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#MarioLibre – La campagna per liberare Mario Gonzalez, lo studente capro espiatorio della giunta di Città del Messico

| giovedì 9 gennaio 2014

presidio mario

di Andrea Spotti, inviato in Messico di MilanoX

Mario González é uno studente che è stato arrestato lo scorso 2 ottobre a margine delle mobilitazioni contro la riforma educativa brutalmente represso dalla polizia di Cittá del Messico guidata personalmente dal sindaco Miguel Angel Mancera. Nonostante sia innocente, ha già fatto tre mesi di detenzione all’interno dell’ospedale Torre Medica, nel sud della cittá, dove si sta riprendendo dallo sciopero della fame portato avanti per denunciare la persecuzione politica e giudiziaria cui é sottoposto e per chiedere la sua immediata liberazione.

mariogonzalez

Come hanno denunciato i suoi avvocati, il suo é un classico caso in cui le autoritá cercano di fabbricare un colpevole a tavolino. Insieme ad altri otto compagni, infatti, é stato arrestato prima ancora che la manifestazione avesse inizio. Fermato l’autobus pieno di passeggeri su cui viaggiavano gli studenti – noti all’autoritá per la loro partecipazione nelle lotte a difesa della scuola pubblica -, la polizia li ha costretti a scendere per poi perquisirli e caricarli sulle macchine di pattuglia.

L’arresto é avvenuto in violazione a qualunque procedimento legale. Come denunciato in seguito, gli imputati (aggrediti con manganellate, pugni, calci, nonché con ripetute scariche elettriche) sono poi rimasti per ore in condizione di desaparecidos e in balía delle angherie e delle torture fisiche e psicologiche praticate dagli agenti. In tarda serata, dopo aver girato per varie delegazioni della cittá senza sapere quale sarebbe stato il loro destino, gli studenti vengono incriminati dal PM di Iztapalapa con l’accusa di Attacco alla Pace Pubblica, e ai mass media come gli anarchici incappucciati protagonisti dei vandalismi della giornata. Il fatto contestato, nello specifico, é quello di aver lanciato artefatti esplosivi dall’autubus sul quale viaggiavano causando danni agli esercizi commerciali presenti lungo il tragitto dello stesso.

Nonostante l’accusa faccia acqua da tutte le parti e non si presentino concreti elementi probatori per poter avviare il processo, vengono confermati gli arresti e stabilita una cauzione di 130 mila pesos (circa 8 mila euro), che rappresenta una cifra non indifferente e assai insolita per un reato considerato non grave.

L’8 ottobre, dopo aver pagato la cauzione vengono rilasciati tutti i detenuti tranne Mario, al quale viene concessa solo l’illusione della libertá. Una volta varcata la soglia del Carcere Preventivo Oriente, infatti, un gruppo di granaderos l’arresta nuovamente perché considerato soggetto di “alta pericolositá sociale” da parte della giudice Marcela Ángeles Arrieta e, di conseguenza, dev’essere tenuto dietro le sbarre per tutta la durata del processo.

Per contestare questa decisione e per rivendicare la possibilitá di poter continuare il processo da persona libera, come gli spetterebbe di diritto e come viene abitualmente concesso anche ai peggiori delinquenti, Mario dà inizio a un durissimo sciopero della fame che peró le autoritá cercheranno di minimizzare derubricandolo a semplice digiuno, complice la totale indifferenza dei mass media. Dopo 56 giorni senza ingerire alimenti, causa il suo drastico deterioramento fisico e cognitivo, che ha comportato anche il suo trasferimento coatto in ospedale, Mario é stato costretto a interrompere una lotta che avrebbe potuto portarlo alla morte; senza per questo peró smettere di dare battaglia assieme al variegato movimento che nel corso del tempo é andato costruendosi attorno alla sua figura per chiederne l’immediata scarcerazione.

Tre mesi dopo il suo arresto, e in vista dell’approssimarsi della sentenza, familiari, compagni ed amici che danno vita al Plantón por la Libertad de Mario (il presidio permanente piazzato da svariate settimane davanti all’ospedale in cui é ricoverato lo studente) hanno lanciato La Settimana di Solidarietá Nazionale e Internazionale con Mario González e gli/le altr@ detenut@ politic@, la quale é iniziata lunedí 6 e finirá venerdí 10 gennaio. L’iniziativa ha lo scopo di invitare i movimenti messicani e mondiali a portare avanti, in qualunque parte del pianeta si trovino, iniziative solidali per chiedere la sua liberazione e denunciare clima di terrore e di persecuzione nei confronti dei movimenti di protesta instaurato da Miguel Angel Mancera, il sindaco di centrosinistra della capitale messicana.

Il Plantón invita dunque chiunque voglia contribuire alla lotta per la libertá di Mario e degli altri detenuti a inviare comunicati di solidarietá, foto, video, disegni a solidaridadmariogonzalez@riseup.net, l’indirizzo mail del blog di Mario, oppure al profilo www.facebook.com/MarioGonzalezLibre?fref=ts; il tutto, sotto il titolo #MarioLibre e citando per conoscenza coloro che vengono individuati dal movimento come i responsabili della detenzione tutta politica dello studente anarchico. Vale a dire, oltre al giá citato Mancera, il Procurador General de Justicia, Rodolfo Fernando Ríos Garza, nonché Marcela Ángeles Arrieta, la giudice cui spetterá la decisione finale sulle sorti del giovane.

manifestazione mercoledi 8

Secondo i legali Guillermo Naranjo e Lizbeth Lugo della Liga Avocados Primero de Diciembre la detenzione di Mario Gonzalez é chiaramente politica, ed ha a che fare con l’esigenza da parte del governo della capitale, di dare in pasto all’opinione pubblica i cattivi di turno alla fine di un corteo sfociato in disordini. Mario e gli altri giovani arrestati preventivamente devono fungere da capri espiatori in quanto attivi nelle lotte del movimento studentesco e giá presentati in passato dai media mainstream come pericolosi e violenti sovversivi. Mario in particolare era salito agli onori della cronaca per l’occupazione del rettorato dell’UNAM e per un precedente arresto, in seguito al quale era stato preso di mira da stampa e televisione come uno dei leader dei “violenti del Bloque Negro”.

Per quanto riguarda il processo Mario, l’ultima udienza si é conclusa il 26 dicembre scorso con la richiesta di condanna senza attenuanti da parte del Pubblico Ministero, e si é ora in attesa della sentenza. Secondo i legali della difesa, tuttavia, l’accusa non é riuscita a provare la sua colpevolezza. Al contrario, ha dimostrato la debolezza dell’impianto accusatorio che si fonda solo sulle dichiarazioni contraddittorie dei poliziotti che hanno effettuato i fermi. Questi ultimi, infatti, non solo in alcuni casi non parevano aver del tutto
chiaro quale fosse il processo in questione, ma hanno anche smentito la versione secondo cui sarebbero stati testimoni oculari del lancio di petardi, per sostenere di essere giunti sul posto perché chiamati da alcuni cittadini. L’accusa, inoltre, oltre a non presentare testimoni diretti, non ha fatto nemmeno ricorso alle telecamere sparse nel centro cittadino per inchiodare gli imputati.

Attesa nei prossimi giorni, la sentenza definitiva dovrebbe dunque essere assolutoria, almeno secondo gli avvocati di Mario, dato che le uniche cose che il processo é riuscito a dimostrare sono l’estraneitá di Mario e degli altri accusati ai reati che gli sono imputati, da un lato; e la volontá politica di condannarli da parte delle autoritá locali, dall’altro. I motivi della detenzione, dunque, sono di ordine politico e hanno a che fare con la governance autoritaria imposta da Mancera alla capitale messicana, che ha rotto con la tradizione
progressista della cittá e della stragrande maggioranza del suo elettorato, per andare incontro al governo priista di Peña Nieto (avversario dei partiti di centrosinistra che sostennero Mancera nel 2012), il presidente eletto con brogli che fin dal primo giorno ha dovuto far fronte allo scontento e le proteste prodotti dal giro di vite liberista iniziato con il lancio del pacchetto di controriforme austeritarie

In questo contesto, aderire alla campagna mandando un messaggio di solidarietá é quindi di grande importanza, in quanto non significa solo sostenere Mario e gli altri detenuti, ma appoggiare piú in generale i movimenti sociali messicani, per i quali il clima politico venutosi a creare nella capitale é sempre piú impraticabile, come dimostra lo sgombero di Plaza de la Revolución del Plantón dei maestri della CNTE portato avanti dai celerini della polizia cittadina, che ha cosí inaugurato anche il 2014 nel segno della repressione, confermando la progressiva tendenza alla chiusura degli spazi di agibilitá democratica e di patecipazione cittadina da parte del governo locale, il quale, come denunciato da movimenti e associazioni per la difesa dei diritti umani, sta nei fatti mettendo in discussione lo stesso diritto a manifestare il dissenso.

All’atteggiamento aggressivo e provocatorio messo in campo dalle forze dell’ordine durante i cortei (che quasi sempre finiscono con scontri, feriti e arresti indiscriminati), si sommano infatti il Protocollo di Controllo delle Moltitudini e la recente riforma del codice penale della capitale, che aumentano le pene per i reati legati a manifestazioni e proteste allargando i margini legali per l’intervento repressivo da parte delle forze di polizia. Tutto ció, secondo quanto denunciato dall’Associazione Nazionale Avvocati Democratici (ANAD) alla rivista online Desinformemonos.org, mette seriamente a rischio il futuro esercizio dei diritti civili da parte della cittadinanza e rende evidente la necessitá della solidarietá con Mario in quanto il suo caso é emblematico di una situazione che diventa sempre piú preoccupante e che merita l’attenzione da parte di media indipendenti, movimenti e organizzazioni sociali dentro e fuori i confini nazionali.

L’appello firmato anche da Chomsky per la libertà di Mario: http://www.jornada.unam.mx/2014/01/07/index.php?section=correo