo di concepire se stesso e la vita. Madri educate a stringere l’ano e fasciare la propria vagina stretta, come una ferita da rimarginare, fanno figli su prescrizione medica, sotto aspettativa degli istituti di credito. Sotto il comando di dio, sfornano schiavi per mandarli alla croce in nome di una gloria così alta da rimanervi tutta in testa, tra una spina e l’altra, lasciandovi tra le mani solo i chiodi arrugginiti dalla vostra cecità e una promessa postdatata. In eterno. E’ una campagna pubblicitaria che va avanti da millenni con lo scopo di educare in maniera coercitiva, con in bocca sempre il sapore della minaccia. La minaccia di infertilità, così come la minaccia di povertà, di esproprio dei beni e dei figli, di emarginazione e di esilio, se ti fai le canne, se scopi con tutti o se lo fai quando non devi, se te la fai con gli stranieri, estranei al clan.  Dal momento in cui concepisci ti viene chiesto di firmare il patto sociale con la collettività: il gruppo accetta il nuovo membro se tu stai alle regole, ti lavi, ti pettini e smetti di dire le parolacce. Accetta te come genitore, col tuo nuovo status economico e storico di creatore e finanziatore, imponendoti di “mettere la testa a posto”. Fottendosene se, nello sforzo, te la spacchi. Attraverso l’erede metterai mano nella struttura del sistema, incidendo nel tempo e nello spazio, ed è indispensabile che tu omologhi la tua impronta, che tu allevi futuri poveri cristi cercando di rimarginarti la ferita tra le cosce.  Io non l’ho fatto e oggi le signore madri del regime, coi capelli in piega, passando davanti al mio balcone, puntano il dito e dicono “lì abita una pornostar”. Io non sono una pornostar, io sono io (come direbbe la mia amica Julia…). Appaio porno perché non cedo al ricatto. Appaio una star perché presidio la mia posizione senza retrocedere, occhi negli occhi, in questa guerra di posizione. Io tengo il mio bambino, lo partorisco con un orgasmo e sempre con un orgasmo traccio una striscia fluorescente intorno a me, diventando io stessa un luogo dove dare spazio al concepimento, alla percezione del reale. Qui dentro io mi moltiplico senza permesso, qui io sono la legge, la verità e dio. Agli altri non rimane che puntarmi il dito, rimanendo fuori dalla finestra.

Vi aspettiamo sabato 1 Ottobre, al Piano Terra di via Federico Confalonieri 3, Milano, ore 18:30, per la presentazione del libro di Maria Llopis “Maternità Sovversive”.

sovversiveh